“Alcuni alimenti che vengono commercializzati negli Usa, noi non potremmo commercializzarli nemmeno traformandoli in mangimi per gli animali”: se qualcuno si stesse chiedendo perché ora il prosciutto cotto viene considerato alimento cancerogeno di classe 1, ce lo spiega chef Guido Mori. La correlazione tra due particolari tipi di tumore, quelli al colon e al pancreas, con affettati e insaccati, è dovuta al fatto che questo tipo di alimenti contiene sostanze che alzano molto la soglia di rischio.
Niente di nuovo, in realtà: già da una decina d'anni infatti, tutti gli affettati e insaccati sono classificati come agenti tumorali di classe 2. Significa che, appunto, contengono sostanze che aumentano la possibilità di tumori: stesso discorso per l'alcol, che è passato prima in classe 1.
Se però finora gli insaccati non avevano una bibliografia adeguata che dimostrasse una correlazione stretta, ora il discorso è cambiato: a partire dal 2020 infatti, sono stati pubblicati studi che indicano una correlazione tra il consumo continuo di carne di manzo e maiale in relazione al tumore al colon: si tratta di uno studio riguardante in particolare le persone americane, che utilizzano affettati e insaccati per la colazione, dunque quotidianamente. Inoltre, spiega ancora Mori, queste persone non fanno grande consumo di alimenti fermentati i quali, al contrario, diminuiscono l'incidenza di tumori al colon.
L'altro elemento che ha portato alla classificazione in classe 1 è la presenza di nitriti: si tratta di “sostanze, quelle che fanno rimanere l'insaccato rosa, che anche in basse quantità, sono considerate fattori tumorali piuttosto rilevanti”. Naturalmente, “esistono tanti cibi che alzano il rischio tumore, il punto è quanto ne consumi”. E ovviamente la qualità incide tantissimo: ed ecco appunto, che tornano quegli alimenti che noi non potremmo commercializzare “nemmeno trasformandoli in mangimi per animali”. Ma è una battuta?, verrebbe subito da pensare: ebbene, no.
“Il problema – continua Mori - della commercializzazione della carne negli Stati Uniti, che poi è il motivo per cui Trump si è incaz*ato ultimamente, è che loro consentono l'utilizzo di ormoni per la crescita - che sono gravissimi agenti tumorali - e fanno uso di pesticidi che da noi sono vietati dagli anni '90 perché lasciano tracci indelebili nel grasso di accumulo degli animali”: questi due fattori “rendono la carne che loro mangiano, nemmeno adatta all'allevamento di pesci”. Non che in America non ci siano le eccellenze del cibo; quello che non c'è, è uno Stato che vigili sulla qualità del cibo: “Possono commercializzare tutto e in maniera fallace”, e “considerando che poi non c'è una sanità pubblica, questi insaccati vanno a incidere sulla popolazione meno agiata: quella che poi non si potrà nemmeno permettere le cure”.
L'Europa invece, ha una legislazione diversa; l'Italia anche leggermente più ristrettiva rispetto al resto d'Europa “ma non tanto, perché deve comunque rimanere nel quadro della direttiva europea e il mercato essere unico”.
Che fare dunque, con prosciutto cotto e compagnia? “Vanno mangiati, ma con la stessa attenzione con cui consumiamo la carne: in una dieta mediterranea, la carne rossa andrebbe consumata 1-2 volte al mese”. Dobbiamo perciò “consumare molto meno rispetto a quello che è venuto fuori nell'ultimo ventennio, limitare l'utilizzo di insaccati e, di conseguenza, mangiare insaccati piu interessanti e goderceli”. Insomma: “Non c'è niente di male in una schiacciata col prosciutto, solo che non è il tuo cibo di tutti i giorni”.