Il giornalista Salvo Sottile dedica un articolo sul suo Buttanissima Sicilia alla vicenda che riguarda Sigfrido Ranucci, giornalista e conduttore di Report, che ha aperto un confronto sul rapporto tra giornalismo, fonti, relazioni personali e responsabilità legate agli incarichi pubblici. Al centro della discussione ci sono alcuni audio attribuiti a Ranucci e pubblicati dal quotidiano La Verità, oltre alle frequentazioni del giornalista con alcune persone finite in passato al centro dell’attenzione mediatica. Tra i nomi citati nel dibattito figurano Valter Lavitola, Maria Rosaria Boccia e Valentina Pelliccia. Le critiche emerse non riguardano semplicemente il fatto che un giornalista possa frequentare persone controverse, elemento che rientra spesso nella natura stessa del lavoro di cronaca, ma il contenuto delle conversazioni e il ruolo assunto da Ranucci come vicedirettore della Rai.
Uno dei temi principali riguarda infatti il rapporto tra giornalista e fonte. Nel lavoro investigativo è frequente che un cronista entri in contatto con persone di ambienti diversi, anche con figure coinvolte in vicende giudiziarie o controverse, allo scopo di ottenere informazioni, documenti o elementi utili a un’inchiesta giornalistica. La semplice conoscenza o frequentazione di una fonte giornalistica non costituisce automaticamente un comportamento scorretto. Il nodo della discussione, secondo i critici, riguarda però un possibile cambio di ruolo: se un giornalista non si limita a raccogliere informazioni ma comunica a una fonte valutazioni o informazioni relative al proprio ambiente professionale, il rapporto tra fonte e giornalista potrebbe assumere una dinamica diversa. Le ricostruzioni pubblicate sugli audio di Ranucci hanno posto proprio questo interrogativo, soprattutto in relazione alle dichiarazioni sulla Rai e sul contesto interno all’azienda.
Nel dibattito è intervenuto anche Sottile, che ha collegato la vicenda attuale a un episodio del passato riguardante suo padre. Il giornalista siciliano ha ricordato un servizio di Report realizzato dal giornalista Paolo Mondani su Antonello Montante, ex presidente di Confindustria Sicilia, nel quale, secondo il suo racconto, veniva citato anche suo padre, giornalista siciliano che aveva avuto rapporti professionali con Montante. Montante, prima del coinvolgimento nell’inchiesta giudiziaria che ne avrebbe modificato l’immagine pubblica, ricopriva numerosi incarichi nel mondo economico e istituzionale: era presidente di Confindustria Sicilia, vicepresidente di Confindustria nazionale con delega alla legalità, presidente della Camera di Commercio di Caltanissetta e aveva ricoperto altri ruoli in organismi economici e finanziari. Era stato inoltre nominato Cavaliere del Lavoro per il suo impegno dichiarato sul tema della legalità.
Sottile sostiene che il servizio di Report, nel ricostruire la rete di relazioni di Montante, avrebbe inserito anche la figura del padre in un contesto capace di generare nei telespettatori un’associazione tra la frequentazione e il sistema di potere attribuito a Montante. Secondo Sottile, suo padre lo aveva frequentato nell’ambito della normale attività giornalistica, come accade con molti protagonisti della vita pubblica, utilizzandolo come fonte di informazioni. Il riferimento al padre rappresenta per Sottile un esempio del metodo giornalistico che contesta: secondo la sua lettura, Report avrebbe spesso utilizzato relazioni personali, incontri e frequentazioni come elementi per ricostruire contesti e sollevare interrogativi. La sua critica è che lo stesso criterio dovrebbe essere applicato anche quando le relazioni riguardano giornalisti o figure interne al mondo dell’informazione. Il confronto ruota quindi intorno a una questione più ampia: fino a che punto una frequentazione personale può diventare un elemento giornalisticamente rilevante? Da una parte c’è la necessità per i cronisti di avere rapporti con fonti diverse per svolgere il proprio lavoro; dall’altra c’è il tema della trasparenza quando emergono conversazioni o comportamenti che riguardano persone con incarichi di responsabilità.
È proprio su questo punto che si concentra la critica di Sottile: secondo il giornalista siciliano, chi in passato ha raccontato le relazioni e le frequentazioni degli altri come elementi utili a ricostruire un contesto dovrebbe accettare che lo stesso criterio venga applicato anche quando riguarda sé stesso. Da qui il richiamo al caso del padre e l’accusa di un presunto doppio metro di giudizio: il garantismo invocato oggi da Ranucci, sostiene Sottile, dovrebbe valere anche per chi è finito al centro delle ricostruzioni di Report.