"San Valentino, festa di ogni cretino che crede di essere amato ma poi rimane fregato", ripetevano ciniche le donzelle in erba a scuola, sperando in segreto di essere oggetto dei desideri di qualche romantico brufoloso nei pressi. Che ci piaccia o no l'invasione di cuori rossi e fidanzatini dilagherà anche stavolta, che si sia pronti a spendere cento euro di cena per due a lume di candela o a farsi rapinare per un monile da donare alla beneamata. Tutto ciò ebbe inizio con un vescovo ternano che teneva parecchio alle coppiette, purtroppo per noi non alla specialità gastronomica dei Castelli Romani - le coppiette di cavallo - ma ai fidanzati che accorrevano da lui per ricevere benedizioni ed unirsi in matrimonio nonostante i veti allora imposti ai soldati dall’Imperatore. Pare quindi che Valentino perse la testa - nel senso che fu decapitato - proprio il 14 febbraio 270 d.C. Secoli dopo Papa Gelasio pensò bene di fare piazza pulita dei Lupercalia romani ricorrenti a febbraio di auspicio alla fertilità, istituendo la ricorrenza cristiana di San Valentino, protettore degli innamorati. Dobbiamo dunque a Gelasio l’ira di Dio di amore e gadgets scarlatti a profusione nel mese più corto. Chissà che le alunne del gineceo si aspettassero in cuor loro di ricevere in dono una scatola di preziose praline di alta pasticceria del Maestro Iginio Massari. Noi quelle fanciulle le abbiamo volute riscattare tutte e siamo corsi sul sito del nostro bresciano ad ordinare in anteprima i cioccolatini in edizione speciale San Valentino 2026.
Il 22 gennaio picchiavamo i piedini davanti al catalogo on line delle praline a portata di click, per assicurarcele in anteprima. Dodici notti ci hanno visti insonni in attesa del corriere, seguendo il pacchetto dalla partenza presso la casa madre nella Leonessa d’Italia, facendo scalo a Carpi per giungere poi a Roma il 3 febbraio. Abbiamo barrato gli impegni sul carnet per afferrare il corriere alle caviglie e fare nostre le praline dell'amore. Aprire il pacco è stato un attimo, accorgersi che il prezioso packaging sottile ballava clamorosamente in quella volgare scatola larga, ancor meno. I colori classici di Massari, un mélange di rosa e celeste su sfondo bianco della confezione, restano fedeli al brand, infischiandosene del celebre ‘rosso Valentino’ – quello degli amanti, non della moda… - ove campeggia la scritta del Signore dei dolcetti Iginio Massari e la chiosa Alta Pasticceria. A sigillare la scatola due prosaici pezzi di scotch. Sul retro una etichetta riporta la lista degli ingredienti e la descrizione del contenuto: ‘cuore mandorle crude e vaniglia, cuore passion fruit, semisfera cioccolato bianco e nocciola’. Aprendo lo scrigno cartonato – un peu délabré, diciamolo – si palesa a noi medesimi, Signori, lo sfacelo: le nove praline appaiono come reduci di un conflitto sparpagliate sul campo di battaglia, fuori dal parallelepipedo di plastica forata che le incastonava, falcidiate nel trasporto su ruote. La calotta dal vibrante color tangerine delle piccole semisfere appare graffiata come la carrozzeria di una utilitaria, la signature del Maestro funestata dagli insulti degli sballottamenti, quasi illeggibile. Tutt’attorno una carneficina di cuoricini di cioccolato bruni e tinti di cocciniglia stira l’anima a Cristo, anzi, a Valentino, sbiaditi come vecchia plastica al sole. La vendetta di San Faustino si è abbattuta sui 25 euro di blasonati dolcetti del Maestro, sconfitto. Proseguendo scientificamente al test registriamo all'olfatto una lieve ma percettibile nota artificiale, come di idrocarburo.
All’assaggio il crock della minuscola semisfera arancione è nitido, secco, a rivelare un fourré alla gianduia e croccantino alla nocciola. Praticamente un cioccolatino al latte disarmante nella sua banalità. L'afflato di delusione ci pervade come un due di picche non annunciato, una crepa al primo appuntamento, una telefonata mancata. Iginio, Iginio mio, perché ci fai questo? Passando alla pralina in sembianze di cuore dalla scocca violata come il nostro, de còre, siamo presi da un sussulto, ma non di passione: al morso la bétise au chocolat sprigiona un aroma di mandorla e olio motore, ci soccorre un fazzoletto che accoglie non lacrime nostalgiche ma conati. Maestro, lei San Valentino lo detesta, confessi. Sillabe di meraviglia ci si strozzano in gola, ammazza quanto so’ cattive ste praline. Ormai in preda ai singulti, come traditi da un amore non corrisposto, frustrati e malconci, ci rimettiamo all'ultimo dolcetto come Paolo e Francesca al rozzo Gianciotto. Il bottone cuoriforme color caffé ci sorprende al palato con un pungente fendente che ricorda una forchettata di ajo ojo e peperoncino, con una tardiva svisata fruttata. Ah, è il colpo di coda del passion fruit. E li alcun fazzoletto può ristorare le papille in confusione, doveva essere una rapsodia amorosa, si è rivelata n'insalata de riso avariata. Iginio, Iginio mio. Ormai siamo amanti in depressione, anche il Maestro ci ha rifilato il siluro e quasi vorremmo prenotarci una seduta di psicanalisi. Ma come ca** è possibile pagare venticinque euro di praline firmate Massari per San Valentino, aspettarle dodici giorni, scartare una vera e propria débacle di cioccolata per un trasporto maldestro per poi gettarla al secchio? Per noi il voto è zero; se avete intenzione di litigare con la vostra fidanzata e lasciarvi, ordinate le praline di Iginio Massari. Ah, la lista degli ingredienti? Pullula di coloranti. Iginio. Iginio mio... Date retta a noi di Mow, andate sul classico, diamonds are a girl’s best friends.