“Sì, questa mattina mi sono svegliato con Vasco che parlava di me. Anzi, non di me, ma di noi. Ma che roba bella è?” - Roberto Locatelli è appena tornato da Austin, ma è già a smanettare nel garage di casa tra motociclette, ricordi e cose da fare come tutti quando non si è in giro per il mondo con addosso i panni del team manager di Fantic. Però al telefono risponde subito. E ha pure subito chiaro in testa il motivo della telefonata: il post che Vasco Rossi gli ha dedicato ricordando che esattamente venticinque anni fa è iniziata l’avventura che portò alla conquista del titolo mondiale in 125.

Sì – ha raccontato – prima in Malesia ci si andava a inizio stagione e quindi cominciammo proprio lì. Non ricordavo fosse esattamente la data di oggi, ma di sicuro erano i primi giorni di aprile. Che era il 2, appunto, me lo ha in qualche modo detto Vasco Rossi con quel post. L’ho visto stamattina, poi a raffica hanno iniziato a chiamarmi per segnalarmelo, ma figuriamoci se non l’avevo visto. Io di Vasco sono un malato veramente, al di là della storia che mi ha legato per sempre a lui. L’ho raccontato tante volte, per me già solo sapere di correre per la sua squadra era un sogno totale. Poi in quel 2 aprile, cominciando con una vittoria, mi sono pure reso conto che forse poteva essere davvero l’anno buono. Ogni pilota, ogni squadra, comincia sempre con l’idea di vincere il titolo, ma se puoi farcela davvero, non dico a vincere ma almeno a giocartela, lo capisci dalla prima gara e lì vincemmo subito davanti a Yōichi Ui e Mirko Giansanti, con un distacco da entrambi di meno di due decimi. Gara pazzesca e arrivo di quelli a cuore fermo. Poi l’apoteosi fu in Giappone, tanti mesi dopo, a ottobre, con la certezza matematica che il titolo mondiale era nostro.
Vasco, però, lo avevi conosciuto già prima di quel 2 aprile 2000?
Sì, certo. Era stato con noi già nelle ultime due gare del 1999 e chiaramente si stava facendo la squadra che portava il suo nome e quello di Diesel. Io non smetterò mai di ringraziare Vasco, non solo per l’opportunità o per quello che poi abbiamo potuto condividere, ma proprio per l’uomo che è stato con me. Di aneddoti ne ho raccontati tanti (anche a MOW qualche tempo fa) e conservo ricordi pazzeschi. Poi mi girano anche un po’ le balle
E perché?
Perché 25 anni sono tanti. E significa che sono diventato vecchio, anche se mi sento addosso la stessa smania di quando ero un ragazzino e correvo. Forse perché sono ancora un ragazzino, forse perché ancora corro anche se in un altro ruolo e sicuramente pure perché il sogno è ancora lo stesso. Esattamente quello lì.
Ti toccherai le palle, ma me l’hai imbeccata: un mondiale da team manager esattamente 25 anni dopo sarebbe perfetto, no?
Ho smesso di toccarmele tanto tempo fa. Un campione del mondo mica si accontenta di vincerne uno solo, ma io, nonostante tutte le scaramanzie, non ce l’ho fatta a vincerne un altro. Quindi significa che fare gli scongiuri e tutte quelle cose lì non serve. Però sì, il titolo mondiale con Fantic è chiaramente il sogno di adesso e ciò per cui stiamo lavorando, mica lo nascondo o fingo che non sia così.
Prima di parlare del presente torniamo un attimo a Vasco, a quel post, a quella cavalcata rock and roll di 25 anni fa. Hai qualche piccolo rammarico?
Uno solo. Dopo il Giappone tornai a casa e quando lui mi ha chiamato avevo il telefono spento perché ero in aereo. Quando scesi trovai un messaggio in segreteria proprio di Vasco. Ecco, mi è dispiaciuto da matti non potergli rispondere. E m’è dispiaciuto ancora di più non aver avuto modo di salvare quel messaggio. Ecco, oggi avrei festeggiato i 25 anni dalla prima gara vinta nell’anno del titolo proprio riascoltando quel messaggio. Ma ricordo ogni parola, una contentezza autentica da parte sua, ma anche un garbo che mi impressionava perché ok che io ero appena diventato campione del mondo della 125, ma quello lì era Vasco Rossi. Cioè, di campioni del mondo ce ne sono pochi, ma comunque sempre tanti rispetto a un Vasco Rossi che invece è unico dai. Anche alla festa non venne per evitare che poi tutti stessero intorno a lui invece di festeggiare me, ti rendi conto che umanità, che spirito, che senso del rispetto? Anche il post di oggi è un gran regalo, perché significa che quell’emozione lì ce l’ha ancora viva dopo 25 anni e questa cosa quasi mi commuove.
Non vi capita di sentirvi?
No. Non mi sogno nemmeno di disturbarlo e oggi credo non saprei neanche più come farlo: ho avuto la fortuna di incrociare un pezzo della mia vita con un pezzo della sua e va già bene così. Vasco è Vasco e io, che davo di matto per lui e le sue canzoni, sono stato un suo operaio, non poteva andarmi meglio e sono contento.
E oggi cosa ti fa contento?
Io sono sempre contento. E pure grato, perché ho potuto vivere della mia grande passione. Però, certo, vincere ancora, da team manager e con Fantic mi farebbe godere di brutto.

Non è una prospettiva così lontana, Fantic con Canet è tra i favoriti in Moto2…
Fantic con Canet è tra i favoriti in Moto2 perché Fantic con Canet fanno un gran lavoro. C’è una realtà importante dietro, ci sono persone meravigliose che lavorano sodo, c’è una squadra incredibile anche dal punto di vista umano e tutto quello che serve per poter dire sì, questo sogno possiamo davvero andare a prendercelo. Non dimentichiamoci che Aron è il vicecampione del mondo 2024.
Un vicecampione del mondo in carica e anche un tipo decisamente particolare…
Non è particolare: è speciale. Aron ha un talento impressionante, gli riescono cose che altri farebbero fatica anche solo a immaginare. Ha quel qualcosa di diverso che hanno i campioni veri e deve solo trovare la sua misura. Paradossalmente, con i piloti meno fenomenali vale la misura standard, diciamo, ma i fenomeni devono trovare la loro esatta e è ciò che Aron sta facendo ogni giorno. Il consiglio che mi ritrovo a dargli più spesso è quello di essere tranquillo, di mantenersi tranquillo perché quando il talento e il buon lavoro si incontrano poi il risultato arriva di sicuro e anche la sfiga prima o poi si stanca di venire a tormentarti.
Canet, in effetti, non è una sorpresa, ma Barry Baltus forse un po’ sì: te lo aspettavi così veloce subito?
Sinceramente no e l’ho detto anche direttamente a lui. Ma già dai test è stato chiaro che si trovava bene con la nostra moto e che ha tutto per poter andare forte veramente e togliersi qualche grossa soddisfazione. Pensavo ci avrebbe messo un po’ di più a ambientarsi, capire la moto e tutto quello che serve, invece è salito, ha ruotato a cannone il polso e sta facendo un gran lavoro. Sono contentissimo di tutto, di Aron, di Barry, della squadra, di questa avventura e, anche se ormai come ho detto prima comincio a essere anagraficamente vecchio, ho quella sensazione lì di chi freme per la prossima gara.
Con un sogno così grande, le cose da fare e un team importante come Fantic Racing da mandare avanti in Moto2 guardi ancora la MotoGP?
Tra gli addetti ai lavori della Moto3 o della Moto2 puoi trovarne tanti che ti dicono che non guardano la MotoGP o che lo fanno in maniera distratta o disinteressata per via dei tanti impegni che hanno. Ma ti svelo un segreto: mentono sfacciatamente. Tutti guardano la MotoGP, uno perché è pazzesca e entusiasmante e due perché se stai in Moto3 e in Moto2, che sia da pilota o in qualunque altro ruolo, la MotoGP è comunque il posto dove vuoi arrivare. Vale anche per me, mica lo nascondo, anche se adesso rimango totalmente concentrato sul presente.
E che idea ti sei fatto su questa MotoGP dopo i primi tre fine settimana di gare?
Che ci divertiremo come matti per quello che vedremo in pista e che tutto il condimento su mille discorsi che si sentono circa dinamiche che non c’entrano niente con la pista non servono. C’è già tutto per vedere un grande spettacolo di sport.
Sì, però così è una risposta un po’ in politichese…
No, non è in politichese. Voglio solo dire che abbiamo due fenomeni e mezzo che se la giocheranno alla grandissima e tutti gli altri piloti Ducati che comunque saranno lì.
Che significa due fenomeni e mezzo?
Significa che Jorge Martin è un fenomeno, ma adesso purtroppo incide per mezzo visto quello che gli è successo e la sfortuna che ha avuto. Ora ha altri traguardi e deve lottare per quelli, ma senza quella sfiga avremmo potuto parlare di tre fenomeni a giocarsela. Mi dispiace tanto per Jorge, perché immagino come può stare. Anche io ho avuto un incidente bruttissimo in carriera e mi ricordo di aver gioito come per una vittoria la prima volta che sono riuscito a andare in bagno da solo senza sedia a rotelle. Ecco, quando ti stai riprendendo le vittorie sono altre e solo dopo puoi pensare a quelle in pista. Ma, fidatevi, arriveranno, perché Martin non è un campione del mondo per caso e l’Aprilia è una gran moto.
La tua Aprilia…
Eh sì, per me l’Aprilia è l’Aprilia e è un pezzo pesante della mia storia. Sono cresciuti tantissimo e credo che Bezzecchi anche a Austin abbia dimostrato che quella moto può competere con le Ducati, si tratta solo, forse, di sistemare qualcosina per riuscire a partire avanti in gara.

Invece tra Pecco Bagnaia e Marc Marquez?
La squadra dei sogni sulla moto dei sogni. L’ho già detto: ci faranno divertire da matti e chi pensava che uno dei due fosse già sconfitto ha già dovuto ricredersi. Di tutte le stupidaggini che ho letto in giro non voglio neanche parlare, perché davvero si è arrivati a dire o far credere di tutto, quello che invece mi è dispiaciuto è stato che qualcuno, anche addetti ai lavori, è come se non avesse creduto a Pecco. Invece se c’è una cosa che distingue Bagnaia in maniera determinante è quanto è sincero. Lo conosco bene: se dice di non avere feeling non cerca scuse, ma davvero sente di non avere feeling. Non è uno che si nasconde, che mette davanti le giustificazioni e cose cosi. Gli ci è voluto un po’ di più ma ora è lì e ha tutto per giocarsela assolutamente alla pari con Marc Marquez. Anzi, anche dopo Austin Pecco ha detto che il 100% ancora non è raggiunto e gli credo. Significa che per lui c’è ancora altro margine di miglioramento.
Gli altri papabili secondo Roberto Locatelli?
Voglio un gran bene ai ragazzi della VR46, ho lavorato con loro, quindi sarei un bugiardo se ti dicessi che non sono felicissimo per quello che stanno facendo anche Morbidelli, il Bez, il Maro e ci metto dentro anche il Diggia, che non era della VR, ma ora è nel team di Tavullia. Ognuno con quello che ha sta facendo bene e meglio dell’anno precedente, poi, certo, se parliamo di lotta mondiale i nomi che ti faccio sono quelli che dice anche la classifica: Morbidelli e Di Giannantonio. E ci metto dentro anche Bezzecchi con l’Aprilia, perché non manca niente e quando tornerà Martin sarà motivo di crescita ulteriore per tutta la squadra.
L’ultimissima: conosci bene, ormai, la Moto2 e lo scorso anno hai avuto come avversari Fermin Aldeguer, Somkiat Chantra e Ai Ogura, gli attuali rookie della MotoGP. Chi tra loro ti ha colpito di più in questo inizio?
Chi mi ha sorpreso di più? Alex Marquez. Ok, ti rispondo così solo perché prima ho dimenticato di fare il suo nome, ma è chiaro che anche Alex Marquez sarà della partita. Ha fatto uno scatto importante, trovando consistenza e costanza e è lui la sorpresa più grande in generale di questa prima parte del 2025. Quanto ai rookie, premesso che parliamo di piloti forti davvero, mi aspettavo che Aldeguer fosse davanti a Ogura, ma stanno comunque facendo molto bene entrambi. Forse Aldeguer ha più peso addosso sapendo di guidare una Ducati, ma è evidentemente in crescita. Ogura è partito fortissimo e probabilmente è perché ha trovato subito quella magia con la moto che solo i piloti sanno riconoscere. Chantra è dei tre quello più indietro in questo momento, ma non si può dire che stia facendo male.
