“Buongiorno, in molti mi chiedono cosa ne penso della questione di Garlasco”. Comincia così il video in cui l’avvocato Ivano Chiesa, legale di Fabrizio Corona, interviene sugli ultimi sviluppi del caso dell’omicidio di Chiara Poggi. “Evidentemente, se le cose sono andate così, è una cosa di una gravità inaudita. Hanno ragione i colleghi difensori a essere molto arrabbiati”, dice Chiesa, che da qui trae tre “insegnamenti”. Il primo riguarda la fiducia nella giustizia: “Queste cose fanno malissimo alla giustizia, all’immagine della giustizia. La gente non ci crede più, e quindi sono cose che non devono accadere”. Il secondo è un riconoscimento al procuratore di Pavia, Fabio Napoleone: “L’ho detto mille volte, è una persona perbene, un bravissimo magistrato e un uomo coraggioso, perché ha tirato fuori queste cose. Onore a lui”. Il terzo riguarda il metodo. “Se ho capito bene, questa faccenda è saltata fuori perché hanno potuto avere accesso ai dati grezzi”, cioè, spiega, ai dati originali e non a quelli elaborati attraverso perizie e consulenze. Secondo Chiesa è una lezione che vale per “avvocati, difensori, pubblici ministeri e anche giudici”. Lui la collega al tema delle chat criptate, di cui si sta occupando: “Sono mesi che grido che voglio il dato grezzo, cioè le chat in originale. Mi ha ascoltato finora solo un giudice, quello di Imperia”. E conclude: “Le intercettazioni bisogna sentirle, non basta leggere le trascrizioni. Delle chat non bastano le copie, bisogna vedere gli originali. Facciamo meglio di quanto abbiamo fatto finora”.
Le parole di Chiesa arrivano in una fase decisiva. Il 28 settembre la Procura di Pavia ha notificato alla difesa di Andrea Sempio, unico indagato, l’avviso di conclusione delle indagini. L’indagato ha venti giorni per presentare memorie o chiedere di essere sentito, prima dell’eventuale richiesta di rinvio a giudizio. Per il delitto, avvenuto nel 2007 nella villetta di via Pascoli, Alberto Stasi è stato condannato in via definitiva nel dicembre 2015. Accanto all’inchiesta su Sempio, i magistrati pavesi hanno aperto un nuovo fronte sugli accertamenti svolti all’epoca dal RIS di Parma. Tra gli esiti mai trasmessi agli atti ci sarebbero due controanalisi negative sul DNA dei pedali della bicicletta di Stasi, eseguite nel settembre 2007 dall’allora capitano Alberto Marino. Ci sarebbero poi un test che escludeva la presenza di sangue sugli stessi pedali e una traccia di DNA maschile isolata nel 2013. Al centro c’è anche la distruzione, nel settembre 2016, degli eluiti conservati dal reparto, tra cui quello dell’Impronta 33, avvenuta senza un provvedimento del giudice. Nei giorni scorsi la Procura ha inviato il Nucleo Investigativo a Parma per acquisire l’intero fascicolo originale del RIS. Marino, che ha detto di voler “parlare in aula”, dovrebbe essere riascoltato, e probabilmente anche l’ex comandante Luciano Garofano. Scaduti i termini concessi alla difesa di Sempio, toccherà alla Procura di Pavia decidere se chiedere il rinvio a giudizio.