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22 maggio 2026

Intervista totale alla “Signora del gin”, Lesley Gracie di Hendrick’s: “Nelle bottiglie voglio che entrino i miei viaggi, le mie storie”

  • di Domenico Agrizzi Domenico Agrizzi

22 maggio 2026

È lei la “Signora del gin” di Hendrick’s: Lesley Gracie, chimica, scienziata, colei che crea il liquido; lo fa unendo la materia alle storie che ha vissuto, ai suoi viaggi fatti per scoprire nuovi prodotti. L’abbiamo intervistata ora che è uscita una nuova bottiglia, “Another Hendrick’s”, insieme alla Global Ambassador Charmaine Thio: ecco com’è andata

Foto: Another Hendrick's

Intervista totale alla “Signora del gin”, Lesley Gracie di Hendrick’s: “Nelle bottiglie voglio che entrino i miei viaggi, le mie storie”

Chi ama il gin lo conosce per forza, e pure chi beve qualcos’altro l’ha almeno provato. Il gin Hendrick’s è un’istituzione. Ha cambiato le abitudini (prima di lui, il gin non era parte dell’aperitivo), combinato sapori e fragranze. La bottiglia poi è una delle più riconoscibili: il nero esteriore fa da contrasto alla trasparenza del liquido. Non sempre. Ora è uscita una nuova versione: Another Hendrick’s. Un altro. Se il brand è riuscito a evolversi in maniera costante e definita è anche grazie a chi conosce la chimica alla base del prodotto. Lesley Gracie, distillatrice del marchio, conoscitrice delle formule da cui scaturisce il gin; è lei l’alchimista che mescola gli elementi della materia per creare il liquido finale. La base di partenza e la chiave di tutto. Gracie è in Italia per degli eventi legati alla nuova versione dell’Hendrick’s, con lei c’è anche la Global Ambassador ed esperta delle combinazioni per i cocktail, Charmaine Thio. Noi siamo andati a intervistarle.

Lesley Gracie di Hendrick's gin
Lesley Gracie di Hendrick's gin Hendrick's

Alla base di Hendrick’s c’è un elemento molto chiaro e importante: la dualità. Quindi vorrei chiedervi: come avete capito che questo fosse il concetto chiave per voi?

Lesley: È una cosa che esiste fin dall’inizio. Quando ho iniziato a lavorare con Charlie Gordon, il compianto presidente di William Grant’s, lui parlava di creare un gin completamente diverso da tutto ciò che esisteva allora, sia in termini di gusto che di aroma. Ma voleva anche che fosse prodotto in un modo diverso. Nel 1966 acquistò due alambicchi a un’asta a Londra e li trasferì a Girvan, dove all’epoca era stata appena aperta la distilleria di whisky. Li sistemò in uno dei vecchi edifici e per anni li utilizzò separatamente per cose diverse. Quando iniziò a sviluppare il suo nuovo gin, volle usare entrambi gli alambicchi proprio perché funzionavano in modo completamente diverso. Uno è un piccolo pot still tradizionale, l’altro è un Carter-Head still. E anche se utilizziamo le stesse undici botaniche secche, il risultato cambia totalmente in base al tipo di distillazione. Charlie sapeva perfettamente che sarebbe successo, ed è per questo che voleva entrambi.

Quindi tutto è partito da lì: due alambicchi.

Lesley: Poi arrivarono rosa e cetriolo, perché alla fine degli anni Novanta, quando Hendrick’s stava prendendo forma, il gin aveva ancora un immaginario molto britannico. E cosa c’è di più britannico di un giardino di rose o dei sandwich al cetriolo? Così aggiunse anche quella coppia di elementi. E da allora sembra che tutto in Hendrick’s si sviluppi sempre in due direzioni. Adesso, con il nuovo prodotto, abbiamo cacao e fiore d’arancio. È una cosa che è venuta fuori quasi naturalmente.

Prima parlavamo di come Hendrick’s abbia cambiato il mondo del bartending quotidiano. Anni fa non era così comune bere gin per esempio all’aperitivo. In un certo senso avete cambiato le abitudini di tutti noi.

Lesley: Hendrick’s si distingueva immediatamente dagli altri gin, aveva una profondità e una complessità più marcate. Questo lo ha fatto emergere in modo molto forte. E credo abbia anche spinto tante persone a sperimentare di più con ingredienti particolari. La Gin Guild dice spesso che Hendrick’s ha dato il via a quella che chiamano la “ginnaissance”, cioè la rinascita moderna del gin. Ed è una cosa bellissima da sentir dire.

E come riuscite a comunicare questa complessità?

Charmaine: È un aspetto profondamente radicato nello storytelling di Hendrick’s. Se chiedi a Lesley, tutte le espressioni che ha creato nascono sempre da una storia, da un ricordo, da qualcosa che ha vissuto personalmente. E penso che uno dei nostri punti di forza sia proprio quello di costruire un mondo attorno al brand. Senza volerci vantare, siamo abbastanza bravi a rendere visibile e immaginabile il mondo di Hendrick’s, a farlo vivere alle persone.

Abbiamo parlato di esperienza e del fatto che tutti i sensi entrano in gioco quando si beve un cocktail. Esiste un’atmosfera particolare in cui sentite di godervi davvero un drink?

Lesley: Per me conta molto l’atmosfera sociale. Mi piace quando le persone condividono il momento. A volte vai in un posto e ci sono gruppetti chiusi, separati, e manca quell’energia conviviale. Quando invece tutti partecipano si crea qualcosa. Le persone parlano, si confrontano anche su quello che stanno bevendo.

Quindi non il classico drink di fine giornata, da soli?

Lesley: Beh, in realtà c’è una delle varianti che ho creato che bevo proprio in quei momenti. Se sono a casa tranquilla a leggere, per esempio, bevo Orbium, che contiene chinino e altri elementi. Siccome è già molto completo, mi basta versarlo con ghiaccio e sorseggiarlo così com’è. Anche perché io non sono una bartender. Quella è una capacità che Charmaine possiede. Lei si occupa di tutta quella parte. Io penso alla base.

Charmaine: Che è la parte più importante.

Siete complementari.

Lesley: Oh, assolutamente. Ancora una volta: dualità.

Esatto, eccoci di nuovo lì. Quindi come consigliate di servire questo nuovo gin?

Charmaine: Abbiamo diverse opzioni. Per i momenti più sociali, magari all’inizio della serata, quando sei con gli amici e c’è una certa energia, consigliamo lo Spritz. Lo so, può sembrare controverso visto che siamo in Italia. L’idea è usare Another Hendrick’s con prosecco e soda, aggiungendo anche succo di mela e un tocco di liquore alla ciliegia. Il risultato è molto bello visivamente, rosa tenue, quasi come un rosé. La sera invece, nei momenti più tranquilli, a me piace moltissimo nel Martini. La texture di Another Hendrick’s si presta perfettamente a quel cocktail: crea una consistenza setosa, quasi vellutata. Davvero straordinario.

Hendrick's
Le immagini dell'evento Hendrick's Anotherland Hendrick's

A proposito, come vi siete conosciute?

Charmaine: Diciamo che mi sono praticamente imposta nella vita di Lesley. No, scherzi a parte, all’inizio ci vedevamo più o meno una volta all’anno, quando lavoravo come Brand Ambassador nel Sud-est asiatico. Di recente mi sono trasferita nel Regno Unito, quindi ormai Lesley non riesce più a liberarsi di me.

E qual è stato il primo drink che avete bevuto insieme?

Lesley: Bella domanda. Probabilmente un Hendrick’s con sambuco, parecchi anni fa.

Charmaine: Sì, credo proprio di sì. Uno dei cocktail preferiti di Lesley. Infatti lo abbiamo chiamato “Lesley Gracie” in suo onore. Hendrick’s Original, un po’ di sciroppo ai fiori di sambuco e soda.

Come siete arrivati invece alla combinazione di sapori di questo nuovo gin, cacao e fiore d’arancio? Qual è stato il percorso di ricerca?

Lesley: È da parecchio che sperimento con il cacao, perché adoro il cioccolato. Ma il cacao ha una personalità molto intensa, ed è difficile inserirlo in un gin senza che prenda completamente il sopravvento. Esistono già gin al cacao, ma spesso il cacao domina tutto il resto. Ero in Messico, in un cocktail bar, e il bartender mi servì un drink decorato con un fiore di cacao. In maniera non così elegante devo dire, lo tirai fuori dal bicchiere e iniziai ad analizzarlo. Dal fiore emergeva sì la nota di cacao, ma anche una componente floreale, quasi fruttata. Ed è stato proprio quel mix tra cacao e parte floreale a farmi pensare: “Okay, forse il cacao va bilanciato”. Al Gin Palace abbiamo due splendide serre botaniche, e una è dedicata alle piante mediterranee, piena di agrumi. Guardando i fiori lì dentro, mi sono resa conto che il fiore d’arancio funzionava perfettamente. Era quasi come osservare Hendrick’s da un’altra prospettiva, perché aggiungeva una profondità totalmente nuova al distillato. Poi entra in gioco Charmaine con tutta la parte cocktail.

Charmaine: Se in un cocktail una nota risulta troppo dominante o sbilanciata, torno sulla ricetta e modifico il rapporto tra gli ingredienti, abbassando o aumentando certi elementi fino a trovare il giusto equilibrio. È lì che le due parti del processo si incontrano davvero.

Come capisci che un cocktail è giusto?

Charmaine: Quando raggiunge una sua rotondità. Quando tutte le cose si uniscono e creano un mix giusto. Sempre valorizzando la base.

Quanto è importante il viaggio nel processo creativo?

Lesley: So quanto l’alimentazione sia legata a una cultura, alle persone che vivono e lavorano in un determinato luogo. Per me è importante trasmettere la storia dei miei viaggi dentro la bottiglia. Quando sono stata in Amazzonia ho provato dei gusti così intensi che non ho trovato da nessun’altra parte. Sono sapori che non dimenticherò mai.

Prossima meta?

Lesley: Ce ne sono tante, forse direi l’Australia.

Hendrick's
La bottiglia di Another Hendrick's Hendrick's

Ti senti più una scienziata o un’artigiana?

Lesley: Fare il gin è una questione di chimica. Certo, è bello aver a che fare con altre persone che portano nel prodotto altre professionalità. Ma io resto legata alla parte scientifica

Come sperimenti, hai una routine?

Lesley: In realtà no, mi piace molto giocare con i gusti. Assaggiare diverse cose, ma senza avere un’agenda ben precisa. Sì, direi che è bello quando la sperimentazione mantiene questo lato giocoso.

https://open.spotify.com/show/5T9xxCp5taZVjub6B8YF56

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