Massimo della Pena, chi era costui? Per chi ha buona memoria, e un'età che permette di ricordare Facebook in pieno boom, un profilo che lasciava commenti sferzanti via social. Nell'anno del Signore 2026, ora che Facebook è invece in pieno declino, si scopre la vera identità del sagace utente: il padre di Matilda De Angelis.
Sono serviti Alessandro Cattelan, un podcast e un discreto numero di anni di distanza per raccontarlo: l'attrice e infatti, è stata ospite del suo podcast Supernova per presentare la terza stagione di La legge di Lidia Poët, la serie Netflix di cui è protagonista e lì, tra le risate generali, ha svelato che anni fa, il padre si dilettava a insultare persone sui social. Tra queste, chi lasciava commenti negativi sul conto della figlia e "tendenzialmente" Mario Adinolfi: e via di risate, di nuovo, con il padrone di casa assai divertito. Tutto mentre in sottofondo si sente qualcuno dire "Bello".
Intanto, per meglio comprendere il tenore dei commenti, la De Angelis aveva anche specificato che il profilo era stato chiuso svariate volte.
A conferma dello spasso generale poi, il passaggio incriminato dell'intervista si è meritato un reel, condiviso dall'account ufficiale di Supernova su Instagram al grido di "Massimo della Pena sei un eroe". Ma una volta, non eravamo tutti d'accordo che l'odio online andasse condannato? Oppure vale solo per quelli che ci stanno simpatici?
Chi scrive, oltre ad essere incappata in questo vendicatore emule di Max Payne ai bei tempi di Facebook, è sufficientemente datata da ricordare la valanga di insulti che, invece, toccò a Chiara Ferragni quando avvenne qualcosa di molto simile con la madre di Fedez.
Grazie all’immagine di un tablet dei nonni in mano al piccolo Leone, qualcuno aveva notato che vi era loggato un profilo che non apparteneva a nessuno della famiglia; si scoprì così che 63Camilla e Vittorio Violini altri non erano che i profili fake della madre di Fedez, utilizzati per difendere a spada tratta i Ferragnez, e non in dolce stil novo. In quell’occasione, anziché una risata, iniziarono a piovere commenti sul profilo dell’insalata bionda, che non trovò meglio da dire che ammettere la reale identità degli account e rispondere che “i figli so’ pezzi ‘e core”.
Sarà che là non c’erano le discutibilissime posizioni di Adinolfi di mezzo o che la Ferragni non è un’attrice da “circoletto” con l’aura impegnata, ma la reazione nei suoi confronti fu completamente diversa. A proposito di “pena”, la condotta di Massimo Della Pena nel frattempo è caduta in prescrizione, visti gli anni che sono passati, ma la domanda rimane: l’ odio online vale a fasi alterne? A discrezione, a seconda del bersaglio? Perché, promemoria per la De Angelis, il suo papà burlone, Cattelan e il gruppo di Supernova: siamo circondati da campagne e messaggi contro il cyberbullismo. Cosa che Cattelan tra l'altro sa bene, dato che nel 2017 affiancava Bebe Vio nella campagna "Dona un neurone a un hater"; probabilmente da qualche parte, protetto dal mantello dell'anonimato, Massimo della Pena iniziava già a scaldare la tastiera (Veloce come il vento, film d'esordio di Matilda De Angelis è uscito nel 2016). E chissà che, in quando a odio online e cyberbullismo, a Cattelan non sia arrivata pure qualche storia dei giovanissimi concorrenti di Amici, dato che è impegnato nel programma di Canale 5 rivolto ai ragazzi.
Per rispondere ci sono già gli account personali, se il senso è quello di difendere una persona da critiche ingiuste o gratuite: il resto, è altro. Una certezza quando c'è da lanciare qualche messaggio che migliora la propria immagine; più difficile l'applicazione del concetto, quando c'è da passare alla pratica.