Benvenuti all’Hotel Italia! Venghino signori venghino! Anzi, visto che ci troviamo a Venezia: “Venghino sióri, venghino”. Grande attenzione ha attirato la notizia del miliardario Jeff Bezos che ha affittato il Canal Grande per il proprio lussuoso e sfarzoso matrimonio. Mister Amazon ha onorato questo angolo d’Italia per essere teatro del suo bellissimo ed atteso Sì. Tutti a lagnarsi dello sfarzo pacchiano dimostrato e di un bene di grande valore, come il Canal Grande, affittato ad un riccone come se si trattasse di una villa in collina o un appartamento a Fuerteventura. Che frignoni che siamo: i soliti italiani!

Eppure basterebbe guardare dove stiamo andando: le nostre industrie tutte spostate all’estero, nei Paesi in via di sviluppo per la parte produttiva e in Olanda, dove si pagano tasse molto più basse rispetto all’Italia, per la parte direttiva e progettuale. Persino l’Eni, che è un’azienda dello Stato, ha sede legale nel Paese dei tulipani. Ed è talmente incredibile che vale la pena di ripeterlo: lo Stato, in Italia, lascia lo stivale per evadere le tasse che dovrebbe a sé stesso. E gli italiani, che lavoro possono fare? Si buttano su turismo e strutture ricettive.

In fondo persino quel grande giornalista di Aldo Cazzullo, nel suo programma su La7 “Una giornata particolare”, ci ha spiegato recentemente che: “L’Italia è un Paese particolare perché non è nato dalla politica e dalla guerra, è nato dalla bellezza, dall’arte e dalla cultura”. E sticazzi, Aldo! Sei riuscito a cancellare in un minuto oltre cent'anni di dolorosa storia nazionale: i moti del ‘20-21’, del ‘30-’31, le società della Carboneria, la Giovane Italia, Giuseppe Garibaldi, la Repubblica Romana del 1848, difesa anche da un giovanissimo Mameli che ci lascia le penne come migliaia di ragazzi italiani, la Repubblica di San Marco, le 5 giornate di Milano e via dicendo, fino ad arrivare a due guerre mondiali. A saperlo prima, tutti quei morti e quei politici potevano pure andare al mare o fare altro: pittori, scultori, cuochi, camerieri, concierge, portieri d'albergo. Se i “grandi” giornalisti d’Italia possono dire delle vaccate del genere forse è giusto che ci vengano a comprare non solo i miliardari americani, ma pure quelli indiani, cinesi, russi e di qualsiasi altra parte del mondo, come in effetti stanno facendo.
Viene in mente un Totò imbroglione che, in un famoso film, vendeva la Fontana di Trevi ad uno sprovveduto e ricchissimo turista italo-americano. Quanto ha fatto ridere gli italiani per una sessantina d’anni quella scena. Ora però siamo tornati seri e affittiamo il Canal Grande in esclusiva a un Paperone americano. Ci venderemo davvero la Fontana di Trevi? Totò, in fondo, altro non era che un vanto della nostra cultura: persino uno straccione italiano era culturalmente superiore ad un ricco statunitense. Ora però il denaro è il valore più grande. Così ora le cose sono cambiate: siamo più ricchi ma meno superiori.

Accendiamo la nostra televisione e cosa vediamo? Masterchef, dove una cotoletta alla milanese fatta male ha l’importanza di un Giuseppe Garibaldi che sbarca a Milazzo; godiamo di 4 Ristoranti, in cui l’accoglienza e l’attenzione per i piatti meritano più tempo di una lettura dei “Promessi Sposi”, passiamo allegramente a 4 Alberghi dove cambiare un cuscino sporco all’una di notte è basilare come difendere Roma nel 1848. Per non parlare poi di “Cucine da incubo” dove Antonino Canavacciulo sistema attività disastrate compiendo un’azione cruciale, niente a che vedere con le gesta di Camillo Benso Conte di Cavour. Che dire poi di “Casa a prima vista”, dove vendere un immobile diventa un’operazione importante; di maggior rilievo rispetto ad approvare una Legge in Parlamento o Senato. Diciamocelo: la televisione sta “allenando” gli italiani, soprattutto i giovani, ai mestieri del futuro: chef, cameriere, concierge, affittacamere. Manca un appuntamento televisivo riservato alle case di riposo, le RSA, altre grandi aziende del futuro del nostro Paese iper vecchio. Non l'hanno già fatto perché la vecchiaia non fa audience, non attrae.
L’allarme non l'hanno lanciato i nostri politici, che manco si stanno accorgendo che l’Italia da 4° Paese industriale mondiale è sceso al 9° posto e che i capitalisti di altre nazioni, francesi in testa, si stanno comprando tutti i nostri marchi più famosi. L'allarme l'ha lanciato un magistrato italiano, Nicola Gratteri, che ha in più occasioni affermato: "Stiamo perdendo il nostro konw how, il Made in Italy, ci rimane il gusto che è la cosa più difficile da imitare, perché è il frutto di secoli di bellezza. Io di questo sono molto arrabbiato, perché stiamo diventando camerieri degli altri, senza alcuna offesa della categoria".

Quindi sdegnativi pure di Bezos che si prende il Canal Grande. È un segnale - e nemmeno il primo - della direzione in cui stiamo andando. Camerieri, chef, concierge e oss sono mestieri degni, ma non possono rappresentare il futuro migliore dei giovani italiani. Un ragazzo prostrato e in lacrime per una cotoletta alla milanese fatta male fa ridere i polli. Eravamo un popolo di santi, navigatori e poeti; poi siamo stati quelli di “mandolino, pizza e spaghetti”; con il boom gli uomini della “Vespa, della Fiat 500 e della voglia di sedurre le turiste” degli anni ‘50 e ‘60; negli anni ‘80 e ‘90 eccoci yuppies, industriali e innovatori. Ora siamo cuochi, camerieri e affittacamere… e ci cucchiamo Bezos nel Canal Grande. Vedi mai che, se gli piace, ci fa un’offerta e se lo compra! Faremmo un affarone!
Cazzullo insiste nel dire che non siamo nati da guerre e politica. Macchè Aldo, figurati: La Repubblica Romana, la Battaglia di Mentana, Calatafimi, Lissa. Ma no, l’Italia è nata dal Campanile di Giotto a Firenze: lo vedevano siciliani, romagnoli, trentini, sardi, emiliani, veneti, marchigiani, abruzzesi e tutti gli altri. Lo vedevano e si son detti: “O bello, ci piace proprio, ma guarda che buon gusto che abbiamo. Diventiamo italiani e facciamo gli chef e i camerieri del mondo!”. Corsi, istriani e dalmati sono rimasti fregati perché il campanile non l’hanno trovato bello da subito e ora i primi stanno zitti sotto i francesi, obbligati a guardare la Torre Eiffel, gli altri sono qui con noi. Che poi io ci sono salito anche recentemente sul campanile di Giotto: stupendo, ma che fatica. Alla mia età probabilmente è l’ultima volta. E pensare che l’Italia è unita e nazione grazie a questi maledetti scalini che non finiscono mai: a saperlo avrei provato a salirli a passo bersaglieresco.
