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2 settembre 2025

Francia criminale su delfini e orche? La denuncia del fotografo Seph Lawless e il silenzio sul parco acquatico-prigione: mobilitiamoci!

  • di Michela Morellato Michela Morellato

2 settembre 2025

Il parco acquatico abbandonato diventato prigione per le orche e i delfini rimasti: l'avete sentita questa storia? No, perché la Francia tace su questa vergogna nazionale: l'ha portata alla luce il fotografo e reporter Seph Lawless, ed ecco cosa dovremmo fare...
Francia criminale su delfini e orche? La denuncia del fotografo Seph Lawless e il silenzio sul parco acquatico-prigione: mobilitiamoci!

Due orche e diversi delfini continuano a sopravvivere, dimenticati, all’interno di un parco marino abbandonato in Francia. Una vicenda che sembra uscita da un incubo e che invece è realtà, documentata in modo eroico dal fotografo e videomaker statunitense Seph Lawless, noto per le sue inchieste sui luoghi proibiti e le “rovine moderne” dell’Occidente.
Con i suoi droni e la sua telecamera, Lawless ha portato alla luce un segreto che la Francia avrebbe preferito nascondere: vasche fatiscenti, acqua stagnante e animali marini prigionieri in condizioni incompatibili con qualsiasi standard di benessere. Immagini che gridano giustizia.

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Le prime denunce sull’abbandono della struttura risalgono proprio agli anni della presidenza di Nicolas Sarkozy: già nel 2010 diversi attivisti e associazioni animaliste denunciarono con forza la gestione disastrosa e il trattamento crudele degli animali in cattività. Ma invece di affrontare il problema, il governo preferì imboccare la strada più comoda: ignorare, minimizzare e insabbiare. Le autorità locali hanno mantenuto una cortina di omertà, lasciando che gli animali restassero intrappolati in una lenta condanna a morte.
Il parco, chiuso al pubblico da tempo, non è mai stato bonificato né riconvertito. Al contrario, è stato trasformato in una prigione a cielo aperto per creature marine che in natura percorrono centinaia di chilometri ogni giorno.

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Un post condiviso da Seph Lawless (@sephlawless)

Invece di ringraziare l’influencer americano Lawless per aver portato alla luce una vergogna nazionale, la risposta dello Stato francese è stata surreale e violenta: denunciarlo. Le autorità hanno tentato di sequestrare il materiale raccolto, intimandogli di restituire le registrazioni. Ma Seph Lawless ha resistito, rifiutando di piegarsi alla censura. Un paradosso: lo Stato che tace sul maltrattamento degli animali, ma che si attiva con solerzia quando deve mettere a tacere chi mostra la verità.
Le immagini diffuse mostrano chiaramente animali sofferenti, costretti in vasche inadatte, in acqua torbida e stagnante. Le orche, animali che in libertà vivono in clan complessi e percorrono fino a 150 chilometri al giorno, qui sono ridotte a fantasmi che girano in tondo in uno spazio limitato e sporco. I delfini, noti per la loro intelligenza, sono ridotti a ombre che sopravvivono in una prigionia silenziosa.
Questo non è solo un caso di negligenza: è un crimine ambientale e morale, un tradimento degli stessi principi che la Francia ama sbandierare quando parla di diritti e civiltà.
Di fronte a un simile scandalo, il silenzio dell’Unione Europea è inaccettabile. La Francia non sta solo tradendo i suoi cittadini e il mondo, ma sta violando le direttive comunitarie sulla protezione degli animali e sull’ambiente.

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Seph Lawless intervistato da Fox News profilo Fb Seph Lawless

L’unica risposta credibile sarebbe l’avvio immediato di una procedura di infrazione e l’imposizione di sanzioni severe contro Parigi.
Se oggi conosciamo la verità, lo dobbiamo al coraggio di un uomo, Seph Lawless, che ha scelto di rischiare denunce e persecuzioni pur di dare voce a chi non ne ha. Ma il suo grido da solo non basta. 
Serve una mobilitazione civile, politica e istituzionale. Serve che i cittadini europei pretendano che nessuna nazione, nemmeno la Francia, possa trasformarsi in una camera di tortura a cielo aperto per animali selvaggi e maestosi.
E sì, lo capisco: in un mondo in cui i bambini vengono massacrati ogni giorno in guerre combattute per potere e denaro, parlare di due orche e di qualche delfino può sembrare quasi irrilevante. Ma è proprio da questi “dettagli” che si misura la grandezza (o la miseria) della nostra civiltà occidentale. Una civiltà che dovrebbe distinguersi per la difesa della vita, della dignità e della giustizia, e che invece sta andando a rotoli sotto il peso della sua ipocrisia.

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