Ci sono vari modi per truffare una persona nell'immenso, magico, infinito, oscuro mondo virtuale. Nel Sud Est Asiatico, organizzazioni criminali senza scrupoli - ma con enormi ambizioni - hanno affinato interessanti metodi d'azione per incu*are ignare vittime di tutto il mondo. Prima di raccontarveli nel dettaglio è bene che sappiate un paio di cosette. La prima: negli ultimi anni i cosiddetti Scam Center (i centri truffa) si sono moltiplicati trovando terreno fertilissimo tra Thailandia, Myanmar e soprattutto Cambogia. La seconda: questo settore è estremamente redditizio e, secondo una stima dello United States Institute of Peace, soltanto nella citata Cambogia le frodi genererebbero circa 12,5 miliardi di dollari all'anno, ovvero la metà esatta del pil del Paese. Ebbene, nel clima tropicale di una nazione poco abituata a finire sotto i riflettori delle cronache esistono enormi complessi, alcuni dei quali grandi come piccole città, che “ospitano” lavoratori ridotti in schiavitù e costretti a svolgere truffe online di ogni tipo. Il loro compito? Spillare quanti più soldi possibile a persone lontane migliaia e migliaia di chilometri, attraverso l'utilizzo di social network, app di messaggistica o mail. Per farlo, gli addetti creano profili fasulli (con immagini di ragazze sensuali) e seguono istruzioni ben precise spiegate in appositi opuscoli. In alcuni si legge: “Create una storia familiare toccante (per esempio sulla perdita di una persona cara, sulle difficoltà affrontate in solitudine, e così via) per incoraggiare i clienti a esprimere spontaneamente preoccupazione ed empatia”, quindi puntate a “creare un senso di fantasia usando frasi come “progetti per il futuro” o “un giorno potremmo farlo insieme” e poi colpite con frasi tipo “Credo di essermi abituato a parlare con te tutti i giorni”.
Attenzione però, perché non ci sono solo le truffe sentimentali. Talvolta i criminali si fingono investitori o poliziotti. Le organizzazioni che gestiscono gli scam center che operano in Cambogia sono cresciute a tal punto che il Wall Street Journal ha soprannominato il Paese in “Scambodia”, ossia la fusione tra “Scam” (truffa) e Cambogia. Secca la replica del governo cambogiano. Tep Asnarith, sottosegretario di Stato presso il Ministero dell'Informazione, ha affermato che il linguaggio della pubblicazione "mina l'onore del Paese" e che il governo ha intensificato i controlli per sradicare il fenomeno. Certo è che la situazione è molto più intricata di quanto non si possa pensare. Già, perché esistono almeno sei capi che dirigono reti di criminalità informatica, tutti sanzionati dagli Stati Uniti o ricercati dalle agenzie investigative di altri Paesi. Per capirsi, la lista comprenderebbe anche due senatori cambogiani e un consigliere cinese di diversi primi ministri cambogiani, indiscrezione che le autorità cambogiane negano. I dati sono allarmanti: secondo gli Usa, nel 2024 i soli cittadini americani hanno perso 10 miliardi di dollari a causa di frodi online provenienti dal Sud Est asiatico (+66% su base annua). “Un tempo la Cambogia era conosciuta per Angkor Wat e venivamo considerati una grande nazione. Ora alcuni Paesi ci associano alle truffe online”, ha commentato Chhay Sinarith, un alto funzionario del governo cambogiano incaricato della lotta contro i crimini informatici.
La Cambogia ha appena approvato una legge per contrastare il crimine informatico ma la battaglia contro un fenomeno che avrebbe ramificazioni nel sistema economico e politico del Paese è durissima. Anche perché, come detto, il meccanismo è ben oliato e pure semplice. Come agiscono gli scammer? Dopo qualche giorno di chat – a volte anche meno – quando il truffatore pensa di aver conquistato la fiducia della vittima, arriva la proposta: inviare denaro per presunti investimenti in trading, criptovalute o aziende inesistenti, oppure in cambio di contenuti “hot”. E chi sono i criminali? Al netto dei capi, troviamo spesso prigionieri reclutati con l'inganno e obbligati a lavorare in enormi “industrie della truffa” con orari estenuanti e senza avere contatti con l'esterno. Devono solo adescare vittime sul web. E portare quattrini alla rete di cui fanno parte.