Signore e signori, ma quanto è bella la commedia italiana? E voi direte: sì, ma cosa c’entra con gli europei di nuoto a Parigi? Ci arriviamo con le dovute precisazioni. Perché ci sono atleti che vincono e poi ci sono atleti che, per qualche secondo, sembrano voler vincere anche il diritto di esistere fuori dal regolamento. Filippo Pelati appartiene alla seconda categoria: quella degli uomini che non entrano semplicemente in una gara, ma in una stanza immaginaria dove ci sono luci e musica da show in prima serata.
A Parigi si è preso un argento europeo nel nuoto artistico e avrebbe potuto fare quello che fanno tutti i campioni moderni prima di cominciare una gara: faccia seria e respiro profondo, gesti di gratitudine. Il copione è quello. L’atleta contemporaneo è una creatura costruita per dire e fare le cose giuste nel momento giusto. Filippo invece ha deciso che una medaglia si conquista con la stessa attitudine con la quale Freddie Mercury faceva ingresso ai suoi concerti. Senza chiedere permesso al pubblico perché tanto sa già che il pubblico, prima o poi, arriverà. D’altronde Pelati si tuffa e danza sott’acqua sulle note di Radio Ga Ga dei Queen. Ma la vera queen è proprio lui. E non solo perché vince l’argento, ma perché se la rischia pure: sa che qualcuno da casa si distrarrà dalla prestazione per concentrarsi sul modo in cui ha gesticolato prima del tuffo in acqua. Che qualcuno si sentirà offeso e ferito nell’orgoglio e qualcun altro scriverà in qualche commento: “Ma dove siamo finiti?”. E lui? Sticazzi, sembra rispondere. Pelati non si giustifica, fa. Ed è proprio qui la bellezza. Non è la posa, ma il coraggio della posa. Un coraggio senza proclami, che non pensa e non pianifica, che fa e basta. Che se ne frega. Che forse non è neanche coraggio, ma solo un modo naturale di “seguire il flow”, senza fronzoli ed eccessiva cura per la forma.
C'è qualcosa della libertà di Amici miei in tutta questa storia. Non perché Pelati faccia una supercazzola col corpo, ma perché per qualche secondo ignora il galateo non scritto dello sport. Le zingarate funzionavano così: sospendere il buon senso, rompere il copione e fare una cosa che nessuno si aspetta. Pelati prende uno sport fatto di precisione e disciplina e, prima della perfezione tecnica, si concede il lusso di fare una scena. Poi entra in acqua e non sbaglia nulla: zero penalità. Come a dire che il teatro non esclude il rigore. Anzi, a volte lo completa. Ha preso uno sport fatto di precisione e controllo assoluto del corpo e per un momento lo ha liberato dalla sua rigida postura. Ha aperto il petto e fatto uscire un po’ di teatro. Poi ha eseguito con assoluta precisione, con zero penalità assegnate.
Che poi il nuoto artistico, per sua natura, è già una forma di spettacolo. Devono calcolare tutto e allo stesso tempo far sembrare tutto naturale. Una contraddizione in termini: la perfezione costruita deve sembrare spontanea. E Pelati cosa fa? A inizio gara mette in scena un favoloso “vaffanculo” a quegli standard stantii che vengono imposti agli uomini sportivi. Questa è l’impressione. E con quale grazia lo manifesta!
Pelati ha semplicemente portato quella logica fuori dall’acqua e ha fatto quello che nella vecchia commedia italiana facevano i personaggi più riusciti: si è caratterizzato. Ha preso l’eccesso e lo ha reso linguaggio. Lo ha capito che il rischio più grande oggi non è sembrare ridicoli, ma sembrare tutti uguali. Viviamo circondati da persone che esultano senza scomporsi troppo. Un universo distopico fatto di pose ed espressioni ben impostate. Poi arriva uno che decide di fare il protagonista e lì, al contrario di ciò che si può pensare, succede qualcosa di antico: alcune persone sorridono, altre si chiedono: “ma questo cosa sta facendo?”, altre ancora dicono: “finalmente”. Esattamente il meccanismo che ha creato i grandi personaggi della commedia italiana. Il personaggio che divide perché “ci dice qualcosa” e resta.
Se Alberto Sordi fosse passato da una piscina olimpica, probabilmente non si sarebbe fermato a guardare il punteggio. Avrebbe guardato l'ingresso in scena. Esagerato? No. Senza senso? Neanche, anzi, semplicemente in linea con il mood della coreografia subacquea che avrebbe eseguito di lì a poco. Pelati non è stato il campione marmoreo da copertina, ma l’uomo con la vanità e il gusto del teatro che attira l’applauso, anche per il momento che precede la prestazione sportiva. Guai a dire che si sia comportato da macchietta. Filippo Pelati ha vinto un argento europeo mettendo il turbo gay, sfacciatamente. E per qualche secondo ha dimostrato che lo sport non è solo prestazione, ma anche teatro. E cosa c’è di più vero e umano del teatro? E poi ha gareggiato nel nuoto artistico. E l'arte, si sa, comincia sempre un attimo prima che si alzi il sipario.