Paolo Guzzanti, 85 anni, giornalista, ex parlamentare e saggista, ha inviato un messaggio a un gruppo ristretto di amici chiedendo un aiuto economico. Un gesto che ha fatto subito discutere, anche per la franchezza con cui Guzzanti ha spiegato la sua situazione. “Cari amici, scusatemi tanto, ma con grande vergogna e imbarazzo, vi devo chiedere, se potete, di darmi una mano, prestandomi quello che potete. A giugno, quando avrò la quattordicesima della mia pensione, vi restituirò quello che mi avete dato”. Queste le parole inviate ai pochi di cui si fidava e tra loro anche la giornalista Sara Manfuso e l’editore Francesco Aliberti, che gli hanno subito teso la mano. Noi lo abbiamo intervistato e ci ha raccontato in esclusiva del mantenimento (5.500 euro) che gli ha chiesto la seconda moglie e della causa intentata da lei. Ma i figli in tutto ciò lo hanno aiutato? Da Corrado a Sabina, che ruolo hanno? E la sua (ex) fidanzata di cui si era innamorato? Poi il rapporto con Silvio Berlusconi e quella lite su Putin che gli è costata cara…

Paolo, abbiamo letto che hai 14 euro sul conto. Cos’è successo?
Sono molto sorpreso che la notizia sia diventata di dominio pubblico. Anche mi vergogno, mi imbarazzo un po'. A causa di una situazione finanziaria molto complicata sono arrivato ad avere problemi e a dover chiedere aiuto. Il vero dramma è stato il divorzio: dovevano essere modificate le condizioni economiche quando non ero più deputato, ma ho dovuto per cinque anni continuare a sborsare una cifra assurda a causa soltanto della lentezza della magistratura. La sentenza era molto semplice, ci sarebbero voluti dieci giorni; invece, ci sono voluti cinque anni e questo mi ha costretto a chiedere prestiti, a fare una cessione del quinto. Dopo cinque anni, ti danno ragione, intanto però sei costretto a pagare delle cifre mostruose che nessuno ti ridà.
Tu hai avuto due matrimoni: hai avuto tre figli da entrambi.
Sì, il secondo è durato dal 1999 fino al 2010, ma i figli sono andati, poi tornati, c'è un gran via vai. Questa situazione così complicata mi ha costretto a indebitarmi con il fisco, a fare le rottamazioni, prestiti in banca che poi non ti concedono più quando hai compiuto 70 anni, per loro sei già defunto. E poi si è data una combinazione di elementi casuali e negativi, perché nell'ultimo anno, da giugno a febbraio scorso, ho avuto problemi di salute, sono stato operato quattro volte e 4 o 5 mila euro se ne sono andati. Ho avuto un’anemia quasi mortale per cui mi hanno dovuto fare anche delle trasfusioni d'urgenza, ho una deficienza renale cronica da cui non guarisco e diversi altri problemi che non mi rendono sicuramente la vita semplice.
C’è chi si è chiesto se non c’entrasse qualcosa la tua fidanzata, che tu hai incontrato a 84 anni dicendo “mi sono innamorato di nuovo”.
Ma che stronzata è questa? Ma figurati. Lei non c'entra niente, oltre al fatto che adesso non ho nessuna fidanzata. Mi sono anche sentito dire che io sia un giocatore di casinò, manca solo che dicano che sono cocainomane. È la cosa più stupida del mondo.
Come mai ora è di pubblico dominio?
Ho consentito che uscisse, perché una delle persone a cui ho mandato questo messaggio è la giornalista Sara Manfuso, siamo amici da molti anni e mi ha chiamato chiedendomi che cosa fosse successo. Mi ha chiesto di parlarne e ho accettato perché penso che le mie condizioni siano comuni a molta gente, specialmente alle persone che vivono sole.
Al di là della salute, hai detto che l'accumulo dei tuoi debiti deriva principalmente dai mantenimenti alla tua ex moglie. In che senso?
Sì. Quando abbiamo divorziato io ero un parlamentare, avevo quindi uno stipendio da alto. Ma quando ho perso il seggio sono diventato un giornalista pensionato che guadagnava cifre decisamente inferiori. Il problema è che quando ho detto alla mia seconda moglie che purtroppo avremmo rivedere le condizioni del mantenimento, perché non avevo più 5.500 euro da darle, di tutta risposta ho ricevuto una causa con tutte le spese che ciò comporta. E questo per arrivare al giorno in cui, facendo tutti i miei conti, guardando il saldo della mia carta di credito mi sono accorto di avere 14 euro, è tutto quello che ho.

Da lì la scelta di chiedere aiuto.
A quel punto, trovandomi di colpo in una condizione simile, ho scritto un messaggio su WhatsApp, che adesso è diventato pubblico, indirizzato a otto amici stretti, non gente famosa, dicendo: “Cari amici, scusatemi tanto, ma con grande vergogna e imbarazzo, vi devo chiedere, se potete, di darmi una mano, prestandomi quello che potete. A giugno, quando avrò la quattordicesima della mia pensione, vi restituirò quello che mi avete dato”. Tra questi c’è anche il mio editore, Francesco Aliberti, un amico, che carinamente mi ha dato prima dei termini l’anticipo del libro.
Hai detto che vivi solo, ma hai sei figli. Come mai chiedere agli amici e non a loro?
Tendo a non metterli in mezzo, a non nominarli mai, perché significa entrare nella loro privacy, far uscire i loro nomi sul giornale e questo non lo voglio. Certo che i miei figli mi aiutano, ma questo non desidero che riguardi il pubblico. Tra l'altro loro non sono neanche ricchi sfondati, perché va bene che lavorano e sono famosi, ma spesso la gente non comprende che a me non va neanche di dover spiegare perché non l'ho chiesto ai miei figli.
Però capisci che quando diventa di dominio pubblico, ovviamente le persone si fanno le domande.
Allora posso dire che ieri mio figlio Corrado ha letto sull'agenzia questa storia e mi ha scritto “papà, ma che succede, è vero? Perché non me l'hai detto?”. Gli ho risposto: “Tesoro mio, già mi hai prestato dei soldi recentemente, non volevo disturbarti”. E lui con un la sua solita generosità mi ha immediatamente fatto un bonifico. Ma io mai mi sarei aspettato di dover spiegare dei miei figli, è una cosa che non trovo né naturale, né buona, né ovvia. Saranno anche fatti nostri o no?
Quanto ha influito sulla tua carriera la storica lite con Berlusconi nel 2008 a causa dell’invasione di Putin in Georgia?
Con Berlusconi abbiamo rotto proprio per quella vicenda, per le mie posizioni, che tuttora porto avanti, contro Putin. Poi lo sono andato a trovare per amicizia quando stava già molto male. E siamo stati insieme con il consueto affetto che ci ha legato, perché io a Silvio volevo davvero bene e l'ho sempre rispettato. Quell’episodio segnò la mia fine e certamente non mi ha portato ricchezza o proposte di lavoro, anzi.
Tornando indietro, viste le conseguenze, discuteresti di nuovo con Berlusconi?
Assolutamente, io sono un nemico di Putin, mentre Silvio finché è stato vivo ha sempre dato ragione a Putin. Scrivo gloriosamente su un giornale come "Il Riformista" che ha esattamente questo schieramento, anche perché io non so pensarla in modo diverso rispetto a quanto ho sempre sostenuto. Sto vivendo a 85 anni, anche grazie al direttore Claudio Velardi, la stagione professionale più bella della mia vita. Scusami la retorica, ma io non sono mai sceso a compromessi con nessuno. Né con Mancini, né con Agnelli, né con Scalfari, né con Berlusconi. Credo fermamente nelle mie idee. Certamente, se mi fossi adattato al pensiero mainstream e se avessi accettato certe cose oggi non sarei povero e sarei stato perennemente eletto. Ma sono scelte, e io ho fatto le mie.
