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Ma perché molti dicono che Alcaraz è dopato? “Un controllino a Carlos?”. Gli attacchi dei fan di Sinner al vincitore del Roland Garros e il precedente Nadal, ma il suo preparatore atletico Alberto Lledó…

  • di Giulia Sorrentino Giulia Sorrentino

  • Foto: Ansa

9 giugno 2025

Ma perché molti dicono che Alcaraz è dopato? “Un controllino a Carlos?”. Gli attacchi dei fan di Sinner al vincitore del Roland Garros e il precedente Nadal, ma il suo preparatore atletico Alberto Lledó…
Dopo l'epica vittoria su Jannik Sinner al Roland Garros, Carlos Alcaraz finisce nel mirino di diversi commentatori sui social: in molti insinuano che la resistenza fisica e la potenza del tennista spagnolo non siano del tutto “naturali”. Il non detto (o lo scritto) è chiaro: doping. “Non suda mai”, “fa sette punti di fila dopo cinque ore di partita”, “ma un controllino?”, scrivono, mentre il sospetto (ovviamente privo di prove) torna a evocare i fantasmi che anni fa colpirono anche Rafa Nadal. L’ipotesi è che Alcaraz, come Rafa, possa essere “troppo forte per essere vero”. Ma il suo preparatore Alberto Lledó spiega l’evidente evoluzione fisica del tennista

Foto: Ansa

di Giulia Sorrentino Giulia Sorrentino

Chiariamolo subito: non ci sono prove. Ma il sospetto, come spesso accade nello sport quando si gioca troppo bene, diventa carburante letale per le polemiche. Carlos Alcaraz ha vinto il Roland Garros dopo una maratona di cinque ore e trentuno minuti contro Jannik Sinner, ribaltando una partita che il numero uno del mondo aveva in pugno, e da quel momento è esploso il chiacchiericcio. Sul web, tra meme, commenti sarcastici e allusioni più o meno esplicite, in molti hanno cominciato a chiedersi se dietro quella vittoria ci fosse dell’altro. “Un controllino a fine gara ad Alcatraz glielo farei fare…” scrive qualcuno su Facebook, ironizzando sull'incredibile resistenza dello spagnolo. E ancora: “In effetti dopo molte ore di gioco, andare avanti 7-0 al tiebreak con 7 vincenti non mi sembra di averlo mai visto… qualche dubbio ce l’ho anch’io…”. Il tono è quello classico dell’illazione senza prove, ma con quel retrogusto velenoso che non ha senso di esistere. C’è anche chi paragona Alcaraz al suo predecessore naturale, Rafa Nadal, ricordando come anche su di lui, per anni, siano circolate insinuazioni simili: “Nadal era super dopato e mai un controllo, questo uguale!”.

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Al centro del mirino ci finiscono le gambe, la massa muscolare, la capacità di Alcaraz di resistere dopo ore di un tennis incredibile, tanto che quella di domenica è stata considerata la finale più bella del Roland Garros. “Lo spagnolo non suda chissà perché”, “anche io l’ho pensato. Magari hanno architettato tutta la storia proprio loro”, scrivono altri utenti. Il punto, però, è che dietro quella forza disumana c’è un lavoro maniacale, almeno a sentire il team del tennista. E in particolare Alberto Lledó, preparatore atletico del numero 2 al mondo, che da anni cura ogni aspetto del fisico del murciano, due anni fa aveva spiegato che “Carlos era abituato a mangiare pochissimo per gli standard di un atleta. Aveva le abitudini di un ragazzo qualsiasi. Ovviamente il cambiamento non è stato semplice, ma era fondamentale per aggiungere peso e massa muscolare. Alcaraz ha bisogno di glicogeno per avere energia, ma anche di carboidrati e in parte di grassi. E poi ci sono le proteine, fondamentali per il recupero e per generare massa, in base al lavoro da svolgere”.

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Uno dei tanti commenti su Alcaraz Ansa

Nessun segreto. Solo una dieta mirata, allenamenti intensi (come è ovvio che sia per il numero due al mondo), una trasformazione fisica cominciata da lontano. Ma il sospetto del popolo social, si sa, purtroppo non si ferma. E quando vinci troppo, quando sembri non avere limiti, quando resisti più del tuo avversario anche se si chiama Sinner e ha avuto tre match point, si cerca la polemica anche se forzata e priva di fondamenti. Nel caso di Alcaraz non c’è nulla che faccia pensare al doping. Anche perché la sua esplosione fisica è stata evidente e rapidissima: basta guardare le foto del 2021 e confrontarle con quelle di oggi. Da ragazzino asciutto a macchina da guerra. Impressionante, sì. Ma anche, per molti, troppo. Intanto Carlos festeggia il suo quinto Slam, il secondo a Parigi, e guarda già a Wimbledon da campione in carica. Con le gambe sempre più scolpite, la resistenza di un maratoneta e quella maledetta capacità di non morire mai, neanche dopo cinque ore e mezza contro il numero uno del mondo.

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