All’indomani delle dimissioni in massa della Commissione di Vigilanza Rai, Viale Mazzini ha preso dirigenti, baracca, burattini e ha fatto fare ai giornalisti un viaggetto fino ad Ancona per la presentazione ufficiale dei palinsesti Rai 2026/2027. Risultato: Teatro delle Muse mezzo vuoto, ma fa niente, tanto c’era comunque la diretta streaming. Pazienza pure per lo spettacolo della sera, quando nella città dorica sono arrivati i vip: selfie a parte, le notizie stavano nella conferenza del mattino.
Il motivo della trasferta è semplice: portare la Rai fuori dai suoi centri di produzione, così che possa non solo raccontare il Paese, ma viverlo.
Capitale della Cultura 2028, Ancona è stata così già incoronata sulla via dell'attenzione internazionale dalla soprannominata “TeleMeloni”, nella regione amministrata da quel Francesco Acquaroli che della Presidente del Consiglio è considerato all’unanimità pupillo. Ma in Rai l’appellativo di “TeleMeloni”, lo considerano più marketing che altro: parola di Giampaolo Rossi, amministratore delegato dell’azienda. Rossi infatti, considera l’appellativo solo operazione di marketing per chi lo utilizza, dato che la Rai vanterebbe una pluralità del racconto giornalistico che non si era mai avuto prima. Di più: “TeleMeloni” avrebbe pure fatto tornare in tv Roberto Benigni, pronto per una serata su San Francesco per la prossima stagione (dopo quella sull’Europa della stagione passata) e, cosa che pure Rossi sottolinea, per la prima volta in otto anni il bilancio è attivo.
Come si può dunque parlare di “declino” da parte delle opposizioni in Vigilanza Rai, vista la varietà della proposta che, poc’anzi, un filmato montato ad hoc, aveva sciorinato davanti agli occhi della sala? Proprio di “varietà” dell’offerta parla Rossi, in risposta alla critica: poco importa che, a dispetto del filmato montato divinamente, gli ingredienti siano gli stessi dell’annata precedente. Ritorno di Carlo Lucarelli a parte, Salvo Sottile che prende il posto di Infante, due serate a Sal Da Vinci, c’è poco altro; a meno che la novità di cui felicitarci debba essere Vittorio Brumotti con Ultima Chiamata in prima serata o Roberto Inciocchi che, sempre su Rai2 in prima serata, proverà a prendere in mano l’informazione - anzi: “l’infotainment” - al mercoledì sera. Intanto Tommaso Cerno rimane saldo sia a Domenica In che a 2 di picche.
Una Rai bellissima, migliore persino di altri broadcast europei, con il Festival di Sanremo che incassa per la gioia di Rai Pubblicità: altro che “TeleMeloni”, al Teatro delle Muse si vanta l’operato di questa azienda unica. Un’azienda che per il nostro Paese non è solo tv; è radici e cultura e, appunto, offre una varietà ragguardevole di volti e programmi. Questo nelle parole dei vertici: nonostante il filmato di prima, quello montato ad hoc, che mostrava gli stessi titoli dell’anno precedente, gli show come Tale e Quale Show e Ballando con le Stelle che si ripropongono senza avere più granché da dire, qualche lieve cambiamento come Eleonora Daniele in prima serata, ma niente di rilevante. Ci si prova con la fiction, che pure in parte porta avanti titoli già consolidati come Doc, I casi di Teresa Battaglia e Mare Fuori. Per il resto, nessuna scommessa col pubblico, nessun nome importante che entra; non scaldano nemmeno i due canali in arrivo, Italiana e Vibe, il primo dedicato al territorio e il secondo ai ragazzi con modalità di fruizione che invertiranno il percorso, partendo dal web per approdare alla tv.
Eppure insomma, la Rai s’è fatta media company e dovremmo pensare ai cambiamenti del mezzo, più che a “TeleMeloni” o al pasticciaccio della Commissione di Vigilanza azzeratasi in massa, come aveva predetto la seguitissima pagina di BoicotteRai, purtroppo sparita da Instagram prima di poter emettere un “ve l’avevamo detto”.
Proprio perché non dovremmo pensare a “TeleMeloni”, da casa irrompe la domanda di Maurizio Caverzan de La Verità: premesso che il giornalista non ha visto martiri andarsene dalla Rai e che per lui non ha senso parlare di “TeleMeloni”, qual è un programma che caratterizza questa Rai?
La domanda è tanto semplice quanto insidiosa: quale trasmissione la Rai attuale potrebbe vantare come propria, con quale potrebbe riconoscersi? Talmente insidiosa che dopo la premessa, perfettamente da linea editoriale de La Verità, sul palco calano lunghissimi secondi di silenzio; a differenza della platea, dove invece cala una certa sghignazzata di massa per la stilettata. Ed eccola qua, la sintesi: sia della Rai che dell’intero evento.
L’applauso più sentito? Lo prende Stefano Coletta, quando spiega che pur amando Chi l’ha visto?, ha “contezza” del suo ruolo e ha sentito che non fosse nelle sue corde, perciò ha deciso di rifiutare la conduzione. Un che riconosce i suoi limiti, motivando il tutto con un linguaggio forbito e che, proprio per la sua consapevolezza, si prende l’applauso dei presenti: a modo suo, anche questa è una notizia.dirigente