Gastronomo, sociologo, scrittore italiano, Carlo Petrini è stato molte anime. Ce n'è una però, che è la più potente, di certo quella che lo farà ricordare più di tutte le altre: quella del fondatore di Slow Food.
Poche ore fa, nella sera di giovedì 21 maggio, Carlo Petrini è venuto a mancare. Ma non è qui che finisce la storia, perché Slow Food non è un brand che che si consuma con il tempo: è invece un movimento, nato nel 1986 per promuovere una cultura alimentare che abbracciasse il cibo di qualità, legato alle stagioni e al territorio, il rispetto dell'ecosistema e della natura umana, una retribuzione equa dei lavoratori del settore e prezzi accessibili per i consumatori. È su questi tre pilastri che Carlo Petrini ha dato il via ad un approccio che rispetta il cibo e tutti gli attori coinvolti nella filiera, opponendosi sì al modello dei fast food, ma soprattutto andando a lavorare sulla consapevolezza, su una filosofia del cibo e degli alimenti che guarda a un intero settore.
Per raccontare l'impatto di Carlo Petrini, chi meglio di Valerio Visintin, il critico mascherato del Corriere della Sera?
Proprio Visentin lo ricorda come "uomo delle utopie": Petrini infatti, le ha inseguite ed è riuscito persino ad avvicinarle, nei primi anni del suo percorso da intellettuale. "Sino a quando si è accontentato di coltivare l’icona di se stesso, sclerotizzando i predicozzi sino alla parodia, mentre le creature che aveva generato si allontanavano dai suoi ideali per maturare disegni più prosaici", ci dice Visentin. Ma questo cambio di rotta, non ha mai dato pena a Petrini che, da condottiero qual è stato, "ha accettato di divenire una bandiera da sventolare all’occorrenza".
"Fatto salvo l’umano dolore - continua Visintin- senza Petrini, Slow Food e Pollenzo avranno un feticcio ancor più simbolico da ostendere sulla pubblica piazza". Era tante anime Petrini, ve lo abbiamo detto: a Pollenzo, frazione di Bra nel cuneese, sorge l'Università di Scienze Gastronomiche, che lui stesso ha contribuito a costituire. Immaginando sempre un cibo buono, pulito e giusto: a cominciare dalla ricerca e formazione sull'agricoltura sostenibile, da un approccio interdisciplinare alle scienze agrarie.
Allora, feticcio o meno, il critico del Corriere non ha dubbi: "A noi mancherà la sua speranza donchisciottesca in un mondo migliore". E il tempo ci aiuterà a dimenticare i giorni in cui, come il Signor Hood di De Gregori, “scaricò le sue pistole in aria e regalò le sue parole ai sordi”.