Peccato che non sia tempo di Festival, altrimenti forse ci usciva pure un commento del Presidente del Consiglio o di quello del Senato. Con il referendum sulla giustizia ancora caldo, nelle ultime ore di voto, anche il video di un comico può tornare utile per aggirare il silenzio elettorale: se poi il comico invita a votare "no" durante uno spettacolo, l'occasione è doppiamente ghiotta. Basta infatti rilanciare via social, perché il "woke " ha scocciato e non si può più dire niente, però fino a un certo punto: come il diritto internazionale di Tajani. E poi Giorgio Montanini non è mica Andrea Pucci.
Mentre il referendum registra un'affluenza alle urne inaspettata, gli strali di Lega, Fratelli d'Italia e delle loro propaggini intellettuali e social, hanno puntato Giorgio Montanini condividendo una clip del suo spettacolo. Si tratta di un video in cui lo stand up comedian, senza mezzi termini, parla del voto: "È giusto che votiate quello che volete. Io voterò no, però vi voglio dire una cosa: votate anche si, davvero. Però io spero - veramente, è giusto - che chi vota sì, possa morire domani". Un passaggio troppo succulento, per lasciarselo sfuggire.
Gli account social della destra infatti, non l'hanno fatto: questa non è satira ma violenza, e via con il solito pacchetto preconfezionato di commenti che, in queste occasioni, viene tirato fuori sempre pronto all’uso. Che sia Charlie Hebdo o Montanini, la patente di satira se la meritano in pochi: uno di questi, è Andrea Pucci. Un mesetto fa circa, gli stessi profili che ora additano Montanini, si stracciavano le vesti proprio per il comico milanese, la cui rinuncia al palco dell’Ariston veniva raccontata come un tentativo di imbavagliare la vis comica dell’Ambrogino D’Oro 2023. Ignorando che Pucci non sarebbe stato un semplice ospite, ma un co-conduttore dell’intera serata, e che eventuali commentatori on line sono anche spettatori che pagano il canone, quindi liberissimi di criticare una scelta che ritengono discutibile per la rilevanza (e il ruolo) dell’evento nell’immaginario collettivo. A difesa della satira di Pucci, intervennero niente di meno che Giorgia Meloni e Ignazio La Russa in persona.
Tempo un mesetto appena e curiosamente, invece, uno spettacolo teatrale per spettatori paganti, dunque di numero infinitamente inferiore a quello di una potenziale platea televisiva sanremese, diventa materiale utile per indignarsi e talvolta, colpo basso, rivangare sulle vicende personali del comico. Lo staff di Matteo Salvini ad esempio, verga parole infuocate su X: “Non so se è più squallido lui o quelli che ridono e gli battono le mani”. Ma qui la storia è più antica: chi scrive del resto, è sufficientemente datata da ricordare la faccia del leader della Lega durante una copertina di Ballarò, quando Montanini si presentò affettuosamente a Salvini dicendogli di non avercela con lui, ma con la sua insegnante di sostegno. Era il settembre 2014, la prima edizione del programma condotta da Massimo Giannini dopo il passaggio di Floris a La7.
Il video da cui è tratto lo spezzone in questione, pubblicato in origine dall'account Instagram dello stesso Montanini, proseguiva con: "La Costituzione l’hanno scritta i nostri padri fondatori contro il nazifascismo, perché si ricordavano chi erano i fascisti. Io voto No a prescindere. Con i fascisti voto No, sempre”. Passaggio molto meno appetibile rispetto al precedente che, invece, rimbalza di account in account ed è finito anche sull' agenzia di stampa ADNKronos: Montanini che augura la morte a un'entità indeterminata che vota sì, è una polemica pronta da apparecchiare. Comodissima, per un po' di vittimismo con le urne del referendum ancora aperte. Mica come gli sfottò di Pucci sulla bruttezza della Schlein o la battuta omofoba su Tommaso Zorzi, che si infilerebbe il tampone per il Covid nel fondoschiena: quelli sì che erano satira.