Da qualche tempo stiamo assistendo ad una valanga di pubblicità sul Tai Chi (“Culmine Supremo”), la ginnastica “dolce” cinese. Il nome completo è Tàijíquán e si tratta di arti marziali cinesi applicate alla filosofia Tao. Tutto ha avuto inizio molto tranquillamente e gradualmente. Da qualche anno infatti non è insolito vedere frotte di anziani nei parchi occidentali compiendo movimenti lenti e il più possibile fluidi, coordinati ed armoniosi. Inizialmente nessuno c’ha fatto molto caso ma poi il fenomeno è aumentato e ha assunto l’aspetto e la conformazione di una specie di moda globale. Dove vai se il Tai Chi non lo fai? Sembrano suggerirsi l’un l’altro i ginnasti dandosi di gomito tra loro e sorridendo ironici e sornioni. La tecnica base è quella di spostare in continuazione e lentamente il peso da una gamba all’altra. I benefici principali attesi sono il miglioramento dell’equilibrio posturale e quindi della stabilità del proprio spazio corporeo, il miglioramento della forma di articolazioni e muscoli ed infine la riduzione dello stress ottenuta con la respirazione controllata. La straordinaria diffusione mondiale è stata enormemente facilitata dal fatto che bastano abiti comodi e scarpe flessibili, quando non i soli piedi nudi. Il Tai Chi è praticato non solo da anziani ma anche a qualsiasi età e sembra con effetti positivi per la salute. E fin qui siamo nella norma di una tecnica in fondo non molto dissimile al più conosciuto - e sempre orientale - Yoga. Qui non vogliamo quindi parlare della disciplina orientale in sé e di chi l’insegna nel proprio centro ma di una cosa diversa e cioè di chi ci sia dietro all’ondata mediatica globale che da qualche mese sta producendo centinaia di migliaia di spot pubblicitari sui Social e non accenna a diminuire, anzi. Non si può più andare su YouTube, Facebook, Instagram e naturalmente TikTok (e chi più ne ha più ne metta) senza essere implacabilmente bombardati da spot aggressivi, continui e fastidiosi. Il Tai Chi - come detto - è per tutti ma sembra che gli spot siano diretti ad anziani e comunque over 50. Infatti i protagonisti, inevitabilmente cinesi o di quelle contrade, sono aitanti vecchietti che ci dicono quanto stano bene e quanto siano fighi nonostante l’età e di come giochino a tennis meglio di Sinner. Il motivo? Ma naturalmente il Tai Chi. Il dubbio di una pervasiva regia occulta sorge naturalmente. Infatti per altre discipline e ginnastiche spot non ce ne sono o sono molto pochi e poiché gli spot costano la l’inevitabile domanda successiva è: chi paga?
E sì perché dietro all’enorme macchina pubblicitaria ci sono sempre loro, gli sghei o svanziche. Cliccando sugli spot ci si accorge però che se il santone è sempre cinese l’ambientazione è appunto occidentale e più specificatamente americano e generato con l’Ia. Non faremo nomi delle società ma chiunque le può verificare. E su chi sia il regista globale si aprono scenari cosmici variegati ma deve trattarsi qualcosa che ha a che fare con la Cina e forse con gli Usa (almeno come business strategico). E siccome conosciamo le enormi risorse economiche di Stato del Celeste Impero non possiamo fare a meno di pensare che dietro a tutto ci sia, alla fine, proprio lui, anzi Lui, e cioè il Presidente comunista cinese, il mitico Xi Jinping. Ma cosa vogliono ottenere i cinesi con il Tai Chi che non possano già ottenere con il commercio globale che tutti abbiamo imparato a conoscere? O forse gli “anziani in buona forma” sono un’altra arma ideologica che i perfidi dragoni gialli stanno utilizzando per conquistare l’Occidente ozioso e molliccio? Il “sabato cinese” - emulo asiatico del più casereccio “sabato fascista”- è arrivato e come la Schlein non ce ne siamo accorti! Ed ora è troppo tardi per reagire: il cinese settantenne che rimorchia più di un giovane maranza di Brera è giunto -almeno come meme ideologico- in Occidente e soprattutto in una terra fertile per abboccare acriticamente alle mode e cioè l’Italia. Ribadiamo che non vogliamo certo denigrare i benefici fisici di dette pratiche antistress ma la domanda resta: chi c’è dietro alla spaventosa macchina mediatica? “I masoni, i samurai, i maya, ‘na setta, Diego Bianchi, il Capitalismo di Sorveglianza degli Algoritmi?” (semicit. Mario Brega). La risposta è probabilmente più prosaica: si tratta di app del benessere e del fitness di grandi multinazionali il cui scopo non è il Tai Chi ma acchiappare l’abbonamento dai costi stratosferici di chi ci casca.