Avete visto cosa è successo negli Stati Uniti? Qualcosa che, per certi versi, richiama l'italica vicenda di Walter Biot. Il riferimento, prima di proseguire, è all'ufficiale della Marina militare italiana colto in flagranza nel marzo del 2021, in un parcheggio di un supermercato di Roma, mentre vendeva segreti militari ad uno 007 russo. Morale della favola? Al termine del procedimento militare l'uomo è stato condannato a 29 anni di carcere per accuse pesantissime, come la “rivelazione di segreti militari a scopo di spionaggio” e “procacciamento di notizie segrete a scopo di spionaggio”. Ecco, l'ultimo “Biot” statunitense si chiama Jinchao Wei. L'ormai ex marinaio dell'esercito Usa è stato condannato a quasi 17 anni di carcere per aver spiato a favore della Cina. Cosa ha fatto? Ha venduto, spiega la stampa americana, manuali tecnici e informazioni sensibili sulle capacità e vulnerabilità delle navi da guerra di Washington a un ufficiale dell'intelligence di Pechino. Wei, 25 anni, macchinista a bordo della nave d’assalto anfibio Essex presso la base navale di San Diego, era stato reclutato dagli emissari del Dragone, tramite i social media, nel 2022. Ha ricevuto circa 12.000 dollari in cambio di migliaia di pagine di documentazione classificata, definita dalla Marina Usa come “tecnologia critica”. I procuratori hanno sottolineato come le sue azioni abbiano compromesso l’intera flotta di navi d’assalto anfibio degli Usa, mentre la difesa ha sostenuto che Wei non fosse pienamente consapevole della natura del reclutamento e non avesse agito per odio verso gli Stati Uniti o per arricchirsi...
Il caso di Jinchao Wei non è un episodio isolato, ma uno dei segnali più evidenti di una nuova guerra silenziosa che si sta combattendo tra Occidente e Cina: quella delle spie, o meglio ancora dell'intelligence. Dalle operazioni di spionaggio digitale e dagli hackeraggi contro istituzioni politiche occidentali, come quelli che hanno colpito anche Downing Street, a Londra, nel Regno Unito, fino al reclutamento di militari e tecnici con accesso a informazioni sensibili (i cosiddetti “insider traditori”), Pechino e le capitali occidentali si fronteggiano in un conflitto fatto di dati, reti sociali e vulnerabilità umane. La condanna di Mr. Wei mostra come la competizione geopolitica si sia spostata sempre più nell’ombra: una guerra di spie moderna, capillare e globale, dove il confine tra sicurezza nazionale e vita quotidiana è ormai sempre più sottile. Negli Stati Uniti, per esempio, casi analoghi si sono moltiplicati negli ultimi anni. Si va dall'ex agente della Cia, Jerry Chun Shing Lee, condannato per aver passato informazioni riservate a Pechino, fino a militari e ingegneri accusati di aver ceduto segreti tecnologici su missili, radar e sistemi navali.
E che dire di Londra? Anche il Regno Unito è finito al centro di questa guerra invisibile: per anni, ha scritto il Telegraph, hacker legati allo Stato cinese avrebbero compromesso i telefoni cellulari di alti funzionari di Downing Street, colpendo collaboratori diretti di Boris Johnson, Liz Truss e Rishi Sunak. E penetrando così, secondo fonti di intelligence, “nel cuore stesso” del governo britannico. L'operazione, nota come Salt Typhoon, avrebbe consentito a Pechino di accedere a comunicazioni, metadati e spostamenti dei vertici politici, inserendosi in una più ampia campagna globale di cyber-spionaggio che ha coinvolto anche Stati Uniti e Paesi dei Five Eyes (Canada, Australia e Nuova Zelanda, oltre a Uk e Usa). Cos'è successo? Semplice: i cinesi sarebbero riusciti a ottenere informazioni dettagliate sulle decisioni politiche, le reti di contatti e persino sugli spostamenti dei principali funzionari britannici. La guerra delle spie è appena iniziata. E guardate bene: alcune informazioni, come dimostra la vicenda Wei, non sono nemmeno troppo costose da acquistare...