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18 aprile 2025

Vittorio Feltri show sui trans e la sentenza in Uk: “Donna è donna, se ha il pene è un uomo”. La sinistra? “Se ne faccia una ragione”. “Io bigotto? Se uno vuole truccarsi non mi scandalizza, ma…”

  • di Riccardo Canaletti Riccardo Canaletti

18 aprile 2025

Vittorio Feltri interviene sulla notizia di questi giorni, la sentenza della Corte suprema che nel Regno Unito ha stabilito che, legalmente, una donna trans non è una donna (o meglio: che nelle leggi in vigore, con donna si intende sempre la donna biologica). Uno scandalo? Neanche per idea: “Se ha il pene è un uomo, la sinistra se ne faccia una ragione”. Ecco cosa pensa il Direttore…
Vittorio Feltri show sui trans e la sentenza in Uk: “Donna è donna, se ha il pene è un uomo”.  La sinistra? “Se ne faccia una ragione”. “Io bigotto? Se uno vuole truccarsi non mi scandalizza, ma…”

In Uk le donne trans non sono donne. In sintesi è questa la notizia, riportata così dai critici e da chi esulta, da J.K. Rowling e dall’Indipendent. E anche in Italia ne abbiamo parlato (e noi, su MOW, ne abbiamo scritto qui). Per Vittorio Feltri è tutto molto chiaro, la sentenza della Corte suprema non serve, o meglio, non sarebbe servita se non avessimo scelto di mandare in pensione il buon senso. Risponde così, su Il Giornale, in sostanza, alla lettera di una lettrice: “No, non ci sarebbe servita, in tempi normali, ma questi sono tempi oscuri, in cui l'ideologia ha preso il sopravvento persino sull'evidenza, sul buonsenso, sulla logica. Essa trionfa sulla verità”. Ed è qui il paradosso che rende la decisione dei giudici di stabilire cosa sia legalmente una donna, stando alle leggi inglesi, al discorso pubblico e al discorso politico, una conferma necessaria. “Era necessario che un tribunale sentenziasse che «donna è donna», proprio come se avesse dovuto stabilire che due più uno fa tre o che il pianeta Terra è sferico e non piatto, come sostengono pure certi complottisti o che è la Terra a girare intorno al Sole, perché il delirio woke, parente del politicamente corretto, ha messo in dubbio e in discussione qualsiasi cosa, persino che chi nasce maschio sia maschio, pur avendo una escrescenza, e che chi nasce femmina è femmina”.

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Susan Smith e Marion Calder, le co-direttrici di For Women Scotland, il gruppo femminista che aveva chiesto alla Corte di riconoscere come donne solo le donne biologiche

Ovviamente, la biologia è più sottile nel definire uomo e donne (e non si limita a vedere l’escrescenza di cui parla il Direttore). Ma tant’è, il messaggio è comunque molto chiaro: “Nulla è e tutto è, secondo i progressisti, i quali vorrebbero che ciascuno potesse definirsi ora femmina e ora maschio, a piacimento, descrivendosi in base al momento e rendendo quindi la sua identità liquida e il suo riconoscimento da parte della società equivocabile e difficile”. E no, non è una forma di bigottismo, attributo che difficilmente si addice a uno come Feltri: “Non si discute sulla libertà di ciascuno di esprimere la propria sessualità, questo valore per me è sacrosanto. Non mi scandalizzo se un uomo vuole indossare la gonna, mettere lo smalto, i tacchi, uscire con la borsetta, truccarsi come Moira Orfei. Faccia pure quello che gli pare. Non mi scandalizzo nemmeno davanti ad una donna che veste come un uomo e intende ad un maschio assomigliare. Non mi scandalizzo se gli uomini scopano tra di loro, se sono consenzienti. Né se lo fanno le donne”. Il problema, semmai, è “la pretesa di ridurre il genere ad una sorta di scelta personale, quotidianamente discutibile e ribaltabile, pure a convenienza, come accade in vari ambiti, anche sportivi. Il genere non è un abito, non è un paio di mutande, non è un taglio di capelli”. E conclude: “Allora era indispensabile questo ritorno ai punti di partenza: la donna è donna. Se ha il pene, è uomo. La sinistra mondiale se ne faccia una ragione”.

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