Una doverosa premessa e poi partiamo con ciò che per me qui conta davvero: l'analisi obiettiva della stratosferica bellezza di Jude Bellingham. Chi scrive è una di quelle donne che di calcio non ne capiscono tanto, e non ci tengono a capirne molto di più. Dei Mondiali, fino a due giorni fa, dicevo che ero contenta, complice il fuso orario e impegni di lavoro, di aver scampato la visione "collaterale" di quasi tutte le partite. La premessa è però un'altra: per quanto io debba ammettere che il mio ultimo ideale estetico maschile è, a sorpresa, un giovane calciatore (capite che per me è uno shock dal momento che da piccola avevo una crush per la foto di un Beckett settantenne) ci tengo a sottolineare che di donne che di calcio ne sanno assai ce ne sono eccome, e più in generale - sappiatelo - quasi tutte noi fingiamo di non aver capito cosa sia un fuorigioco per riuscire a scambiare almeno quattro chiacchiere tra un'imprecazione e un mancato infarto altrui, durante la visione (per noi interminabile) di alcune partite. Suvvia, vi pare che sia davvero difficile capire che non ci si può aggirare da soli in zona porta, ad aspettare che qualcuno ci tiri la palla per fare gol? Tanto più che ora te lo mostrano pure con la riga bianca che insegue i calciatori sullo schermo. Noi, si diceva, siamo le altre, quelle che non si schierano se non sulla base delle T-shirt indossate dalle varie squadre ("uh, tengo a quelli con la maglia rossa, il blu mi ha stancata quest'anno!"), che si distraggono e al cambio campo si chiedono perchè la squadra voglia farsi autogol, e che al calcio, per dirla tutta e in estrema, sincera sintesi, non ci credono. Non hanno, né mai hanno avuto o avranno, una fede calcistica, e anzi trovano talvolta intellettualmente imbarazzanti certi accostamenti arditi degli appassionati tra assist, composizioni della panchina e colonialismo; o ancora tifoserie, estrazioni degli arbitri e revisioni storiografiche. E poi, perdonatemi la mancanza di sensibilità, ma che dire di quelle mani alzate al cielo, a salutare in lacrime gli angeli del calcio che hanno concesso la grazia di fare gol ad una squadra "che ci ha creduto fino all'ultimo, che non ha mai mollato, che ci mette il cuore, sempre" se non "per-favore-anche-meno-dramma". Amen, grazie, e proseguiamo con il mio racconto "in principio fu una coscia" per il quale invoco, fin d'ora, l'attenuante dell'aforisma di Oscar Wilde: "Solo le persone superficiali non giudicano dalle apparenze".
Tratteggiano dunque come fosse un quadro quel guizzo di coscia che ho intravisto a dieci minuti dal fischio d'inizio di Inghilterra-Argentina. Era una coscia ben tornita e muscolosa, tonica e flessibile, ma per nulla statuaria. I campi da calcio ne sono pieni, dite?! Permettetemi di dissentire, questa era particolarmente slanciata e di un color bronzo-ebano cangiante, con una qualità scultorea che mi ha subito fatto pensare a quello che io chiamo - erroneamente ma con grande affetto - "l'uomo che corre", e che è in realtà il capolavoro di Umberto Boccioni dal futuristico titolo "Forme uniche della continuità nello spazio" che, se non avete in mente, trovate impresso sul retro delle monete italiane da 20 cent. Parliamo di un'opera che evoca velocità, dinamismo, spirito d'avventura, coraggio di gettarsi oltre l'ostacolo, un virile urlo di battaglia. Comprensibile, dunque, che da quella coscia in poi, il mio interesse per la partita che stava andando in onda abbia preso tutta un'altra piega. Letteralmente. Per fortuna, non ho dovuto attendere molto prima che la coscia ricomparisse, questa volta in compagnia del sorvegliato speciale dalla regia televisiva, il geniale ma di certo non avvenente Lionel Messi. Ed ecco dunque comporsi sullo schermo, dal basso verso l'alto, l'avvenente silhouette di (questo è il momento in cui ne ho appreso il nome) Jude Bellingham: l'armonia geometrica del triangolo spalle-vita del busto; un'equilibrata altezza-mezza-bellezza, la decisa presenza sotto la maglietta di consistenti deltoidi ed altrettanto interessanti cuffie dei rotatori; la tensione di bicipiti e tricipiti che sprizzano ottima salute, ed infine la finezza dei lineamenti del suo volto incorniciato da un originalissimo "Bellicut" (o taper fade che dir si voglia) ben sfumato sui lati e dritto come un fuso all'attaccatura dei capelli. E il glow della pelle? Rifletteva luce naturale come il beauty look della più recente passerella Armani Uomo. Per non dire del portamento: potente ma elegante, espressivo e danzante, anche sotto sforzo, e persino quando, pobrecito, il mio nuovo eroe dell'Olimpo è stato inquadrato in lacrime al fischio della sconfitta e, poco dopo, sorpreso a tirare uno sberleffo felino ad un avversario in festa (già trasformato in meme).
Già prima che la partita finisse di Bellingham avevo scoperto alcune cose che non servono a molto (è un centrocampista del Real Madrid, per esempio) ed altre davvero fondamentali come il fatto che è del segno del Cancro, il che rende del tutto comprensibile il suo gesto di stizza, che sono lunatici!. Ho anche scoperto - ma guarda il caso - che Jude è molto amato dal mondo fashion e, soprattutto - questa è la storia che più mi ha intrigata - BFF dell'altro calciatore più googlato dalle donne che non amano il calcio, quel pezzo di vichingo di Erling Braut Haaland. La mattina dopo la sconfitta dell'Inghilterra (per la quale, confesso, tifavo anche prima del mio incantamento per Jude) ho condiviso alcuni reel che ritraggono Haaland e Jude goliardicamente insieme, e qualche loro immagine screenshottata da Google, a gran parte del mondo femminile che conosco riscuotendo un entusiasta consenso di "ohhhhh!". Il mondo femminile che frequento è anagraficamente vasto: spazia dalla generazione Alfa alle pre-boomers, passando per mia figlia che è una Zoomers e ha decretato "per età sono l'unica con cui è opportuno che si accompagni!". La gen Z è molto conformista, questo si sa. Quel che si sa meno è che le donne sanno guardare una partita di calcio come si guarderebbe una sfilata uomo, o come si sfoglia un catalogo di beauty look & hairstyle, e che è proprio così che noi del neo-gruppo "Hey Jude!" seguiremo la finale per il terzo e quarto posto che si disputerà a breve. Quella tra i potenziali vincitori che scenderanno in campo domenica e che hanno tutte le qualità ma, ammettiamolo, nessun giocatore-modello tra loro, la lasciamo a voi esperti, a patto che ogni tanto ci diciate se e quando c'è stato un fuorigioco scuotendo la testa.