Disclaimer: all’epoca dei fatti contestati, Alessandro Bastoni aveva 21 anni e la ragazza 17 anni e 8 mesi. Ma Cesare Lombroso, il padre della criminologia positivista italiana, avrebbe chiuso il fascicolo Bastoni in cinque minuti netti. Lui pregiudicava dall’aspetto: zigomi marcati e statura imponente da malandrino della notte, mascella squadrata, sguardo rincagnito e quella chioma inconfondibile, simile al vello pubico, dunque vicino al peccato che sta sempre in mezzo alle gambe. Insomma in lui emerge la classica fisionomia del tipo atavico. E quindi colpevole, a prescindere. Tratti somatici levantini, forse addirittura magrebini, da maranza ad honorem, cibo perfetto per certi media della nostra destra pop in cerca di mostri da sbattere in prima pagina per alimentare l'indignazione pubblica e il trend “Remigrazione” di Roberto Vannacci, altro esemplare dal tratto somatico sospetto. Se al caso Bastoni, si aggiunge l'aggravante del catastrofico cartellino rosso rimediato contro la Bosnia, durante le qualificazioni mondiali e l’imbarazzante simulazione con l’espulsione dello juventino Kalulu, il gioco è fatto. A questo punto tanto varrebbe incolpare Bastoni pure del delitto di Garlasco, della strage di Bologna, del disastro di Ustica, dell’affondamento del Titanic e, già che ci siamo, dell’incendio della Roma antica.
Ieri il suo mascellone era in trending topic su tutti i giornali. Mancava solo la scritta Wanted: Alessandro Bastoni, 27 anni, indagato per prostituzione minorile nell’ambito di un'inchiesta su un'agenzia di Cinisello Balsamo. Chat, contatti e una ragazza all’epoca minorenne (seppur quasi maggiorenne). Dalle noiosissime news trapela che la giovane negherebbe qualsiasi rapporto e che lui, presunto innocente fino a prova contraria, verrà sentito dagli inquirenti nei prossimi giorni. Fin qui, i fatti nudi e crudi. Nel racconto mediatico nostrano questi elementi bastano e avanzano per trasformare un’indagine preliminare in un caso da prima serata. I leak delle chat, il dettaglio della cena esotica: tutto diventa materiale da macello per titoli acchiappaclick, analisi sociologiche da bar e moralismi a getto continuo da sfoggiare dal proprio account. Non serve una condanna: nell'era dell'algoritmo, basta lavviso di garanzia per generare share e indignazione collettiva. Il meccanismo è tanto collaudato quanto cinico. Prendete una figura pubblica con un'immagine sportiva momentaneamente appannata e incollatele addosso ogni scandalo disponibile. Il caso Garlasco insegna come un dramma reale possa essere cannibalizzato e trasformato in una soap opera ventennale. Qui, in salsa calcistica, il processo è persino più rapido: un rosso sul campo, con quella faccia un po’ così e un'immagine pubblica pronta da massacrare. I media impiegano un attimo a trasformare un giocatore dei giri importanti nel simbolo del calcio sempre più marcio e dei giovani viziati. Poco importa che la presunzione di innocenza sia un principio costituzionale sacrosanto: il titolo è uscito, il danno è fatto.
In Italia la presunzione di colpevolezza scatta alla velocità della luce quando c’è un volto famoso da sacrificare sull'altare dell'audience. Gli effetti collaterali immediati sono devastanti: contratti a rischio, sponsor in ritirata, tifoserie spaccate e una carriera improvvisamente sotto scacco. Anche se il procedimento dovesse chiudersi domani con un'archiviazione o un'assoluzione piena, per il povero Bastoni la macchia di fango è destinata a durare anni. È il dazio biologico da pagare a un'epoca che preferisce i tribunali social alle aule di giustizia, specie quando si avvicina quel deserto editoriale di luglio e agosto in cui le redazioni, disperate, venderebbero l'anima pur di fare numeri e interazioni. Il sipario si chiude sempre nello stesso modo. La verità, quella vera, arriverà con i suoi tempi biblici. Ma arriverà tardi, confinata in un trafiletto di un articolo a pagamento che pochi leggeranno, quando il circo si sarà già spostato altrove e nessuno avrà più voglia di guardare. Nessuno tocchi Bastoni, anche perché quando si difende, di solito, ci mette i gomiti.