“La camminata spavalda, lo sguardo in alto, l'aria sfidante, il petto gonfio. Quasi uno show, l'ennesima performance fuori dalle righe”.
Se Franca Leosini dovesse fare questo reportage, inizierebbe di certo così. Perché quando Emma entra e si avvicina all’asta del microfono non puoi non percepire l’aura. È il passo lento e sicuro di chi ne ha viste troppe e ora ha deciso di prendere la vita a suon di “me ne fotto”, come quando canta quella frase rivisitata di Cercavo amore. Non serve essere fan di Emma per andare a un suo live, serve avere quel mood lì o almeno avere la volontà di averlo. Emma è rock e rimane rock anche quando fa musica leggera, anche quando ti spara la cassa dritta in faccia. Non le serve nemmeno muoversi troppo sul palco perché è il palco che abita lei. Ma Emma passeggia da una parte all’altra, scende e risale a inizio e fine show, perché ci vuole abbracciare tutti, come una madre autorevole che sa metterci in riga, ma sa anche donarsi. Il suo pubblico si apre per lei in un corridoio e la accoglie con entusiasmo e compostezza, perché il patto che Emma ha fatto con la sua fedele fanbase è chiaro: non ci sono barriere, ma il rispetto sta alla base.
Entra sulle note di una potentissima La mia città, il pezzo che l’ha portata all’Eurovision 2014. Da lì Emma di strada ne ha fatta, facendo ricredere i più scettici e portando in auge vecchi brani come questo, che forse non erano stati attenzionati abbastanza quando furono rilasciati. Lo capisci anche quando il pubblico intona L’amore non mi basta, in attesa che lei faccia ingresso, non a caso il brano chiude la scaletta: lei saluta, se ne va e noi ancora lì a cantarla, mentre usciamo in fila dalla Villa Bellini di Catania. La hit diventata virale anche grazie a un trend legato al calcio su Tik Tok, la cantiamo con un gruppo di sconosciuti per scaldare l’attesa ed è subito unione, condivisione e quel senso di famiglia improvvisata che si crea in pochi istanti: il pubblico di Emma, signori, un’esperienza a sè.
In transenna ci sono famiglie vere e proprie: “Siamo tutti fan”, ci dice una madre con marito e figlie a seguito. Sono lì dalle nove del mattino per conquistare la transenna e hanno volti distesi che non tradiscono nessun accenno di stanchezza per le ore trascorse sotto il sole cocente di Catania: se questo non è amore, come lo volete chiamare? Alcuni ci intonano Brutta storia, uno dei brani più recenti di Emma, altri sono lì perché è il loro compleanno ed Emma non manca di dedicargli una versione improvvisata di “Tanti auguri a te” piano e voce. E lì ti accorgi che sì, può cantare anche la famosa lista della spesa. Il concerto vola via tra hit, featuring ed Emma che imbraccia la chitarra elettrica e i chitarristi, con i quali ha una complicità evidente. E un plauso va anche a loro, che non sono un ornamento secondario, ma un tutt’uno con la cantante, tanto che se non fosse per l’aura irraggiungibile di Emma sembrerebbe di assistere al concerto di una band internazionale. E il merito delle intro dei brani live va anche a loro: suspance musicale che anticipa le canzoni, riporta ad un’atmosfera da thriller cinematografico. E a proposito di thriller, il chitarrista sembra fare un accenno a Smooth criminal per chiudere un brano della brown: un dettaglio che avremo notato in pochi o solo un’illusione acustica?
In scaletta ci sono anche brani del passato, quelli che ricordano un’Emma più ingenua e impacciata, da Con le nuvole a Mi parli piano, passando per Occhi profondi: canzoni a cui l’artista dà una nuova vita senza tradirne l’essenza. Segno che Emmanuela Marrone non butta via niente. Non rinnega niente. Neanche i periodi in cui lo showbiz la snobbava perché era appena uscita da Amici: ormai da anni Emma ha vinto pure il pregiudizio, anzi, lo ha ribaltato. E oggi si inchinano a lei, perché Emma non è solo le sue canzoni, è molto di più e per capirlo devi andare a un suo live e osservare quanto tutto è parte integrante del suo percorso sempre in costruzione: dalla band al pubblico, dal prato alla fila della tribuna più lontana. Ai suoi live si balla senza bisogno di reggaeton e tutti sfoderano l’energia dei vent’anni. Qualcuno dal pubblico urla “sbambai”, per citare l’attuale trend legato al fidanzato catanese di Temptation Island. E come dargli torto? Siamo tutti infuocati quando canta la madre regina. E, a proposito di Temptation, nel pubblico c’è anche la fidanzata Sabrina che attira l’attenzione del prato prima dell’inizio del concerto. Maria è anche qui, anche se non si vede e veglia su di noi. Perché se c’è una cosa per cui dobbiamo renderle grazie è aver creato Emma Marrone.
Il live prosegue e l’artista dedica Non è l’inferno a una terra profondamente ferita com’è la Sicilia: i cori penetrano la carne, perché si sente la visceralità di una terra che fatica con enorme dignità. E quell’emozione la senti ancor di più se sei una siciliana che vive al nord. Ma quel momento arriva non prima che Emma si sia mangiata il palco con Femme fatale. E qui sentiamo di poterci esporre: il pezzo più potente della sua intera carriera. Alza l’asta al cielo, Emma, come fosse la coppa del mondo, quando canta Amami e non solo. E dalla folla si sollevano le bandiere tricolore quando parte In Italia, nell’inciso che Fabri Fibra ha voluto affidare a lei, da degna erede di Gianna Nannini. Alza l’asta, Emma, e il pubblico risponde cantandole tutte. Prima di chiudere con il successo rispolverato di L’amore non mi basta, l’artista canta Apnea, la canzone che ha dato uno scossone alla sua carriera, regalandole una pelle nuova. In un momento di silenzio qualcuno le chiede il segreto del suo contouring e lei risponde che il segreto per essere belli è essere felici. Lo dice senza alcuna retorica, ma con quel menefreghismo sacrale che si è dovuta sudare nel tempo. Poi aggiunge che in Sicilia il contouring serve a poco perché in pochi giorni ha preso quattro chili e per rimanere in tema: “E neanche li voglio perdere questi chili. Chi se ne fotte”. Quanto è beddra Emma nel suo essere una “diva terrena”, con quel “fottersene” che è una posa reale, carnale, sanguigna, in una parola: meridionale, come si nasce e si muore. Togliete la bacchetta ai maestri della retorica e ascoltate chi la vita l’ha attraversata senza bisogno di condirla di moralismi noiosi. Signori, questa è Emma a Catania. Questa è Emma live. Questa è Emma, per capirla davvero dovete andare a un suo concerto. Ma attenzione, la sua “fame” è contagiosa: e a concerto finito un giro in Via Plebiscito non te lo vuoi fare? Tanto che ce ne fotte!