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2 giugno 2024

“La vita che volevi” con Vittoria Schisano su Netflix non è quella che volevamo noi (una fiction Rai?): non basta essere transgender per essere interessanti (o per saper recitare)

  • di Irene Natali Irene Natali

2 giugno 2024

Netflix prosegue nella sua missione: quella di rifilarci una serie interessante ogni, a voler essere generosi, dieci mediocri. E di certo "La vita che volevi" di Ivan Cotroneo (con la transgender Vittoria Schisano a interpretare una transgender, ma più con metodo Gabriel Garko che con metodo Stanislavskij) non rientra nella prima categoria... Ecco perché
“La vita che volevi” con Vittoria Schisano su Netflix non è quella che volevamo noi (una fiction Rai?): non basta essere transgender per essere interessanti (o per saper recitare)

Anche questa settimana, Netflix prosegue imperterrita nella sua missione: quella di rifilarci una serie interessante ogni, a voler essere generosi, dieci mediocri. E di certo La vita che volevi non rientra nella prima casistica. Sei episodi, la serie è subito schizzata in cima ai più visti della piattaforma. Protagonista, Vittoria Schisano nel ruolo di Gloria; alla regia Ivan Cotroneo, che ne è anche autore insieme a Monica Rametta.

Cotroneo è, tra gli altri, il creatore di Tutti pazzi per amore, Una grande famiglia, È arrivata la felicità: sceneggiatore prolifico per la fiction Rai, con questa serie si cimenta in un prodotto per la serialità in streaming. Solo che viene il dubbio che a Netflix nessuno gliel' avesse detto. Perché questo La vita che volevi potrebbe tranquillamente essere una fiction Rai da prima serata; ad eccezione per la protagonista transgender, l'effetto deja-vu di scene già viste è continuo.

È chiara la volontà di restituirci un personaggio iconico: Gloria in tacco 12, Gloria l'ex star della disco, Gloria la donna di successo. Gloria che non si piange addosso né si autocommisera, perché ha lottato tanto in passato e adesso è decisa a vivere la vita che voleva. Essendo la Schisano essa stessa una persona transgender, sulla carta sembrava l'interprete ideale: chi meglio di lei poteva capire appieno il vissuto di Gloria? Il problema è che la recitazione della Schisano, più che il metodo Stanislavskij, segue quello Gabriel Garko. Come se non bastasse, dato che a doti attoriali la Schisano va forte, ad affiancarla come protagonista maschile, sono stati scritturati Giuseppe Zeno e l' unica espressione che aveva a disposizione.

La baracca la salva, o almeno le evita l'affossamento, l'interpretazione di Pina Turco nel ruolo di Marina, una volta migliore amica di Gloria.

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Vittoria Schisano
Vittoria Schisano

Il potenziale in La vita che volevi c'era, eppure la complessità alberga altrove: sembra che lo spettatore debba capire tutto subito; qualora non ci riesca poi, arrivano le musiche didascaliche. Un esempio? Gloria e gli altri personaggi ricevono notizie sconvolgenti, covano rancori di lungo corso, si portano dietro dolori: basta una mezza smorfia e tutto va avanti. Si detestano ma riescono a parlare civilmente; covano segreti da anni ma li confessano con un'ovvietà disarmante. Le notizie che dovrebbero apportare pathos alla narrazione, semplicemente scivolano via. Le emozioni non esplodono né implodono; gli eventi si limitano ad aggiungersi.

L'unico sussulto che questa serie regala, è all'inizio del quarto episodio: quando partono i Blur di Girls and boys in sottofondo. E per favore, non specifichiamo che la serie va comunque apprezzata per il coraggio: la Schisano questo malcelato pietismo d'accatto non se lo merita. È importante che le persone trans non vengano raccontate solo come sex worker? Certo. Che ci sia una, parola odiosa, “normalizzazione” della transessualità? Ri-certo. Allora stronchiamo La vita che volevi come merita: esattamente come faremmo con un'attrice nata donna. Con l'augurio che la serie di Cotroneo sia solo il primo capitolo che ha aperto la via.

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