La coreografia contro il Milan realizzata dalla curva Nord dell’Olimpico è stata davvero monumentale: “Scudo e spada della Lazio e dei laziali”. Un uomo regge lo stemma biancoceleste con un’aquila. A una coreografia memorabile è corrisposta una partita altrettanto indimenticabile: vittoria per 1 a 0 sulla squadra di Massimiliano Allegri con un gol di Isaksen. L’ultimo urlo prima della ripresa della protesta: da qui a fine anno l’Olimpico resterà vuoto. Ma lo stadio si sarebbe dovuto riempire di un ulteriore messaggio: sulla tribuna Tevere sarebbe dovuta apparire la parola “Libertà”. Poco prima dell’inizio della gara, però, sarebbe arrivato il blocco e il “goffo tentativo di nascondere la censura della parola di un vocabolario italiano”. Lo spiega la pagina Voce della Nord su Instagram: “La verità è semplice, incontestabile e confermata dai cuori (probabilmente non dalle voci) di tutti i presenti. Il presidente Lotito ha saputo tardivamente della terribile parola (era stata annunciato alle autorità: ‘Una scritta a cartoncini espressione di speranza e di amore, senza riferimenti alla figura societaria ed istituzionale che ricopre il signor Lotito’) e, giallorosso di rabbia, ha richiesto l'immediata rimozione della coreografia. Se una persona per bene avesse scoperto una parola innocua come libertà come avrebbe reagito?”
Anche la Brigata Lazio si è esposta sul tema: “Di fronte a censure del genere, è impossibile non pensare alla frase di Checco Zalone: ‘Ma è del mestiere questo?’. Il problema è che non si tratta solo di ‘questo’, ma di questi. Gente pagata per non capire che vietare la parola ‘libertà’ e questo striscione ha dato molto più risalto di quanto ne avrebbe avuto se i messaggi fossero stati esposti liberamente. I Laziali non possono che ringraziarvi: senza saperlo, siete proprio voi a dare il massimo impatto mediatico alla protesta! Noi maledetti Laziali, voi benedetti geni!”. Una scelta “zaloniana” che si sarebbe rivoltata contro la stessa società. La libertà negata ha trovato ancora più risalto sui social e sui vari media. La guerra continua: il fronte aperto, ora, è quello della comunicazione. Fino fine anno, invece, lo stadio Olimpico resterà muto.