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Luca Bizzarri e la verità su Pippo Baudo: “In questo mondo sarebbe inutile, perché per uno scopritore c’è la brutta notizia che i talenti non servono più. La fama la raggiungi pubblicando la colonscopia del tuo cane”

  • di Redazione MOW Redazione MOW

  • Foto: Ansa

18 agosto 2025

Luca Bizzarri e la verità su Pippo Baudo: “In questo mondo sarebbe inutile, perché per uno scopritore c’è la brutta notizia che i talenti non servono più. La fama la raggiungi pubblicando la colonscopia del tuo cane”
Luca Bizzarri ricorda Pippo Baudo come corpo, attore, conduttore sempre in pieno controllo del palco (forse troppo?) e rito televisivo. Ma cosa resta oggi del suo lascito, in un’epoca in cui la fama nasce dal nulla? “In questo mondo Baudo sarebbe inutile…”

Foto: Ansa

di Redazione MOW Redazione MOW

Luca Bizzarri ha deciso di dedicare una puntata del suo podcast “Non hanno un amico” al ricordo di Pippo Baudo, morto a 89 anni: “Pippo Baudo era soprattutto un corpo, un corpo che ha segnato le nostre vite a livello fisico, un corpo che avremmo potuto riconoscere tra milioni, alto, con arti lunghi e dinoccolati, coi piedi grandi, le mani lunghe, che sapevano respingere gli assalti dei contestatori, ma anche accarezzare la tastiera di un pianoforte. E dentro quel corpo si erano sviluppati dei talenti regalati dalla terra, dalla sua terra, la Sicilia. Uno di quelli era il saper recitare”.

Prosegue Bizzarri: “Pippo Baudo avrebbe voluto fare l'attore. Ma Pippo Baudo era un attore. Un attore che andava in scena con la parte del conduttore a memoria, pronto a improvvisare alla bisogna, pronto a reagire agli accidenti del palco, tanto celermente che tutti noi abbiamo pensato che dietro alcuni di quegli accidenti ci fosse lui stesso, che come molti grandi attori era primariamente autore, sapeva scrivere le sue parti e creare tensioni e rilasci”.

Fiorello con Pippo Baudo
Fiorello con Pippo Baudo Ansa

In più, tratto fondamentale per un buon autore, per Bizzarri Baudo “era maestro nel riconoscere i talenti altrui, valorizzarli, farli rendere, farli diventare corpo. E anche il ricordo di Baudo sarà il suo corpo, in un mondo che sta andando verso i primi piani così odiati dai registi del Novecento, da Monicelli su tutti, quando il corpo era un tratto fondamentale perché il corpo non mente nemmeno nella recita, perché le lacrime si fingono ma le ginocchia tremanti no. E chissà quando e se hanno mai tremato quelle di Pippo Baudo, che sul palco dava l'impressione di avere sempre tutto sotto controllo, anche quando le prove erano complesse, come quella di dare lui in diretta la notizia della morte di Claudio Villa durante il Festival di Sanremo del 1987. […] In quel momento davanti alla televisione c'erano 18 milioni di italiani e Baudo unì la tragicità della morte al senso dello spettacolo puro, compiendo un rito quasi sacro, appunto consacrando sul suo palcoscenico uno dei più grandi cantanti del Novecento”.

Cosa rimane di Baudo? “Pippo Baudo non c'è più. La sua televisione non c'è più da prima di lui, perché per uno scopritore di talenti c'è solo una brutta notizia, che i talenti non servano più. E noi viviamo quel tempo lì adesso, il tempo senza talenti, in cui la fama la raggiungi indicando per terra, cucinando il tonno in scatola, pubblicando la colonscopia del tuo cane, raccontando i cazzi tuoi. Un mondo dove Baudo sarebbe inutile. sarebbe inutile la sua cultura, la sua professionalità, il suo corpo. Che viva Pippo Baudo”, conclude Bizzarri.

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  • Luca Bizzarri
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