image/svg+xml
  • Attualità
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca Nera
  • Olimpiadi
  • Lifestyle
    • Car
    • Motorcycle
    • Girls
    • Orologi
    • Turismo
    • Social
    • Food
  • Sport
  • MotoGp
  • Tennis
  • Formula 1
  • Calcio
  • Volley
  • Culture
    • Libri
    • Cinema
    • Documentari
    • Fotografia
    • Musica
    • Netflix
    • Serie tv
    • Televisione
  • Mowida
  • Cover Story
  • Attualità
    • Attualità
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca Nera
  • olimpiadi
  • Lifestyle
    • Lifestyle
    • Car
    • Motorcycle
    • girls
    • Orologi
    • Turismo
    • social
    • Food
  • Sport
  • motogp
  • tennis
  • Formula 1
  • calcio
  • Volley
  • Culture
    • Culture
    • Libri
    • Cinema
    • Documentari
    • Fotografia
    • Musica
    • Netflix
    • Serie tv
    • Televisione
  • Cover Story
  • mowida
  • Topic
Moto.it
Automoto.it
  • Chi siamo
  • Privacy

©2026 CRM S.r.l. P.Iva 11921100159

  1. Home
  2. Culture

Ditonellapiaga è matta e meravigliosa. L’intervista del direttore di MOW a Sanremo: “L’ipocrisia? Che fastidio! Il mio valore dipende da me stessa, non solo dalle mie canzoni”

  • di Domenico Agrizzi Domenico Agrizzi

  • Foto: Giuseppe Caggiano

25 febbraio 2026

Ditonellapiaga è matta e meravigliosa. L’intervista del direttore di MOW a Sanremo: “L’ipocrisia? Che fastidio! Il mio valore dipende da me stessa, non solo dalle mie canzoni”
Ditonellapiaga è matta davvero, come piace a noi. Il direttore di MOW l’ha intervistata ne La T Space by Joydis a Sanremo: “Ci sono dei momenti in cui ho bisogno d’aria, di essere non tanto Ditonellapiaga ma tornare a essere Margherita”. Ci ha parlato di ipocrisia, di come si difende dall’ansia dei numeri, dalla musica che diventa statistica. E sul suo valore come persona: “Dipende da me stessa, non solo dalle mie canzoni”

Foto: Giuseppe Caggiano

di Domenico Agrizzi Domenico Agrizzi

Ditonellapiaga è matta come diceva Jack Kerouac: una di quelle matte che esplodono come le stelle. Il direttore di MOW l’ha intervistata ne La T Space di Joydis e le ha chiesto del suo fastidio, Che fastidio!, nel rispettare certe regole sociali, rituali che qui a Sanremo rischiano di diventare opprimenti. L’ipocrisia del mondo dello spettacolo, il valore di una persona, l’ansia per i numeri che sta distruggendo la musica e gli artisti. Ditonellapiaga è matta e meravigliosa.

Le sovrastrutture

Ti devo confessare una cosa: il circo di Sanremo non mi fa impazzire. Tutto questo divismo che c'è intorno al Festival. E la frase che dico più spesso è: caz*o che fastidio.
«Eccoci qua, allora è la canzone perfetta per te. Da domani potrai cantarla tutti i giorni».
Nel tuo testo individui una serie di cose molto precise, lo snob romano e la moda di Milano. Ecco, la scelta di quelle robe lì come ti è arrivata?
«Io ho una grande passione per la moda nel senso artistico del termine, però mi rendo conto che l’essere snob e l'ambiente moda sono accomunati dalla forma, dall'essere molto attenti alle formalità, a queste costruzioni rigide, un po' ottuse a volte. Quando ho scritto il brano provavo… stavo per dire fastidio. Avevo un senso di frustrazione nei confronti di alcuni momenti vissuti in degli ambienti che, più o meno, tutti viviamo. Di solito ne vedo i lati positivi, in quel periodo ne vedevo soltanto i lati negativi. C'è un rapporto con il giudizio anche in queste forme».
È una sovrastruttura, ti allontana dalla purezza, che forse è un motore che ti porta a fare quello che sei, cioè un artista, e a fare quello che ami.
«Io le apprezzo le sovrastrutture, nel senso di cose costruite. Le mie canzoni sono abbastanza cervellotiche. Questa pure non è una canzone che ho scritto di getto in dieci minuti. Ci ho messo tanto per scegliere le parole, per costruire gli incastri, la metrica, anche il look. Sono tutte cose costruite, quindi pensate. Questo non significa che non siano autentiche, anche se è ovvio che quando quella parte diventa troppo allora si perde l'istinto. A quel punto forse sì, c'è un sentimento di costrizione».
Certo, poi c'è l'amico dell'amico che arriva lì alle feste senza invito.
«Che fa il figo, sì. Quelli che si vantano di avere amicizie nonostante poi siano un po' gli scrocconi della fama, più o meno, no? Sai io conosco quello, io conosco quest'altro, quel cantante? Ah mio fratello! E magari nemmeno lo conoscono. È un po' una presa in giro di questi personaggi. Ne è pieno il mondo, ma a me fanno anche ridere».

"I cani alle dogane"

A me ha fatto impazzire la parte sui cani alle dogane.
«Quello è un retaggio del liceo».
Anche io quando vedo la polizia sono tranquillo ma sempre un po' agitato.
«Magari anche se non hai niente ti viene l’ansia. Che ne so, al liceo avevi quella paranoietta… Anche se hai tutto super ok, ti viene l’angoscia. Ovviamente fanno il loro lavoro, è solo una battuta. È anche quello il bello della canzone no?»

Ditonellapiaga a Sanremo
Ditonellapiaga a Sanremo Giuseppe Caggiano

I compromessi e l'ipocrisia

C'è un filosofo che si chiama Giorgio Agamben che dice che per essere contemporanei bisogna essere un po' a-contemporanei, cioè bisogna stare un pelo fuori per vedere. Tu come la vivi?
«Bella osservazione. È molto difficile, perché a volte mi piacciono le cose che poi detesto. Il pezzo è un po' il manifesto di questa cosa: amo le feste, amo divertirmi, conoscere persone, però ne riconosco anche gli aspetti estremamente negativi. Io non penso di vivere in questi ambienti con ipocrisia, però la vedo in giro, vedo che comunque c'è un po' un “tiraggio” di sorriso. Anche in questa esperienza di Sanremo, che è bellissima e di cui sono contentissima, devi stare molto attenta ad essere sempre educata, sempre sorridente. Ovviamente noi artisti siamo sempre sotto stress, perché facciamo un sacco di interviste. Io sono abbastanza solare, quindi sorrido spontaneamente. Ma dopo il primo festival avevo male alle guance, avevo proprio dolore. È come dicevi tu nella prima citazione: dobbiamo accettare il compromesso. Io reggo botta, per mia natura sono una persona socievole e riesco a muovermi in quest'ipocrisia. Riesco a vivermi bene questi ambienti e questi rituali sociali. Le vivo con serenità perché riesco ad entrarci senza ostilità. Ma ci sono dei momenti in cui mi rendo conto di aver bisogno di aria, di essere non tanto Ditonellapiaga ma tornare a essere Margherita».
E come la trovi quest'aria? Mediti, preghi, vai in montagna, ti rinchiudi nello studio?
«Cerco di stare con i miei amici. Per questo non sono mai andata a Milano. Non perché non ami Milano, mi piace come città, mi piace moltissimo anche Roma ovviamente, ma perché sento di avere bisogno di stare con chi mi conosce da quando ho 6 anni o comunque da quando non facevo ancora questo mestiere. Ho bisogno di stare vicino al mio ragazzo, ai miei parenti. Ho bisogno di avere persone che mi conoscono al di là di come mi mostro in pubblico. A Milano è facile fare amicizia con persone anche sul lavoro. Non sono amicizie false, sono amicizie che nascono con un approccio che poi è sempre un po' lavorativo. È difficile andare in profondità. Soprattutto crescendo è difficile andare in profondità, trovare nuove amicizie».
Sì, certo, è una superficie, ogni tanto trovi quella roba lì che ti permette di andare in profondità, ma è sempre raro.
«Ho notato che rispetto ai vent'anni, rispetto ai sedici, adesso per me fare amicizie e stringere legami profondi è sempre più complicato».
Poi nel tuo caso c'è il discorso della fama.
«Non che abbia avuto chissà che fama, ma un po' sì, è così. Penso che ognuno sviluppi il proprio radar. È importante circondarsi di persone che ti fanno percepire di essere visto come autentico».

Ditonellapiaga e l'intervista al direttore di MOW
Ditonellapiaga e l'intervista al direttore di MOW Giuseppe Caggiano

So che tu sei sensibile a questo tema e a quanto la musica sia diventata una questione di numeri. Anche questo ti dà fastidio?
«Molto. È sicuramente un tema che ho sofferto sulla mia pelle. Nella produzione di musica, nella creatività, c'è un grandissimo ostacolo che si interpone tra me e lo scrivere una cosa che mi piace e scrivere una cosa che ha successo. Pensare subito alla cosa che ha successo non ti consente di farne un’altra che ti piace, perché ovviamente è condizionata, quindi ti senti obbligata. A un certo punto la mia musica ha subito un po’ la frustrazione derivata dall'aspettativa. In primis è la mia, cioè penso: devo fare un pezzo fico. Quando ti metti a scrivere non devi pensare a quello».
Che rapporto hai con il tuo ego? Carmelo Bene diceva: io non esisto. Questo ti deresponsabilizza, toglie il fatto che devo fare successo, che ho delle aspettative.
«Allora io non so che considerazione ho del mio ego, sicuramente non ho onestamente una considerazione alta della mia arte. Non è nemmeno bassa, semplicemente non voglio avere un percepito del tipo, sai, io faccio arte. Io faccio le mie canzoni, cerco di divertirmi. Ecco, il rapporto con il mio ego è più che altro legato al fatto che spesso la tua identità artistica viene associata a un valore. Mi rendo conto che mi devo ricordare spesso che il mio valore non dipende solo dalle mie canzoni, ma da me stessa, come essere umano nella vita. Spesso associo troppo valore e identità. Magari una canzone non va bene e penso ah, sono una mer*a. Invece magari è semplicemente un progetto che non è andato bene, e tra l'altro questo non significa che non sia bello o che non possa piacere a qualcuno. È un processo lungo e difficile quello di deresponsabilizzarsi. Però è l'unico che puoi fare per essere più creativo, altrimenti avrai sempre un filtro o comunque una costrizione che non ti farà dare quel 100% che puoi dare».
Io ti auguro di fottertene delle tue aspettative e di rimanere concentrata sull'obiettivo perché sei un’artista molto figa. Io avrei un'altra domanda: TonyPitony. Tu hai beccato quello che potrebbe essere la sorpresa, magari non conosciuto dal mainstream.
«Quando l’ho conosciuto non era arrivato a questo boom, adesso gli è cambiata la vita completamente. Forse al momento è il performer più forte che abbiamo in Italia, poi avrete modo di vedere la sua bravura sul palco venerdì. Io l'ho scelto perché il mio Sanremo è sicuramente un Sanremo all'insegna dell'irriverenza e come dico nel mio pezzo sono matta. Anche nella serata cover farò lo stesso. È un artista bravissimo e secondo me su quel palco farà vedere ancora di più di cosa è capace e tutto il talento che ha. A volte per qualcuno può essere un po' perso dietro al testo, magari un po' volgare. Ma c'è un talento gigante dietro e sono convinta di riuscirà sul palco a farlo vedere».
Sì, sei matta, ma i matti noi li adoriamo. Grazie. Li adoriamo, come diceva Jack Kerouac, quelli che esplodono come le stelle.

More

Siamo stati alle prove generali di Sanremo 2026 e siamo ancora sconvolti dalla potenza di un cantante che ha fatto esplodere l'impianto audio dell'Ariston

di Gianmarco Serino Gianmarco Serino

sanremo 2026

Siamo stati alle prove generali di Sanremo 2026 e siamo ancora sconvolti dalla potenza di un cantante che ha fatto esplodere l'impianto audio dell'Ariston

Cari delatori di Sanremo, la verità è che non avete capito un caz*o: il Festival non è (più) solo musica, ma il nostro specchio. E se non vi piace l'immagine che restituisce, il problema è vostro

di Silvia Ravenda Silvia Ravenda

contro gli indignati per mestiere

Cari delatori di Sanremo, la verità è che non avete capito un caz*o: il Festival non è (più) solo musica, ma il nostro specchio. E se non vi piace l'immagine che restituisce, il problema è vostro

Abbiamo incontrato Ditonellapiaga, in gara a Sanremo con "Che fastidio" e insieme a Tony Pitony nella serata delle cover: “Sono fiduciosa, ma tocco ferro”

di Gianmarco Serino Gianmarco Serino

che fastidio

Abbiamo incontrato Ditonellapiaga, in gara a Sanremo con "Che fastidio" e insieme a Tony Pitony nella serata delle cover: “Sono fiduciosa, ma tocco ferro”

Tag

  • Festival di Sanremo
  • Big Sanremo
  • Musica
  • MOWIDA

Top Stories

  • Riccardo Muti asfalta i critici di Beatrice Venezi a La Fenice: “Lasciatela dirigere e poi le orchestre decideranno. Giudicarla è sgradevole”

    di Riccardo Canaletti

    Riccardo Muti asfalta i critici di Beatrice Venezi a La Fenice: “Lasciatela dirigere e poi le orchestre decideranno. Giudicarla è sgradevole”
  • La classifica dei libri più letti nel 2025 è una tragedia: tranne il Premio Strega non ci sono romanzi italiani (ma Cazzullo e Alberto Angela sì). Paolo Di Paolo: “Il libro dei giornalisti è diventato una specie di totem ingombrantissimo”

    di Riccardo Canaletti

    La classifica dei libri più letti nel 2025 è una tragedia: tranne il Premio Strega non ci sono romanzi italiani (ma Cazzullo e Alberto Angela sì). Paolo Di Paolo: “Il libro dei giornalisti è diventato una specie di totem ingombrantissimo”
  • Addio Striscia la Notizia? Dopo l'ultima puntata, possiamo dirlo: la promozione in prima serata è stata davvero il delitto perfetto di Pier Silvio Berlusconi

    di Irene Natali

    Addio Striscia la Notizia? Dopo l'ultima puntata, possiamo dirlo: la promozione in prima serata è stata davvero il delitto perfetto di Pier Silvio Berlusconi
  • Pier Silvio Berlusconi scappa dalle Olimpiadi, toglie la fiction di Gabriel Garko e piazza una turcata all'ultimo minuto: ma Canale 5 non aveva deciso di fare concorrenza alla Rai? La tv è sempre più piatta...

    di Irene Natali

    Pier Silvio Berlusconi scappa dalle Olimpiadi, toglie la fiction di Gabriel Garko e piazza una turcata all'ultimo minuto: ma Canale 5 non aveva deciso di fare concorrenza alla Rai? La tv è sempre più piatta...
  • Falsissimo, ma davvero Marina e Pier Silvio Berlusconi “hanno chiamato la Rai” per cancellare l’intervista di Corona da Giletti a Lo Stato delle cose?

    di Irene Natali

    Falsissimo, ma davvero Marina e Pier Silvio Berlusconi “hanno chiamato la Rai” per cancellare l’intervista di Corona da Giletti a Lo Stato delle cose?
  • Pucci rinuncia a Sanremo, ma non è lui il fascista: lo sono le risate all’olio di ricino di chi va ai suoi spettacoli. La finta comicità e il conformismo spacciato per libertà d’espressione

    di Gianni Miraglia

    Pucci rinuncia a Sanremo, ma non è lui il fascista: lo sono le risate all’olio di ricino di chi va ai suoi spettacoli. La finta comicità e il conformismo spacciato per libertà d’espressione

di Domenico Agrizzi Domenico Agrizzi

Foto:

Giuseppe Caggiano

Se sei arrivato fin qui
seguici su

  • Facebook
  • Twitter
  • Instagram
  • Newsletter
  • Instagram
  • Se hai critiche suggerimenti lamentele da fare scrivi al direttore [email protected]
  • Attualità
  • Lifestyle
  • Formula 1
  • MotoGP
  • Sport
  • Culture
  • Tech
  • Fashion

©2026 CRM S.r.l. P.Iva 11921100159 - Reg. Trib. di Milano n.89 in data 20/04/2021

  • Chi siamo
  • Privacy