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Ok, con Mani Pulite i magistrati volevano fare la rivoluzione. Massimo D’Alema lo sapeva ed è stato zitto…

  • di Carlo Tortarolo Carlo Tortarolo

4 giugno 2024

Ok, con Mani Pulite i magistrati volevano fare la rivoluzione. Massimo D’Alema lo sapeva ed è stato zitto…
Giovanni Pellegrino, ex parlamentare del Pc/Pds ed ex presidente della Giunta per l’Immunità del Senato, parla al Corriere della Sera. Nel 1993 D’Alema gli disse: “I giudici vogliono fare la rivoluzione. E le rivoluzioni si sono sempre fatte con le ghigliottine e i plotoni d'esecuzione. Perciò cosa vuoi che sia qualche avviso di garanzia o qualche mandato di cattura di troppo?” Il sogno, poi sfumato, di “svuotare i partiti” e di realizzare il primato del potere giudiziario. Fortuna che l’Italia è fondamentalmente anarchica…

di Carlo Tortarolo Carlo Tortarolo

Abbiamo capito perché è stata distrutta la classe politica nel 1992. Lo svela Giovanni Pellegrino (ex parlamentare del Pds Pc che nel 1992 presiedeva la giunta per le immunità del Senato). Sul Corriere della sera Pellegrino racconta il pensiero del procuratore della Repubblica Borrelli che in un'intervista esponeva la sua Teoria politica: “Aveva detto che se l'Ottocento era stato il secolo dei Parlamenti e il Novecento quello degli esecutivi, non escludeva che il secolo seguente sarebbe potuto essere il secolo della giurisdizione». Come per dire: “Potere ai giudici.” Che adesso, però, con la riforma rischiano di perdere potere.

Ma Giovanni Pellegrino non si limita a riportare l'intervista di Borrelli che a suo tempo era già stata pubblicata e quindi da sola non sarebbe stata nulla di nuovo. Pellegrino parla di un incontro con D'Alema: «Era la primavera del 1993. Mi concesse un incontro ma dopo pochi minuti mi zittì: "Come al solito voi avvocati siete contro i pubblici ministeri. Volete capirlo che questi di Milano stanno facendo una rivoluzione? E le rivoluzioni si sono sempre fatte con le ghigliottine e i plotoni d'esecuzione. Perciò cosa vuoi che sia qualche avviso di garanzia o qualche mandato di cattura di troppo? Eppoi Luciano (Violante n.d.r.) mi ha detto che possiamo stare tranquilli perché Mani Pulite non se la prenderà con noi».

Massimo D'Alema
Massimo D'Alema in una foto degli anni '90

Quando alcune indagini si avvicinano al Pds D'Alema inizia a non fidarsi delle rassicurazioni di Luciano Violante e convoca nuovamente Pellegrino. D'Alema, secondo lui, non si fidava “perché non aveva stima delle varie corporazioni giudiziarie”. Pellegrino allora gli spiega: “che Mani Pulite non tendeva a colpire la corruzione amministrativa ma il finanziamento irregolare della politica per svuotare di forza i partiti. Tutti i partiti. Per renderli deboli finanziariamente e politicamente. E per realizzare così il primato del potere giudiziario”. Ma poi, spiega Pellegrino, il progetto non andò a buon fine fino in fondo: “perché la magistratura è un potere diffuso: ognuno fa come gli pare”. Non manca un rammarico finale nell'intervista di Pellegrino: “Mani pulite non realizzò il suo disegno ma distrusse il sistema dei partiti (…) avevo stima dei magistrati di Milano Borrelli li guidava benissimo ma il loro principio che si basava sul primato del potere giudiziario era in contrasto con il disegno costituzionale”. Ricapitolando, se fosse vero abbiamo distrutto la politica italiana per fare una prova basata su un principio incostituzionale e come diceva Jannacci: “per vedere di nascosto l'effetto che fa”.

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Certe cose alcuni le hanno sempre sospettate, gran parte dei cittadini ha sempre percepito che ci fosse qualche cosa che non andava, anche se, come direbbe Pasolini, non avevano le prove. Se è così è materia da romanzo, un romanzo dove i colpi di scena hanno lasciato segni e lividi non tanto su politici e magistrati, quanto sulla pelle dei cittadini e della Repubblica. Però, se fosse vero il fatto che adesso escano fuori i dettagli, può significare che stia crollando quel potere che in Italia, da oltre trent'anni, ha indebitamente costretto e umiliato la democrazia rappresentativa.

Non ho mai creduto nel governo dei giudici tanto più che il potere giudiziario quando ha governato non ha mai dato prova di grandi abilità. Per esempio, i decemviri, i magistrati romani che scrissero le 12 tavole, una volta scritte le leggi non se ne volevano più andare e vennero cacciati da una rivolta di plebei. Fortuna migliore ebbe l'esperienza dei giudici agli albori di Israele, nel periodo tra Giosuè e la monarchia. Furono personaggi biblici, condottieri e amministratori che però avevano un vantaggio su tutti essendo ispirati da Dio. Da noi questo potere non è mai riuscito ad andare definitivamente al governo ma è diventato uno strumento di instabilità che con ingerenze e indagini a orologeria, otteneva visibilità e consenso per conquistare influenza e autorità. Un esperimento nato male che da noi è durato oltre trent'anni grazie all’intrinseca natura italiana colta perfettamente da Prezzolini: “L'Italia non è democratica né aristocratica. È anarchica.”

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