Quindici anni fa circa, con “Cosa resta del padre? La paternità nell’epoca ipermoderna”, lo psicanalista e saggista lacaniano Massimo Recalcati mise nero su bianco, dritta e inequivoca, una domanda che già da tempo permeava la sua indagine intellettuale. Il 5 aprile, al Cinema Fulgor di Rimini, “Parola ai padri” risponderà non tanto al preciso quesito di Recalcati, che sulla questione è tornato più volte (in primis con “Il complesso di Telemaco. Genitori e figli dopo il tramonto del padre”, 2013), bensì alla domanda “in sé”: che ne è, oggi, dei padri? Qual è il loro ruolo? Siamo fermi a un offuscato pater familias che (talvolta solo apparentemente) decide e dispone? Oppure siamo di fronte a una figura che deve tornare a svelarsi o rivelarsi? “Parola ai padri” sarà un convegno affollato, a suo modo rivoluzionario perché la parola, ai padri, non è spesso concessa.
Attenzione, l’organizzatore (Carlo Crudele è “startupper e strategist di lungo corso”, nonché padre di Emma e Corrado, gemelli) ci tiene subito a sgombrare il territorio dai più spontanei dubbi: “Crediamo che la genitorialità sia un “mestiere” inevitabilmente progressista”. Come a dire: non azzardate, voi giornalisti, a raccontarci che un convegno simile altro non è che la perentoria risposta a una qualsivoglia visione femminista della genitorialità. “Parola ai padri” non mira a creare controversie o a trasformare il dibattito in una contesa grottesca, degna di “Uomini e donne”, fra parti in causa. Nient’affatto, ma noi un po’ malpensanti lo siamo e dietro a un’iniziativa simile almeno una “pretesa” la vediamo: lasciate che i padri facciano i padri. Ossia: padri, non nascondetevi, non delegate. E anche voi madri, per la miseria, specie se portatrici di un’ansia quasi aggressiva, fatelo un passo indietro. Questo, lo ribadiamo, lo affermiamo noi. Incuriositi dal programma dell’incontro e dal livello (molto alto) degli invitati.

A parlare di adolescenza, inclusione, scuola e gender-gap, ci saranno infatti Daniele Novara, Matteo Bussola, Elena Buccoliero, Luca Trapanese, Maura Gancitano, Barbasophia (Matteo Saudino), Chiara Saraceno, Azzurra Rinaldi e Sonia Malaspina (moderano Francesca Folda e Mariangela Pira). Nomi “forti”, competenti, sul pezzo. Si discuterà, si “discetterà”, ma qualche mazzata, da qualche direzione, ne siamo certi partirà. Perché genitorialità e facile retorica non vanno a braccetto, specie con una mission ambiziosa che recita: “In un contesto in cui la paternità è stretta tra modelli tradizionali sempre meno rilevanti e nuove modalità genitoriali ancora in definizione, il progetto intende offrire una guida, stimolare il dialogo e fornire strumenti concreti per affrontare il ruolo del padre nelle sue varie sfaccettature e nei contesti più disparati – famigliare ed educativo, ma anche di coppia, sociale, culturale, lavorativo – con consapevolezza e autorevolezza”. Autorevolezza? Che un padre degno di tal nome possa anche, quindi, tornare a farsi sentire – come si suol dire, autorevole ma non autoritario – per imprimere il proprio segno sull’educazione di figli spesso lasciati soli (in compagnia dello smartphone, si intende)? Che poi, quando i figli non sono soli, chi si occupa di loro? I nonni, di frequente. Le madri. E i padri dove sono? O meglio: la nostra società – con un mondo del lavoro che già fatica a sostenere il diritto di una madre a diventare (ed essere) tale – vede l’uomo solo come un portafoglio su due gambe o anche come un padre? Perché a fronte di progressismi assortiti che ci hanno portato, soprattutto a livello teorico, nelle più disparate e vertiginose direzioni, c’è il legittimo sospetto che, sotto sotto, all’uomo si chieda ancora di tutto. Fuorché di fare il padre. Guadagna, consuma, guadagna di più, consuma di più, tanto i figli “qualcuno” te li cresce. E allora servirà ascoltare Matteo Bussola, autore dell’ottimo “La neve in fondo al mare”, libro problematico e toccante in cui un padre se la vede (particolarmente dura) con l’adolescenza del figlio sedicenne. Sarà bello ascoltare Luca Trapanese, assessore al Welfare di Napoli, amatissimo social-mente, che nel 2018 ha adottato Alba, una bambina con sindrome di Down, diventando il primo single in Italia a riuscirci. E poi le tante donne invitate, a partire da Chiara Saraceno, da poco in libreria con – gulp! – “La famiglia naturale non esiste” e da Azzurra Rinaldi, consulente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio – nonché su ogni forma di violenza di genere – e parte del board della European Women Association. Per capire se davvero, tra carriera e famiglia, l’unica vera strada praticabile “per un futuro più equo” sia “una genitorialità condivisa”.
