Partiamo da un dato. In Giappone l'industria dell'intrattenimento per adulti è una cosa dannatamente seria che muove ogni anno qualcosa come 33 miliardi di dollari, circa l'1% del pil nazionale. Esiste un termine per indicare questo mondo fatto di locali più o meno lussuriosi che non per forza implicano qualche tipo di attività se*suale: fuzoku. Al suo interno si trova di tutto. Si parte con i locali dove le persone si recano al termine di lunghe giornate lavorative, semplicemente per intrattenere una conversazione con fig*e spaziali, senza finirci a letto né ricevere servizi erotici. I cosiddetti sararyman, gli impieganti nelle grandi aziende, offrono drink a ragazzine in abiti più o meno succinti e parlano, parlano, parlano, ma più parlano e pagano da bere alle lady e più il locale incassa denaro. Gli host club e i kayabakura offrono l'illusione di essere desiderati, niente di più, e si trovano nella scala più bassa del fuzoku, come spiega il brillante Mura Mura. Viaggio di una notte nella Tokyo del piacere, l'ultimo libro scritto da Tommaso Scotti per Longanesi. Il volume non è un noioso saggio accademico, né un reportage giornalistico tradizionale. È, semmai, un resoconto a luci rosse (super dettagliato) di tutto quello che si può trovare nel “Giappone del piacere”, a metà strada tra un romanzo e un racconto in presa diretta.
Il filo conduttore di Mura Mura è l'immersione del protagonista-autore nel quartiere a luci rosse di Tokyo, Kabukicho. A guidarlo c'è un vecchio amico giapponese che ha lo stesso ruolo di Virgilio per Dante nella Divina Commedia. Scopriamo così che i girls bar, gli host club e i kayabakura si trovano nel punto più basso della scala della lussuria del fuzoku. Scopriamo anche che, seppure leggermente in calo negli ultimi anni, questo mondo resta di dimensioni enormi. Alla fine del 2023, la polizia giapponese aveva registrato oltre 77.000 attività soggette alla legge sull'intrattenimento notturno, 33.000 dei quali comprendenti servizi erotici o se*suali. Il catalogo è vastissimo e si rischia di essere travolti dalle infinite opzioni. Per evitarlo ci sono appositi “desk” (annai-jo) dove specialisti del settore sapranno indirizzarvi nei giusti locali a seconda di quello che cercate. Ma cosa si può mai cercare in un Paese dove i film porno sono censurati e la morale risente di antichi influssi confuciani? Ci sono locali che presentano stranianti atmosfere feticiste (volete intrattenervi con una giovane vestita da studentessa? Si può fare negli host club), stabilimenti che offrono piacere con la scusa di trattamenti di bagno e massaggio (le soapland formalmente vendono servizi di bagno e compagnia, mentre il resto avviene come “accordo privato” tra le persone coinvolte) e, al livello più estremo, i club che consentono ai clienti di interagire con le lavoratrici in maniera molto esplicita (attenzione: nei cosiddetti pink salon i servizi se*suali sono limitati, nel senso che si possono richiedere tutti tranne quelli penetrativi).
Per chi, invece, vuole restare a casa propria esiste il deriheru, abbreviazione di delivery health. Funziona così: invece di andare in un locale, il cliente prenota una lavoratrice (in Giappone ce ne sarebbero oltre 170.000) che viene inviata in un luogo privato. Si tratta, per capirsi, dell'equivalente giapponese di un servizio escort, ma con caratteristiche specifiche legate alla legge locale. Già, perché le leggi nipponiche parlano chiaro: l'intrattenimento per adulti include legalmente qualsiasi cosa fuorché la penetrazione dell'organo se*suale, perché il rapporto a pagamento è tecnicamente illegale (con un'eccezione che vedremo a breve). Le signorine possono effettuare servizi orali o pratiche come la sumata (la pratica che consente nella stimolazione dell'organo maschile tra le cosce della donna), giochi fetish perversi, bondage, sadomaso e persino il se*so anale, perché l'ano non viene considerato un organo se*suale. “La cosa che mi aveva più colpito, forse, era la semplicità di accesso a questo servizi. Nel Sol Levante richiedere una ragazza a domicilio che viene a farsi usare come accessorio erotico per poi lasciarti come souvenir un paio di mutande sporche di cac*a pareva semplice quanto ordinare una pizza”, riflette, a un certo punto, il protagonista di Mura Mura. Siete ancora convinti che il Giappone sia solo templi, zen e ciliegi in fiore?