Jannik Sinner è ancora senza una sede di allenamento. Il numero uno del mondo, fermo per tre mesi a seguito dell’accordo con la Wada, non potrà prepararsi nella sua Montecarlo e dovrà individuare una nuova soluzione in vista del ritorno in campo previsto per maggio. La sua residenza nel Principato, infatti, non gli garantisce accesso al Monte-Carlo Country Club, dove solitamente si allena, per via di una questione burocratica che lo ha messo di fronte a un ostacolo inaspettato. L’idea iniziale era quella di restare a Montecarlo, vicino casa, sfruttando le strutture del Country Club, che offre sia campi in terra battuta che in cemento. Tuttavia, il circolo ha negato questa possibilità, come confermato dall’ufficio stampa della struttura: “Il Monte-Carlo Country Club è affiliato a tutte e due le federazioni di tennis: francese e monegasca. È un circolo privato, ma questo non lo esonera dai suoi obblighi: affiliarsi alle due federazioni di tennis, francese e monegasca. Monegasca perché è il club di tennis del Principato. Ma un club di tali dimensioni non avrebbe potuto essere costruito sul territorio monegasco: si trova sul territorio francese a Roquebrune Cap Martin, ed è dunque affiliato anche a quella federazione”.
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In altre parole, anche se Sinner è residente a Montecarlo, il circolo segue le normative francesi e monegasche che, in virtù della sospensione, impediscono a un giocatore momentaneamente fuori dal circuito di usufruire delle strutture. Questo significa che Jannik dovrà cercare un’alternativa per poter mantenere il livello di preparazione necessario per il rientro in campo. Ora il team di Sinner deve decidere in tempi brevi dove stabilire la nuova base. Tra le opzioni più accreditate c’è Marbella, una soluzione logistica comoda, con clima favorevole e strutture all’altezza. Lì potrebbe trovare un ambiente adatto a lavorare sulla terra rossa, la superficie su cui tornerà a giocare a maggio. Un’altra possibilità è quella di allenarsi in qualche circolo privato tra la Riviera dei Fiori e la Costa Azzurra, sempre a patto che non sia affiliato a una federazione nazionale. Ma trovare un club non affiliato, e che al tempo stesso offra condizioni di allenamento ottimali, non è semplice. Un’ulteriore alternativa è Dubai, già utilizzata da diversi top player come Novak Djokovic e Daniil Medvedev per la qualità delle strutture e il clima ideale. Oppure Miami, dove Jannik ha già svolto sessioni di allenamento e potrebbe sfruttare le strutture dell’IMG Academy in Florida. Il vantaggio sarebbe quello di prepararsi in un contesto competitivo, con la possibilità di trovare sparring partner di alto livello.
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Un’altra opzione che non va esclusa è che Sinner venga ospitato in un campo privato messo a disposizione da qualche imprenditore o ex giocatore. Anche perché il nodo dello sparring partner non è secondario: Cahill e Vagnozzi sono ottimi allenatori, ma non possono garantire un ritmo di gioco simile a quello che Jannik troverà in campo. Per questo motivo, il suo team potrebbe contattare un ex tennista professionista ancora in ottima forma per affiancarlo nelle sessioni di allenamento. Intanto, il Corriere della Sera ha rivelato un retroscena legato al caso doping. Il quotidiano riporta che due ex membri del suo staff, Umberto Ferrara (ex preparatore atletico, ora con Berrettini) e Giacomo Naldi (fisioterapista), sarebbero stati sotto osservazione da parte della Nado Italia, l’agenzia nazionale antidoping. Tuttavia, non è stato aperto alcun procedimento nei loro confronti, poiché non è emersa alcuna intenzionalità nel loro operato. Secondo quanto riportato, Ferrara avrebbe avvisato Naldi dei rischi nell’uso dello spray incriminato, mentre quest’ultimo ha dichiarato di non ricordare tale segnalazione. Un dettaglio che non cambia il verdetto finale: nessuna colpa intenzionale, né per Sinner né per il suo ex staff. Il caso continua a far discutere, ma ormai il verdetto è definitivo e la priorità del numero uno del mondo è solo una: tornare al meglio per il suo rientro in campo.