A cuccia, Cucciari! Oggi è proprio un giorno da cani. Sicuramente senza Geppi Cucciari non sarà più Un giorno da pecora. Il programma radiofonico vede oggi l’addio di colei che lo ha condotto per undici anni insieme a Giorgio Lauro. La motivazione della Rai? Serviva una conduttrice disponibile per tutta la stagione e per via degli impegni legati a Splendida cornice, Cucciari non avrebbe potuto garantire tale impegno. Si parla di “ragioni editoriali” ed è già stata annunciata la sostituta: Nancy Brilli. Era già nell'aria. “L'Italia s'è destra”, aveva pubblicato Brilli in seguito alla vittoria di Meloni alle elezioni del 2022. E l’attrice non ha mai nascosto la sua simpatia per Giorgia. Da qui a definirla dichiaratamente di destra ce ne passa (forse), ma è innegabile che dopo il recente sfratto a Ranucci da Report, questa ulteriore spinta a cacciare dalla Rai i conduttori politicamente schierati desta un legittimo sospetto.
Cucciari è nota per le sue battute molto critiche verso esponenti del governo, mentre Brilli lo sostiene neanche troppo moderatamente. Ragioni editoriali o ragioni politiche, dunque? Quest’altra vicenda si inserisce in un disegno che ha tutta l’aria di essere un rituale di TeleMeloni. E se questa vi sembra una teoria da complottisti solo perché Splendida cornice rimarrà un programma di Geppi Cucciari, vi rispondiamo con un aggettivo gelese: sarebbe troppo “purcariusu”. Traduco: sarebbe troppo esplicito. Procedere per gradi rende tutto molto meno esplicito. Togliere a Cucciari anche Splendida cornice sarebbe stato un segnale fin troppo evidente. Molto più discreto, invece, è cominciare da un programma alla volta, lasciando intatto quello che, se venisse rimosso, renderebbe il disegno politico decisamente più difficile da nascondere. E mentre qualcuno piange ancora per Ranucci, la Rai ha già scelto il prossimo guaio; perché sì, abbassare la voce di Cucciari è quella che si dice essere una zappa sui piedi.
Almeno Ranucci ha contribuito a farsi buttare fuori, diciamolo. Con la vicenda di Lavitola ha dato un grande assist inconsapevole alla Rai. Ma la storia di Geppi Cucciari che perde Un giorno da pecora per “ragioni editoriali” ci convince proprio poco poco. Inoltre, vederla salutare Lauro in camicia bianca, chignon e infradito, mentre carica le valigie in macchina è un messaggio potente, che lascia intravedere un "lieve" dissenso. Il reel, infatti, è stato pubblicato dalla stessa Cucciari sul suo profilo Instagram: una canzone francese come sottofondo malinconico e una caption molto chiara: “Quest’anno nonostante la mia rinnovata disponibilità, questa soluzione, che mi consentiva di conciliare Un giorno da pecora con Splendida cornice e altri impegni, non è stata ritenuta praticabile per ragioni editoriali”. Il dispiacere di Geppi è ben espresso nel resto della didascalia. Chi sa leggere tra le righe, legga e si faccia un’idea. E chi ancora crede che la politica si disinteressi dei media e che quindi questo sfratto sia solo un caso, si svegli.
Queste forse sono ipotesi, presunto complottismo. Ma un dato certo c’è: Un giorno da pecora senza Geppi Cucciari non sarà più lo stesso. Per undici anni Geppi Cucciari non è stata semplicemente la voce, ma una delle anime del programma. Insieme a Giorgio Lauro ha costruito una coppia radiofonica capace di fare una cosa tutt’altro che scontata: parlare di politica senza trasformare ogni intervista in un comizio e senza rinunciare all’ironia, alla leggerezza e, soprattutto, alla capacità di mettere gli ospiti davanti alle proprie contraddizioni. In seguito altri hanno tentato di trarne spunto, ma di Cucciari ce n’è una. Lei è riuscita a portare in trasmissione quella che è la sua cifra più riconoscibile, ossia una satira intelligente e tagliente, spesso scomoda, ma mai gratuita. E anche se il suo volto continuerà ad essere quello di Splendida cornice, questo non ci consola. Perché il ruolo di Geppi in Splendida cornice è quello di mettere insieme attualità e cultura, passando dall’arte, dai libri, cinema, musica, televisione. Un ruolo sicuramente, all'apparenza, meno pruriginoso di quello ricoperto in Un giorno da pecora, dove poteva interfacciarsi direttamente con personaggi politici. È molto semplice: Un giorno da pecora si inserisce nel contenitore “politica”; Splendida cornice nel contenitore “cultura e spettacolo” e forse per questo è apparso più innocuo agli occhi della Rai. E noi speriamo che continuino a percepirlo come tale, perché la verità è che non lo è affatto: non si fa politica solo quando si parla di politica e nessun mezzo è più potente della cultura, niente è più efficace dello spettacolo per trasmettere un messaggio, specie se condito con una buona dose di satira. E in questo Cucciari eccelle, perché lo fa con una sua personale cifra stilistica.
In questi undici anni Cucciari ha contribuito a rendere Un giorno da pecora qualcosa di più di un semplice programma di interviste politiche. È diventato uno spazio in cui la politica poteva essere presa sul serio senza essere presa troppo sul serio. Un luogo dove un parlamentare poteva finire a parlare di programmi elettorali e, pochi minuti dopo, ritrovarsi a rispondere a una domanda surreale. Dove la satira non era un intermezzo, ma parte del modo stesso di raccontare la politica.
Geppi Cucciari ha dimostrato che si può essere incisivi senza essere aggressivi e ironici senza essere superficiali. Un’altra cosa di cui siamo sicuri è che su queste “ragioni editoriali” Geppi ci avrebbe regalato una splendida satira, proprio a Un giorno da pecora. Sì, oggi è proprio un giorno da cani. Ma dopo undici anni, un'altra certezza è che la pecora era diventata parecchio più intelligente con Geppi Cucciari al microfono.