Ma l’avete già visto il video di “Questa domenica”, il nuovo singolo di Olly, da ieri ovunque – streaming e radio? Per quanto semplice, è senz’alcun dubbio più intrigante e magnetico del brano che supporta. Si inizia “ambient”, con lo scrosciare della pioggia che fa da commento a una normale serataccia. Olly è solo, in un ristorante qualunque. Sono scuri sia lui che il ristorante. Ma la regia di Giulio Rosati è bilanciata e sapiente. E ti tira dentro in un micromondo sospeso, dalle tinte vagamente oniriche, in cui Olly fuma una sigaretta in un locale pubblico chiuso. Poi la normalità fa spazio all’imprevisto. Un rapinatore armato irrompe nel locale ed esplode il caos. Non finisce bene neppure per Olly – ma non spoileriamo troppo –, che davanti al delinquente sfodera una faccia da duro che neppure Jason Statham, ma va bene uguale. È un film, le licenze ci stanno. E ci stanno a maggior ragione se il selling point di Olly continua ad essere quello di un “bravo ragazzo, ma non troppo”, uno che piace alle mamme ma si sa che, in fondo, “è anche un po’ scavezzacollo”. C’è molta strategia dietro la supposta genuinità di Olly. Il passato (recente) nel rugby, la famiglia “bene”, la faccia di uno a cui affideresti ciecamente una nidiata di cuginetti under-7. Epperò poi c’è il romanticismo lievemente maudit, i riferimenti musicali quasi nulli perché ce n’è uno solo, il Vasco post-“Gli spari sopra”, ossia quello che pian piano ha smesso di mordere, imparando invece ad accarezzare l’anima delusa di gente che arrivata ai 40 si ritrova già spompa. Olly parte da lì, da una semplicità assoluta, ovviamente melodica, con lo scopo di abbassare il target anagrafico delle anime da coccolare e massaggiare.
Qui Olly è in modalità “ballad semplificata”; “ballad for dummies”, facciamo gli internazionali. Acqua fresca che in uno stadio, d’incanto, a colpi di suggestione collettiva, si può trasformare in dignitoso vinello. Scritta insieme a a Pierfrancesco Pasini e Juli, che ne ha curato anche la produzione, “Questa domenica” è in fondo l’aperitivo giusto prima dei concerti del 2 e del 4 settembre, entrambi sold-out, all’Ippodromo Snai San Siro di Milano. Il “Tutta vita tour” poi proseguirà fino alla seconda metà di ottobre, per ripartire nella primavera del 2026. Questo nuovo pezzo, oltre a verificare la buona funzionalità delle torce degli smartphone di chiunque abbia già un tagliando per una data Olly-iana, è una scintilla di simpatico cantautorato âgé che si apre con una chitarra acustica al gusto di “Here comes the sun”. Ma è il video, dicevamo, a rubare la scena. Ascoltata e basta, la canzone è un ectoplasma innocuo ma non molesto. Che è già qualcosa, in questi tempi tremendi di pop assoluto, ultra-pervasivo. L’interesse vero è tutto rivolto al tour. Ci troveremo davanti il pugile di “Balorda nostalgia” o l’Olly tutto bagordi e trasgressione da quinta superiore di “Depresso fortunato”? In soldoni: l’industria, per far definitivamente innamorare il Grande Pubblico Italiano dell’ennesimo cantante pop affidabile ma privo di particolari guizzi artistici, che tipo di ragazzo della porta accanto ci presenterà? Peccatore ma già saggiamente pentito di esserlo? O invece uno "abbastanza regolare" a cui ogni tanto piace deragliare e fare il pazzerello (cose da far tremare i polsi solo a scriverle)? Quale sarà il travestimento giusto per vendere l’assoluta normalità fatta a pop music?
