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Ma com’è il ristorante “Mimì alla Ferrovia” di Napoli (quello dei vip, da Maradona a Katy Perry)? Una storia d’amore (da documentario) tra famiglia Giugliano e cucina partenopea. E come si mangia? Tra ’o puparuolo mbuttunato e le bruschette...

  • di Angela Russo Angela Russo

2 giugno 2025

Ma com’è il ristorante “Mimì alla Ferrovia” di Napoli (quello dei vip, da Maradona a Katy Perry)? Una storia d’amore (da documentario) tra famiglia Giugliano e cucina partenopea. E come si mangia? Tra ’o puparuolo mbuttunato e le bruschette...
Può un ristorante raccontare una famiglia, una città, un pezzo di storia? Sì. Mimì alla Ferrovia lo fa da più di 80 anni. Siamo stati alla presentazione del documentario "Ho detto tutto, forse. Mimì alla Ferrovia. 80 anni e oltre" di Giuseppe Di Vaio, e no, non era solo un corto. Era un concentrato di amore, di ricordi, di gente che si vuole bene davvero. Dai nonni ai nipoti, passando per Maradona, Totò e pure Bon Jovi. E alla fine si è mangiato (bene), si è bevuto (altrettanto bene) e ci si è ricordati che il cibo, quando è fatto col cuore, unisce sempre

di Angela Russo Angela Russo

Può, il cibo, unire davvero le persone? Assolutamente sì. Perché non si tratta solo di riempirsi la pancia. Il cibo può essere arte, tradizione, cura. E il ristorante Mimì alla Ferrovia ne è la prova. Non perché vogliamo fare una marchetta — sia chiaro — ma perché siamo stati alla presentazione del documentario dedicato proprio a questo storico ristorante napoletano, e ne siamo usciti con il cuore pieno (e la confezione di pop corn vuota). Il corto, dal titolo "Ho detto tutto, forse. Mimì alla Ferrovia. 80 anni e oltre", è stato proiettato presso Casacinema ed è firmato da Giuseppe Di Vaio. Una ventina di minuti — poco più — che però bastano a raccontare un mondo. E cosa ne è emerso? Il quadro spettacolare di una famiglia che si vuole bene, che si rispetta, che si tramanda il valore dell’ospitalità con un sorriso e una forchettata di tradizione. E, diciamolo, oggi non è affatto scontato. La passione per la ristorazione, lì, è di casa. Dai padri ai figli Giugliano — e ci hanno anche raccontato che i nipotini già parlano di “quando lavoreranno al ristorante” — ognuno ha portato qualcosa di suo. I più giovani stanno cercando di modernizzare, sì, ma senza mai perdere di vista la radice, la memoria, il profumo del sugo della nonna. Perché tutto parte da lì: da Emilio e Ida, che nel 1943 aprirono Mimì senza poter immaginare cosa sarebbe diventato.

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Un punto di incontro. Un crocevia. Un posto in cui sono passati e continuano a passare artisti, calciatori, attori e persone comuni. Maradona, Totò, i fratelli De Filippo, Robert De Niro… ma anche nomi internazionali come Katy Perry, Sting, Bon Jovi. Eppure, più che i nomi, colpisce l’atmosfera. Il senso di famiglia, di accoglienza. Dopo la proiezione c’è stata anche una degustazione — e sì, sarebbe stato bello assaggiare 'o puparuolo mbuttunato, il piatto centrale, ma conteneva prosciutto e abbiamo dovuto saltarlo. Peccato. In compenso, le bruschette con le melanzane a funghetti erano una meraviglia. Così come il vino, presentato con orgoglio dalla famiglia: etichette dedicate a Flora e Gerardina, mogli dei due Michele, altro tassello importante di questa storia familiare lunga più di ottant’anni. Insomma, cibo, sì. Ma anche memoria, passione, identità. E quando tutto questo si tiene insieme, il risultato è qualcosa che sa di casa. Anche se casa non è. Durante il dibattito, moderato da Federico Vacalebre, la famiglia Giugliano ha anche fatto un piccolo spoiler: Mimì si allargherà. 

https://mowmag.com/?nl=1

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