Forse il male è di per sé cosa semplice. Sono i suoi effetti a renderlo materia complessa. Oggi il male si manifesta in vari modi, negli ordini di un capo di Stato o in un commento sui social; altre volte, invece, è un uomo che entra di notte nelle case di donne anziane solo per ucciderle. Pablo Trincia è nei teatri con L’uomo sbagliato, un’inchiesta raccontata dal vivo, scritta da lui e Debora Campanella. È la storia del serial killer Ezzeddine Sebal, nato a Qayrawan, in Tunisia, arrivato clandestino in Puglia. In Italia resterà fino alla morte. Negli anni Novanta è autore di quindici omicidi di donne, ma inizialmente viene riconosciuto colpevole soltanto di un assassinio. Nel 1997 finisce in carcere e quindici anni dopo prova a impiccarsi nella sua cella a Padova, le guardie lo trovano e lo portano in ospedale, ma è troppo tardi. Nel 2006, però, aveva confessato: le altre quattordici donne le ha uccise lui. La storia di Trincia non riguarda solamente la cronaca nera. Anzi, forse il tema centrale, come ha detto lui stesso, è la malagiustizia. Altre persone vennero incarcerate per i fatti commessi da Sebal, vite rovinate da decisioni sbagliate. Anche questa è cronaca.
A teatro sono mostrate foto e video a compendio della voce di Trincia. Un’inchiesta dal vivo, infatti, deve comprendere tutti gli aspetti del lavoro giornalistico. Occorre anche vedere per capire. “È una storia di indagini fatte male, in modo superficiale”, ha detto il giornalista, “è una storia di persone innocenti finite in carcere, una vicenda piena di errori investigativi che hanno avuto conseguenze pesantissime su intere famiglie già indebolite dalla povertà e dall’indigenza. L’idea è quella di trascinare il pubblico dentro alla storia, di fargli vivere un viaggio attraverso le ombre della malagiustizia italiana, per uscire dal teatro con la testa piena di domande e il cuore colmo di indignazione”.
Di errori giudiziari ormai sentiamo parlare quotidianamente. Il caso Garlasco è emblematico. Da lì a fare del true crime un facile intrattenimento il passo è breve. Delitti simili vanno trattati con cura. Famiglie e intere comunità ne hanno sofferto, bisogna fare attenzione a cosa e come raccontiamo. Stessa cosa vale per la vicenda del “killer delle vecchiette”: così i giornali definirono Ezzedine Sabale. Pablo Trincia ha scelto il teatro come luogo in cui portare questa storia. Ma anche sulla Rai in prima serata avrebbe svolto in pieno la funzione di servizio pubblico. L’uomo sbagliato dovrebbero vederlo tutti.