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La finale di Roma e Sinner vs Alcaraz? Parla Bertolucci: “Jannik? Ecco il problema contro Paul. Carlos? Contro Musetti era battibile, ma Lorenzo si lamenti meno”. Poi su Berrettini…

  • di Giulia Sorrentino Giulia Sorrentino

18 maggio 2025

La finale di Roma e Sinner vs Alcaraz? Parla Bertolucci: “Jannik? Ecco il problema contro Paul. Carlos? Contro Musetti era battibile, ma Lorenzo si lamenti meno”. Poi su Berrettini…
Sinner o Alcaraz? Tutto, ma proprio tutto, sulla finale degli Internazionali di Roma, analizzata su MOW da Paolo Bertolucci. “Jannik? Contro Paul aveva un buco nel piede. Carlos? Contro Musetti era battibile, ma Lorenzo dovrebbe smettere di lamentarsi e che tutta l’energia la metta sul campo e non nel dialogo con la panchina”. Poi un passaggio anche su Berrettini e sull'infortunio agli addominali che…

di Giulia Sorrentino Giulia Sorrentino

Jannik Sinner contro Carlos Alcaraz. È la finale che tutti aspettavano: il duello tra i due dominatori della nuova era, i ragazzi che hanno spodestato i mostri sacri e ora si contendono lo scettro. Forse solo un confronto tutto italiano con Lorenzo Musetti, eliminato in semifinale proprio dallo spagnolo, avrebbe potuto offrire un epilogo altrettanto suggestivo per un’edizione degli Internazionali d’Italia da record. Ma la sfida tra Jannik e Carlitos ha qualcosa in più: non è solo una questione di tennis, è una storia di equilibri sottili, di sguardi, distanze e tensioni. Per anni li abbiamo raccontati come amici, quasi fratelli in missione contro l’ancien régime. Si è parlato di “bromance”, quel legame speciale che sembrava unire due talenti destinati a crescere insieme. La stima c’è, forte, evidente, ma l’amicizia, nel senso pieno del termine, forse non c’è mai stata. O almeno, non come l’avevamo immaginata.

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E a chiarire le cose, stavolta, ci ha pensato direttamente Carlos Alcaraz: “Non ho parlato con lui. Ma è normale che si senta deluso perché qualcuno non ha parlato con lui. Ho un buon rapporto fuori dal campo ma non siamo così vicini”. Parole misurate, ma nette. Nessun attrito dichiarato, anzi. Sul campo, infatti, tutto è pronto e a dirlo è lo stesso spagnolo: “Non vedo l’ora, sono sincero. Ogni volta che gioco con lui è una battaglia, ma sono momenti che mi piacciono e mi divertono. Giocare contro di lui qui a Roma sarà ancora più difficile”. Per capire che finale sarà, ne abbiamo parlato con l’icona del tennis e volto di Sky Sport Paolo Bertolucci.

Sinner ci ha abituato troppo bene? Era umano, dopo averlo visto sotto di un set contro Paul, avere paura?

Lui paura no. Noi sì. Lui ci ha abituato troppo bene, sì, e invece è umano. Non tutti i giorni sono uguali. Contro Paul sicuramente aveva un problema: sentiva freddo, lo accusava un po’. Poi con l’umido la palla prendeva meno effetto rispetto agli altri giorni, e lui si è talmente incaponito con questa cosa della palla che non prendeva effetto, che ha deviato la concentrazione praticamente solo su quell’aspetto, non seguendo poi tutte le altre fasi del gioco. Poi naturalmente ha perso il primo set, si è come risvegliato, e dopo… insomma, la partita 6-0 6-3 è cambiata totalmente, perché lui è di un’altra categoria.

Carlos Alcaraz e Jannik Sinner
Carlos Alcaraz e Jannik Sinner

Alcaraz: oggi è l’unico vero avversario di Sinner? E soprattutto: la partita l’ha vinta lui o l’ha persa Musetti?

Alcaraz era battibile. Purtroppo, Lorenzo venerdì ha fatto una lotta contro Alcaraz e contro il vento. E allora, contro due elementi, non vinci mai. Invece Alcaraz, come ha detto poi dopo in conferenza stampa, ha capito che l’importante non erano gli effetti speciali, ma era vincere una partita sporca. Eppure, non giocando bene, l’ha portata a casa. E questo è il gradino, lo step, che deve fare ulteriormente Musetti. Va bene lo stile, la grazia… però bisogna che lui sia concentrato, che si lamenti meno e che tutta l’energia la metta sul campo e non nel dialogo con la panchina.

E Berrettini? Cioè, tecnicamente sembra perfetto, eppure gli addominali lo tormentano.

Devi chiedere a un medico, non a me. Il suo è un problema medico. Si ritira perché non sta bene fisicamente. Quindi deve essere lui o il medico a dire che cosa c’è, se può spingere, se deve smettere, se dovrà andare avanti tutta la vita con un torneo sì o no. Questo non lo so, non sono in grado di dare un giudizio. Dispiace, tanto, veramente. Perché dal punto di vista tecnico non gli si può dire niente. Ma quando c’è un problema medico, se gli fa male c’è poco da fare. Se ogni volta che spinge, dopo una settimana o due, massimo tre, si deve fermare un mese… dove va? Non va da nessuna parte.

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