Era da quattordici anni che Fabio Volo non tornava su Rai Tre: il prolifico scrittore da milioni di copie, il conduttore radiofonico, in passato persino attore, lo ha fatto ora con un programma in onda nel preserale della rete. Una ventina di minuti circa: poco tempo, grandi ambizioni. Perché Kong-Con la testa tra le nuvole, è esattamente questo: una striscia quotidiana che, a dispetto del minutaggio ridotto, vuole volare molto alto. A partire dallo studio da cui viene trasmesso in diretta: la Torre Branca di Milano, 110 metri d'altezza per meravigliarsi in ogni puntata di quanto il mondo là fuori, visto dall'alto, sia incredibile.
In tempi di podcast che ci circondano, ecco che Fabio Volo, quello che una volta piaceva ai giovani, capisce il momento e tira fuori dal cilindro,un programma di cui si sentiva il bisogno: cioè un altro programma di interviste. Volo cerca di farlo di farlo portando però personaggi che, lo dice lui stesso a Vito Mancuso, se non avesse un programma non lo degnerebbero mai di attenzione: non solo quindi protagonisti dello spettacolo come Geppi Cucciari, ma anche l'astronauta Umberto Guidoni o, appunto, il teologo Vito Mancuso.
Fabio Volo a Kong propone quindi il suo repertorio di entusiasmo, domande esistenzialiste e un grandissimo desiderio di diventare lui l'intervistato. Tant'è che la voce di Radio DeeJay, interrompe continuamente l'ospite, non perde occasione per non intervenire; ne approfitta insomma, per dare sfoggio di quanto sia entusiasta del suo interlocutore e della sua trasmissione. Si ripresenta così quel mix micidiale che coniuga gli ospiti di un Fabio Fazio con l’eccitazione perenne di un Jovanotti, uno che si stupisce anche per una formichina che gli passa vicino.
A Kong invece, la meraviglia è tutta per la torre, protagonista indiscussa di “dronate” e tour all’interno del suo ristrettissimo spazio, con buona pace del cameraman al seguito che, per riprendere gli spostamenti di Volo, quello spazio deve percorrerlo all’indietro. Del resto, se non ci fosse la particolarità della torre a identificarlo, Kong sarebbe esattamente quello che sembra: un altro podcast.
È tuttavia ingiusto etichettare l'intera trasmissione come uno sfoggio di ego del conduttore: anche se lui - Mancuso, ancora tu- si sincera più volte che l'ospite sappia chi è. A Kong in fondo, si finisce con la copertina sulle ginocchia a guardare qualche filmato storico alla tv e, prima dei saluti, a chiudere ascoltando un qualche disco scelto da Volo; e via, in dissolvenza. In leggerezza, esattamente com'è Kong: tematiche alte, esecuzione senza colpo ferire. Se ne esce convinti che in fondo, di guardarlo, ne valeva la pena: ma più di tutti, se ne esce certi che adesso Fabio Volo ha avuto gli ospiti che tanto desiderava.