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Elkann report: Stellantis ai minimi dal 1956 è il nuovo “Estate più calda degli ultimi vent'anni”? L'anticiclone Tavares, Leapmotor in Cina e la produzione morta: l'erede Agnelli peggio della Seconda Guerra Mondiale? E Mirafiori?

  • di Jacopo Tona Jacopo Tona

9 aprile 2025

Elkann report: Stellantis ai minimi dal 1956 è il nuovo “Estate più calda degli ultimi vent'anni”? L'anticiclone Tavares, Leapmotor in Cina e la produzione morta: l'erede Agnelli peggio della Seconda Guerra Mondiale? E Mirafiori?
Ci sono notizie che le leggi ma ti sembra di averle già sentite, tempo fa, poi controlli e le avevi già lette davvero, mesi prima. Non è colpa dei giornalisti, ma dei numeri. La crisi dell'automotive è come quella climatica, e se ogni anno tirano fuori che è l'estate più calda di sempre, lo stesso è per la produzione di Stellantis ai minimi storici. A questo punto, la bella stagione in arrivo, consigliamo ai metereologi di cambiare nomi ai prossimi anticicloni. Basta rievocazioni infernali: fuori Caronte e Belzebù, dentro Tavares ed Elkann

di Jacopo Tona Jacopo Tona

Ogni estate è l'estate più calda degli ultimi cento anni, così come ogni trimestre è il trimestre più penoso per Stellantis. Ormai è una di quelle notizie ricorrenti, che basta ripubblicare ogni cinque o sei mesi: la produzione è ai minimi storici dal 1956. Lo avevano detto a ottobre del 2024, viene ripetuto ad aprile del 2025. I dati? Sempre gli stessi. L'estate del 2022 è stata la più calda dal 1800, almeno fino all'anno dopo, quando l'estate del 2023 è stata l'estate più calda del secolo. Tutto questo fino al 2024, anno in cui l'estate ha raggiunto temperature record tali da essere chiamata la più calda del millennio. C'è da sudare forte, stare in casa nelle ore critiche e bere molti liquidi. Fortuna che, cicliche come gli anticicloni dai nomignoli infernali tipo Caronte, Behemoth o Tavares, arrivano le stime dei dati produttivi sulla produzione di Stellantis a raggelare l'ambiente. Il consiglio vale sempre, anche e soprattutto per gli operai in forza agli stabilimenti ex Fiat: approfittare del tracollo produttivo per stare a casa e bere molti liquidi, possibilmente alcoolici. Se non molti, almeno quelli che ci si può permettere con quei quattro spicci della cassa integrazione, giusto per dimenticarsi di lavorare per un'azienda che nel 1966 già delocalizzava in Urss, creando uno stabilimento a Togliattigrad per produrre le Fiat 124, con volumi produttivi che negli anni ‘70 raggiungeranno le 600mila vetture annue soltanto per il mercato sovietico. Altri tempi, altri dati, altre ideologie. Se non altro, a Togliattigrad non faceva questo gran caldo.

Lo stabilimento Fiat a Togliattigrad
Lo stabilimento Fiat a Togliattigrad

Non ci si stupisce poi molto, ma i numeri di oggi sembrano aver patito una grandinata, se paragonati a quelli degli anni sovietici: 60.533 auto prodotte in totale, un -42,5% che fa rabbrividire, nonostante il caldo. I veicoli commerciali non fanno molto meglio: 49.367 unità, -24,2%. Ma è Melfi a dare la misura del baratro. Lo stabilimento simbolo della “nuova Fiat” chiude il trimestre con un tracollo del 64,6%. Appena 8.890 unità prodotte: una miseria, se si pensa che nel primo trimestre del 2019 le auto uscite dai cancelli erano quasi sette volte tanto. Parliamo di un -86% secco come un lago in Sicilia ad agosto. Le Jeep Compass, Renegade e le prime DS8 arrancano nel vuoto afoso lasciato dallo stop della 500X. Tredici giorni di fermo collettivo, rinfrescati dal ventilatore del contratto di solidarietà: ogni giorno circa 3.000 operai rimasti a casa, in attesa di un miraggio. Un caldo così non si vedeva dal 1956, ah no, aspetta. A Mirafiori? Uguale uguale: si continua a raschiare via i ragni dalle pareti con dignità operaia e propaganda istituzionale. La produzione è crollata del 22,2%: appena 9.860 auto in tre mesi, di cui 9.790 sono le 500 elettriche Fiat. Un modello che da solo non può reggere una vacanza, figurati il peso dell’intera filiera. Il resto è silenzio: Maserati, un tempo brand superfigo del lusso italiano, ridotta a 70 unità prodotte. Una cifra che farebbe quasi tenerezza se solo fossimo nel 1956, e non 69 anni più tardi. La Ghibli, la Quattroporte, la Levante: sparite, da Mirafiori e dal mercato.

I cancelli di Mirafiori nel 1956
I cancelli di Mirafiori nel 1956

La nuova Quattroporte elettrica, promessa per il 2025, è già slittata al 2028. Del Suv erede del Levante non si hanno nemmeno più le stronzatelle di rito. Sparito nel nulla, come tanti altri progetti che Stellantis ha preferito accantonare senza troppe spiegazioni. Intanto Leapmotor, braccio cinese di Stellantis, ha fermato la produzione della sua T3 negli stabilimento polacco di Tichy, e già si vocifera che il programma sia quello di spostare la produzione in Cina. Caldo, molto caldo, sempre più caldo: anticiclone Trump in arrivo. Sembra quasi il 1956. Ma chi se lo ricorda, il 1956? Stellantis non esisteva, e John Elkann aveva ancora vent'anni davanti prima che la fusione di alcuni gameti lo facesse diventare uno zigote in giacca, cravatta, conto in banca infinito e ricciolini da putto. Nel 1956 venne lanciata la Fiat 600 Multipla, progenitrice della Nuova Multipla anni Novanta e anche della 500L. Tirando giù i sedili diventava un letto matrimoniale lungo quasi due metri, che la rivoluzione sessuale stava per arrivare. Dell'anno prima la 1110, e la 600, simbolo di un'epoca, che da sola nel 1955 veniva prodotta in 2,7 milioni di esemplari. Nel 1956 venne completato l’ampliamento di Mirafiori Sud, che poteva essere considerata di buon grado come la fabbrica più grande del mondo: “Un'estensione enorme di quasi tre milioni di metri quadrati, di cui metà coperti, con 37 porte d'accesso, dieci chilometri di perimetro. 40 chilometri di catene di montaggio, 223 chilometri di convogliatori aerei, 13.000 macchine utensili; nell'impianto erano presenti 13 chilometri di gallerie sotterranee, 22 chilometri di strade e 40 chilometri di ferrovia”. Una città nella città, tanto che in questo periodo Torino guadagnò più di 200mila abitanti, in arrivo dal Meridione per lavorare. Dal sito Mirafiori Accordi e Lotte, “Nel 1956 la produzione superò le 1000 vetture/giorno. Vi fu un forte ringiovanimento degli operai e una crescita di quelli addetti alle mansioni semplici e ripetitive”.

La 600 Multipla, del 1956
La 600 Multipla, del 1956

Sullo stesso sito si trova la testimonianza dell’operaio Giuseppe Dozzo, poi licenziato per rappresaglia nel 1958. Nella sua deposizione racconta di come, prima del licenziamento, venne spostato dal magazzino all'officina 24, un lavoro più duro di quello che svolgeva. Una pratica ancora oggi in voga, si chiama demansionamento, e che adesso come allora viene giustificata da esigenze produttive: “Martedì 20 novembre 1956. Con 4 carretti si prelevano i pezzi smontati di un forno all’officina 18 e si portano fuori dell’officina. I guanti sono veramente utili. La produzione è diminuita. Altri operai vengono trasferiti alla 24. Siamo in molti”. Altri tempi, ma sicuramente all'epoca i numeri di produzione erano buoni, la crisi è tutta contemporanea: le macchine vengono prodotte, ma non qui in Italia. Il 21 giugno 1956, peraltro, fu rinnovato unitariamente il Ccnl della metalmeccanica che non era più stato rinnovato dal 1948: un aumento dei minimi stipendiali del 4%. Oggi, è senz'altro peggio. Mirafiori venne bombardata sette volte durante la Seconda Guerra Mondiale, sia dai tedeschi che dagli americani: che inutile spreco. Sarebbe bastato lasciar fare a Tavares e Stellantis, alla delocalizzazione, al mercato e all'elettrico. È l'estate più calda dal 1956. Non assemblate auto nelle ore più calde.

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