Per una stagione televisiva che passa, subito se ne prepara un’altra. Il telemercato freme: show del sabato sera, reality, programmi che non vorremmo più vedere ma che invece, rassegnati, sappiamo già che guarderemo comunque. Sono giorni di voci, passaggi e acquisti, in attesa che i palinsesti vengano ufficializzati dalle aziende; intanto, a fare notizia ci ha pensato Pier Silvio Berlusconi, che ha sfilato alla Rai Giorgio Panariello, Selvaggia Lucarelli e Milo Infante. Chi invece, nonostante le proposte, non si è lasciata ammaliare dalle telecamere, è Chiara Ferragni. Due i rifiuti: a Ballando con le Stelle The Traitors. Perché alla telecamera, l’imprenditrice digitale preferisce quella dello smartphone. O al massimo di Netflix, com’era già stato per le stagioni de I Ferragnez su Prime: cioè la narrazione che non lascia niente all’imprevisto, né toglie l’elegia al racconto della sua bionda protagonista.
E ci risiamo: cara Chiara Ferragni, non hai ancora capito. A differenza di Fabio Maria D’Amato, tuo ex sodale che, invece, ha capito benissimo.
D’Amato infatti è andato a farsi intervistare proprio dove il tracollo era iniziato. Cioè da colei da cui tutto era partito, con i dubbi sulla beneficenza fumosa e quello che poi è diventato il “Pandoro gate”, la fine dell’immagine di Chiara Ferragni come “insalata bionda”. C’è un prima un dopo il pandoro con lo zucchero a velo rosa, ed è stato delimitato dal lavoro di Selvaggia Lucarelli e dal provvedimento che ne ha confermato la validità: la multa dell’Antitrust.
Nonostante il terremoto, Chiara Ferragni non ha mai cambiato la sua comunicazione: quella che una volta veniva acclamata come l’imprenditrice digitale suprema, e guai a criticarla, non ha trovato di meglio che continuare esattamente sui binari dell’ostentazione, tra foto patinate e una vita in vacanza a 5 stelle. Tutto mentre i punti vendita chiudevano e i dipendenti rimanevano a casa.
Poi si è messa a vendere felpe per “sottoni” e candele profumate per la casa, nel tentativo di riaffermarsi più che di ricostruirsi, come brand. E invece, cara Chiara Ferragni, altro che candele profumate: se vuoi tornare ad essere la Ferragni, se vuoi che si parli di nuovo di te, era proprio Ballando il programma giusto. Piccola Chiara, andava bene anche The Traitors. Qualcosa cioè che permettesse di far conoscere un altro lato del personaggio Ferragni, umanizzandolo nel caso dello show ballerino di Rai 1 o, al contrario, dandole sfumature più luciferine nello show di Prime. Per quanto scritta, la televisione può dare una spontaneità o comunque un’immediatezza, che un documentario o una docuserie non può avere.
Se uno la sa usare, nient emeglio della televisone, lava via le colpe. Col vittimismo giusto, la lacrima giusta, l'omissione tattica, si può rovesciare la narrazione: ma bisogna rischiare di esserne parte attiva. A volte, basta un qualsiasi moto caratteriale. E no, non sarà una docu serie a riuscire nell’obiettivo, perché qua ci vuole la tv, quella popolare. Perché la docu serie da piattaforma serve per dare la propria versione dei fatti su beneficenza, pandoro e processo: ma quello non è più il punto da tempo; il punto è che anche la persona Chiara Ferragni ne è uscita distrutta. Siccome sulla persona, quantomeno sul personaggio pubblico, si basava l’intera macchina da soldi, è la reputazione che bisogna recuperare. Essendo stato basato tutto sul personal branding, non si può prescindere dalla persona per tornare ad essere “la” Ferragni.
Fabio D’Amato si è fatto ospitare nel podcast Vale Tutto; la sua ex assistita aveva due opportunità altrettanto ghiotte. Il colpaccio però, proprio sulle orme del fu amico, sarebbe stato un altro: Ferragni, alza il telefono, chiama Mediaset e fatti spedire subito all’Isola. In un colpo solo, agli occhi dell’opinione pubblica: il coraggio di affrontare la conduttrice, la curiosità di vedervi insieme nello stesso programma e la pena per le privazioni patite durante le registrazioni; poi un paio di confessionali su quanto ti manchino i bambini lì nelle Filippine, un altro paio su Fedez che ti ha mollato nel momento del bisogno, e il gioco è fatto. Magari pure un paio di battibecchi con la padrona di casa, ché qualche spettatore che prende le tue parti lo trovi sempre.
Inutile credere di poter rimanere nella torre d’avorio, se nel frattempo è crollata. Ferragni, L’ Isola dei Famosi ci vuole: la terapia d’urto. Pensaci.