Il cinema in Italia è pieno di noia, costantemente in attesa di qualcosa di nuovo. Quando arriva, come una goccia che cade in testa a uno che dorme, allora si alza di scatto. Francesco Sossai vince ai David perché lo ha fatto, qualcosa di nuovo. Ma talvolta la novità va cercata nel passato. Dal 25 maggio saranno di nuovo disponibili in sala Bianca e La messa è finita di Nanni Moretti, distribuiti da Cat People. Pochi mesi dopo il ritorno nei cinema italiani di Marco Bellocchio e dei Pugni in tasca, un altro autore che fa da memoria storica di questo Paese offre due dei suoi film al pubblico. Quando gira Bianca Moretti ha trentadue anni. Quando esce La messa è finita ne ha trentatré. L'Italia che ritrae è quella della borghesia progressista romana in piena crisi di nervi. Il suo microcosmo personale la metafora di una situazione nazionale.
Bianca parte da una premessa apparentemente da commedia degli equivoci: Michele Apicella insegna matematica in una scuola privata popolata da adulti che si comportano come adolescenti e studenti che sembrano già adulti consumati. Osserva le coppie attorno a lui con l'intensità di un entomologo. Poi arriva Bianca. E Michele, più di tutto, nella vita, vive di paura, si ritrova a dover fare i conti con il desiderio. Se Bianca è il film dell'ossessione, La messa è finita è il film dell'impotenza. Don Giulio torna a Roma dopo anni passati su un'isola. Ritrova gli amici di sempre, la famiglia, la comunità parrocchiale. E trova soprattutto un paesaggio umano pronto a sfaldarsi. Don Giulio vorrebbe aiutare tutti ma scopre che l'altro non riesce a cogliere la mano in soccorso. La messa è finita vince l'Orso d'argento a Berlino nel 1986 e per mesi alimenta discussioni su cosa stesse diventando l'Italia, su dove stessero andando a finire i legami collettivi costruiti nel dopoguerra. Quarant'anni dopo, la domanda è ancora aperta. Sono film che costruiscono identità, nel senso virtuoso del termine; che la difendono con ferocia. Cat People fa bene a riportarli in circolazione. E chi non li ha mai visti ha una fortuna che chi li rivede può solo invidiare.