“Smemorato”, “calunniatore”, “finto oppositore”: sono solo tre degli epiteti con cui Andrea Scanzi ha descritto Carlo Calenda dopo le ultime uscite del leader di Azione. “Calenda si è definitivamente dato all'avanspettacolo” – scrive Scanzi sul Fatto Quotidiano – “Sarebbe anche una buona notizia, perché l’uomo non è privo di doti dialettiche e dunque mediatiche, solo che Calenda continua a intestardirsi nel voler fare quello che proprio non gli riesce neanche a pregare. Ovvero il ‘politico’”. C’entra il suo “rinnovato desiderio – molto ‘liberale’ – di voler ‘cancellare’” il Movimento 5 Stelle, quando Calenda ha fatto l’“aggressivo-trucido” come Er Monnezza: “Il giovine Calenda recitò in Cuore, l'ultimo Calenda è un Tomas Milian che non ce l'ha fatta. Daje!”. Ma Scanzi sottolinea le ospitate televisive dell’ex Ministro, “che si compiace di bastonare l’avversario nell'agone televisivo, dunque quello più bullo e smargiasso. A volte gli riesce e a volte no. Più spesso no”. Si riferisce allo scontro ad Accordi e Disaccordi con Marco Travaglio? Sembra di sì, dato che l’aggettivo “calunniatore” è dovuto alle accuse di Calenda ad Alessandro Orsini (descritto come “propagandista di Putin”). Il tema, in quel caso, era la guerra in Ucraina, su cui Calenda, che “ama così tanto l'imitazione di Crozza”, si è ampiamento speso. A dire di Scanzi, però, il silenzio più grave è quello su Gaza e la Cisgiordania: “Li diventa più muto di un pesce palla, regredendo allo stadio evolutivo di Friedman nostrano. Se l'argomento è la Palestina, Calenda si trasforma una firma di terza fila del Foglio. Peccato”.

C’è poi un’osservazione di “metodo”: “Calenda ripete che di Ucraina devono parlare solo quelli che ci sono stati. Una tesi granitica, condivisa peraltro dalla non meno luminare Nathalie Tocci. Se fosse vero, Barbero non potrebbe parlare di Medioevo perché non l'ha mai visto, e Papa Francesco non dovrebbe disquisire di Dio e aldilà non avendo ancora (si presume) incontrato né l'uno né l'altro. Quando arriva l'ambulanza?”. Scanzi ammette che su Stellantis Calenda è preparato, “ma non sa nulla di politica internazionale”, oltre a essere un leader che “Passa il tempo a prendere gli scarti di Forza Italia e derivati (per poi farsi puntualmente sfancula*e). È riuscito a farsi infinocchiare (nel 2022!) da Renzi ed è arrivato a proporre la Moratti come jolly deluxe per battere la destra (ciao core). Ha quasi tutti i media a favore, e nonostante questo nei sondaggi non sale mai. Vorrebbe essere ago della bilancia, ma al massimo è l'alluce valgo del Parlamento”. Ora il leader di Azione ha aperto a Giorgia Meloni. Una bipolarità da “Dottor Jekyll e Mr Hyde”: “In privato è fumantino ma educato, divertente, autoironico, autocritico e in alcuni casi persino un po’ timido. Poi si accende la lucina delle telecamere e gli parte lo sbrocco sistematico. Un pit bull pariolino aduso allo sclero, che passa ormai il 97% della sua vita a dissociarsi da quel che ha combinato tre secondi prima”. E chiude con un’esortazione: “Ripigliati, Carlo!”.
