Questo Sanremo sembra suonare più tradizionale. Quando non si attinge dalle novità del presente, si torna inevitabilmente al passato. In un momento in cui rap e trap cercano di recuperare le loro origini, anche la canzone italiana si rifugia in sé stessa, rievocando le proprie radici e il suo linguaggio più classico. Blanco e Michelangelo ripropongono la ballad sanremese per eccellenza, confezionando un brano su misura per Giorgia. Le linee melodiche permettono all’artista di esprimersi al massimo della sua vocalità, senza ancorarla ai tempi di E poi e Come saprei. Anche la produzione è classica, con tocchi di modernità, come la scelta dei suoni della drum. Elodie torna a linee melodiche più classiche, bilanciate da una produzione elettronica contemporanea, con echi deep house e un’orchestra sempre molto presente. Non mancano i brani che puntano al tormentone estivo, con richiami agli anni ’80: i Coma Cose con Cuoricini, Sarah Toscano con riferimenti a Odissea Veneziana e i The Kolors che fanno dell’estetica di quegli anni il loro cavallo di battaglia, proponendo quello che sembra un super omaggio a Raffaella Carrà. Achille Lauro firma Incoscienti giovani, un pezzo nostalgico ispirato al cantautorato italiano, in particolare romano. Tony Effe, invece, recupera la tradizione capitolina degli stornelli e l’eredità Franco Califano. Bresh rinnova la tradizione genovese, di cui è erede, intrecciando melodie e produzione moderne con strumenti tradizionali (forse una mandola irlandese) e richiami deandreiani. Sanremo è da sempre un campo di sperimentazione tra passato e futuro. Tuttavia, quando ci si ancora troppo alle radici o si proietta eccessivamente nel domani, il rischio è di risultare artificiosi. Questa è una delle critiche più ricorrenti ai brani sanremesi di ogni epoca. Anche nel 2025, alcuni artisti riescono brillantemente a rielaborare il passato in chiave originale, mentre altri finiscono per snaturarsi. Al di là delle scelte nostalgiche o moderniste, emerge un dato chiave: le canzoni più convincenti sono quelle che raccontano una verità e rimangono coerenti con l’artista, specialmente quando quest'ultimo ha un immaginario ben definito.
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È il caso di Rocco Hunt, che porta a Sanremo un brano che incarna l’identità del rap e della canzone napoletana, di cui Rocchino è uno dei migliori rappresentanti. Lo stesso vale per Willie Peyote, Shablo, Guè, Tormento e Lucio Corsi, ognuno con un’impronta musicale autentica. Dopo anni di sperimentazioni, Rkomi torna alla sua essenza più pura, quella di Io in terra, album che lo aveva reso unico per flow, scelte lessicali ed ermetismo. Thiele si distingue con una proposta raffinata e originale: melodie ricercate, un mix tra 808 e basso acustico, chitarre alla Khruangbin e un sound spaghetti western moderno. Il pezzo è evocativo e cinematografico, con un ritornello che evoca il tema di Poverty di Morricone nell’inciso. Simone Cristicchi torna con un brano perfettamente nel suo stile: un songwriting solido e un tema universale, che si traduce in una perla fuori dal tempo. E poi c’è Fedez, che si ripresenta al Festival con un brano potente e intenso. Le strofe rievocano lo stile dei suoi esordi, mentre il ponte e il ritornello hanno un’impronta più melodica. La produzione è curatissima: si apre con un synth che introduce il tema principale del pezzo con un sound design raffinato, a cui si unisce l'orchestra nel ritornello. Un 808 nel ponte e dopo il ritornello trascina l’ascoltatore in un abisso emotivo profondo, quello della depressione. Il brano racconta una verità personale e restituisce un’immagine autentica del suo percorso artistico e umano. Sanremo 2025 rappresenta solo una parte della musica italiana attuale, ma rivela una tendenza chiara. In assenza di nuovi linguaggi da esplorare, l’evoluzione musicale passa attraverso la sintesi del passato, dando vita a nuove estetiche. Nei prossimi anni, proprio questa capacità di rielaborazione potrebbe tracciare la nuova direzione della musica italiana.
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