“I classici sono libri che quanto più si crede di conoscerli per sentito dire, tanto più quando si leggono davvero si trovano nuovi, inaspettati, inediti”. È successo questo uscendo dalla sala dopo aver visto Cime tempestose di Emerald Fennell. Abbiamo ripreso il libro di Emily Brontë, di corsa. Per cercare, come scriveva Calvino tra le prime pagine di Perché leggere i classici, quel senso di nuovo, di moderno e inaspettato. Volevamo (ri)leggere Cime tempestose per conoscere i problemi del passato attraverso le pagine, per ricordare come ce li eravamo immaginati, da ragazzi, Cathy ed Heathcliff, come realmente andava a finire quella storia nata sulla carta. Cosa dice di noi oggi, ed è stato bellissimo, come il film con Margot Robbie e Jacob Elordi. Anche se è un'altra cosa.
Parlando del romanzo del 1847 e del film. “Volevo creare qualcosa che mi facesse provare le stesse sensazioni che ho provato quando l'ho letto per la prima volta, il che significa che è una risposta emotiva a qualcosa - avrebbe detto Emerald Fennell, come riportato da Bbc - è primordiale, sessuale”. Ed è con questa chiave che andrebbe visto l'ultimo lavoro della regista britannica. Come una risposta emotiva a qualcosa, la stessa che formuliamo tutti, ogni volta che una storia riesce a prenderci. Cime tempestose non è un adattamento cinematografico del romanzo, piuttosto è una sua sfumatura. Dopotutto, quante volte ci è capitato di ipotizzare scenari, disegnare le espressioni dei personaggi, creare una nostra versione della storia. Beh, tante. Praticamente sempre. Intentio lectoris, verrebbe da dire citando Eco. Proiettarsi così intensamente dentro un racconto da notare qualcosa che forse non c'è mai stato. Reinterpretando, facendo giri immensi, ma vivendo in modo personalissimo quello che avevamo davanti, e il desiderio di immagazzinare il ricordo, per poi divertirsi a ricomporlo. Viene da domandarsi se non cammini qui la forza della lettura, il fuoco della letteratura, tra ciò che si è letto e ciò che si è ipotizzato. E il vero e il falso, mentre si legge, diventano subito concetti relativi. Ma giusto per chi? Sbagliato perché?
Una notte Heathcliff (Jacob Elordi) arriva nella vita di Cathy. Il signor Earnshaw (Martin Clunes) lo presenta alla sua famiglia, è un bimbo piccolo e spaventato (il giovane Heathcliff nel film è interpretato da Owen Cooper di Adolescence). Incontra lo sguardo di lei, Catherine, si conoscono, diventano inseparabili. Si capisce che c'è qualcosa tra loro, si spera che trovino il coraggio per dirselo in faccia. Diventano grandi e in mezzo c'è la fretta di decidere il proprio futuro e la governante Nelly Dean (Hong Chau), una donna ferita, un personaggio centrale, e poi niente, Cathy si sposerà con Edgar Linton (Shazad Latif) e il resto non ve lo diciamo. Questo, ricordiamolo, è il film di Emerald Fennell. Un bellissimo film sull'amore che qui si consuma, che si rincorre, sulle pareti di casa Lincoln dipinte con il viso di chi le abita, sul piacere, su scene gotiche, sulla morte, sul vento tra le sterpaglie che scandisce i tempi. È anche un film patinato, certo, ma non è vuoto. Provoca, seduce, è moderno, è solo diverso. La scenografia è di Suzie Davies, la fotografia del Premio Oscar Linus Sandgren (La La Land), le canzoni originali di Charlie XCX. E una novità, una grande scoperta che porta il nome di Isabella Linton (Alison Oliver). “He's more myself than I am. Whatever our souls are made of, his and mine are the same.” È una frase che sentiremo ripetere a lungo, e non sarà un problema. Cime Tempestose esce nel weekend di San Valentino nei cinema italiani e ha saputo promuoversi, ancor prima di farsi vedere. Lo spettatore non si troverà per un paio d'ore dentro il romanzo bellissimo e tenebroso di Brontë certo, ma sarà seduto in sala, a vedere un film bellissimo e pieno di luce. E magari poi, andrà a (ri)leggere il libro.