Se pensate che tradire in una relazione di coppia sia il peccato peggiore, smettere ora di leggere questo articolo. Se pensate che nelle relazioni ci siano sempre una vittima e un carnefice, vale lo stesso concetto di prima. Se credete che questo sia un articolo su Temptation Island e che sia un programma per cerebrolesi e analfabeti funzionali, idem: tutto, se guardato con occhio critico, può diventare fonte di riflessione. Sì, anche un programma sulle corna. La puzza sotto il naso lasciamola ai radical chic. Avete mai tradito? Siete mai stati traditi? Tradirete ancora? Allora questo articolo è il posto giusto, perché chi scrive lo fa con coscienza di causa. Il tradimento è un concetto ampio, non è solo ciò che si intende nell'immaginario comune, ma questo lo vedremo.
Fatta questa premessa, nella puntata di ieri sera abbiamo assistito al falò di confronto tra Cristian e Soraya, una coppia molto discussa nel programma a causa dei comportamenti di lei con uno dei tentatori. Prendiamo questa coppia come esempio perché probabilmente è quella che descrive le dinamiche più interessanti e perché i due componenti sembrano avere un tipo di consapevolezza più matura rispetto alle altre coppie. Questa coppia è il pretesto perfetto per approfondire un punto su cui, in genere, non si vuole neanche discutere: il tradimento. Precisando che Soraya non ha tradito il suo fidanzato, o almeno non nel suo significato diffuso: non si è consumato nessun rapporto, non c’è stato nessun bacio. Se questo per “tradimento” intende l’opinione comune. Ed è bene evidenziarlo, perché dai numerosi commenti che si leggono sul web - e anche dalle reazioni dei fidanzati “traditi” - sembra quasi che tutto sia perdonabile, meno che un bacio o un rapporto sessuale. La linea di confine tra comportamento scorretto e tradimento viene così tracciata da un gesto fisico che assume un valore soprattutto simbolico, più che sostanziale. Ma è davvero sufficiente questo criterio per stabilire quando una persona tradisce?
Tra Cristian e Soraya è venuto meno il cosiddetto “patto di fiducia”, che non coincide necessariamente con il tradimento, come si intende nell’immaginario comune. Come si evince dal saggio filosofico Sul tradire, di Avishai Margalit: la fiducia crea una sorta di credito morale. Quando ci fidiamo di qualcuno, gli affidiamo una parte della nostra vulnerabilità. Per questo il tradimento non consiste semplicemente nel fare qualcosa di sbagliato, ma nel rompere il mondo di aspettative reciproche che rende possibile quella relazione.
Soraya è venuta meno al patto di fiducia, perculando il fidanzato: l’acquisto della maschera di Spiderman, la sagra del carciofo, la mancanza di attenzioni e l’assenza di rapporti sessuali nell’ultimo periodo. Ora, è chiaro che qui è lecito chiedersi: ma allora perché non lo ha lasciato prima? Ma se l’amore fosse così semplice non esisterebbero neanche i poeti. Chiaro che quando si vive una crisi all’interno di una relazione, si provi ad aggrapparsi a quell’ultima speranza di salvarla. Soraya per provare a salvarla ha scelto il metodo più efficace: mettersi in gioco. Il suo è un ragionamento molto lucido, forse troppo per una persona innamorata. E infatti lei non lo è più da tempo e siamo tutti bravi a rendercene conto, dall’esterno. Ma ci sono fattori specifici che noi non conosciamo, mancanze che si accumulano, idealizzazioni tipiche di una prima fase di innamoramento che crollano. C’è l’affetto per il partner, i legami creati con chi gravita intorno alla coppia: amici, famiglie, animali domestici condivisi.
E invece lo sapete perché Temptation Island è il programma più seguito? Non perché siamo affascinati dalle corna, ma perché ci fa stare bene (o meno peggio) puntare il dito sul traditore di turno. Ieri sera è stato il turno di Soraya, chi sarà il prossimo carnefice maledetto su cui proietteremo la nostra merda? Quella che produciamo tutti, nessuno escluso. È un fattore biologico. Temptation Island è terapeutico, perché ci ricorda che c’è chi sta messo peggio di noi e che in fondo noi siamo brave persone che non tradirebbero mai.
Eppure “il programma delle corna” ci concede anche una preziosa possibilità: ci permette di appoggiare la nostra ombra - come la chiamerebbe Jung - sul tronco su cui poggiano il culo i concorrenti, per quelle tre ore di programma, illuminarla alla luce di quel fuoco che brucia e chiederci se davvero siamo meglio di Soraya o di chiunque altro mostri lati di sé scomodi e scorretti. Cristian è un bravo ragazzo, eppure lei lamenta gravi mancanze nella relazione, ma noi non vediamo altro che la superficie: lei che si lascia andare con un altro uomo. Cristian è un bravo ragazzo e lei è una “facilona”, punto. Il retroscena nessuno lo vede. Eppure quanti di noi starebbero in una relazione in cui non si sentono visti? Molti. Perché esiste un tempo durante il quale si rimane, pur infelici, pur disinnamorati. E quel tempo è riempito dalla speranza che l’altra persona possa cambiare e finalmente vederci. E, talvolta, in quel tempo si insinua un estraneo che ci ricorda cosa vuol dire essere visti, spazzando via ogni vacua speranza di cambiamento e facendoci giungere alla soluzione, che non può essere altro che la fine. È la stessa Soraya, infatti, a chiedere di incontrare il fidanzato, quando si rende conto che non c’è più nulla a cui aggrapparsi. E se per capirlo ha dovuto scambiarsi effusioni con un altro uomo, noi non siamo nessuno per giudicarla. Perché il suo comportamento fa parte di quel concetto sacro che si chiama libertà. E noi, d’altra parte, siamo liberi di giudicarla, certo. Ma il punto è: il nostro giudizio passa da una profonda autoconsapevolezza o è solo una reazione al mancato riconoscimento della nostra ombra?
E allora il tradimento, forse, non è la fine del mondo. A volte è un mezzo necessario per cessare una menzogna. Il gesto rimane discutibile, spesso doloroso e talvolta imperdonabile. Ma liquidarlo come il male assoluto significa rinunciare a comprenderne il significato. Tra dire e tradire, infatti, c'è di mezzo la verità, che ha talmente tante facce da sembrarci una bugia. Ma è proprio nella complessità dell'essere umano che la verità trova il suo posto, tutto il resto sono illusioni che alimentiamo per non scendere dalla cattedra e lasciarci interrogare.