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1 agosto 2025

MA L’AVETE SENTITO? Serse Cosmi è tornato ed è l’antidoto all’ipocrisia che domina il mondo pallonaro. “Retegui? Nel 2000 non avrebbe giocato in nessuna delle diciotto di Serie A”

  • di Emiliano Raffo Emiliano Raffo

1 agosto 2025

Serse Cosmi a ruota libera nella sua Arezzo, ospite del Festival del calcio italiano. Ecco perché il mondo del calcio ha bisogno di gente come lui. E delle sue opinioni non adulterate

Foto Ansa

MA L’AVETE SENTITO? Serse Cosmi è tornato ed è l’antidoto all’ipocrisia che domina il mondo pallonaro. “Retegui? Nel 2000 non avrebbe giocato in nessuna delle diciotto di Serie A”

Probabilmente “il calcio malato” – come idea su un intero sistema, come nostalgia per un calcio migliore, come provocazione da recapitare ai piani alti – nacque in Italia col primo fragoroso scandalo scommesse del 1980, quello del Totonero. Quasi mezzo secolo fa, mica ieri sera. Da lì in avanti, ahimè, pensare a un calcio anche malato è diventata amara abitudine. Un calcio giocato più negli uffici federali che sul campo, comunicato più attraverso telefonini con schede svizzere che via radio, magari ascoltando le voci di “Tutto il calcio minuto per minuto”. “Calciopoli”, anno di (dis)grazia 2006, ha fatto tanto per aumentare la convinzione che “là fuori è un circo, mica un gioco”. E poi ci sono i Serse Cosmi. Pochi, ormai. Figure in via d’estinzione. Gente che il campo lo ha vissuto sempre, ciuffo d’erba per ciuffo d’erba, zolla dopo zolla. Ci vuole, un Serse. Ci voleva la sua recente intervista al Festival del calcio italiano di Arezzo. Arezzo, una piazza speciale per lui: lì, a inizio carriera, ha conquistato due promozioni in tre anni, portando la squadra dalla serie D alla C1. E poi il Perugia in Coppa Uefa, la partecipazione alla Champions League con l’Udinese. E la forte sensazione che se Thiago Motta, dopo una bella stagione a Bologna, si è conquistato al volo una chance alla Juve (fallendola), sia più che lecito domandarsi quale panchina sarebbe stata offerta oggi al prode Serse dopo le imprese di cui sopra. Un’intervista, quella di Arezzo, già fiammante sui social. Le sue battute, innanzitutto, trionfalmente “dritte” e sincere, noncuranti di alcun copione (ben dettato e da recitare altrettanto bene): Le donne nel calcio?, gli chiedono. E lui: “Per l’amor di Dio. Eravamo in due, io e il mio vice allenatore Mario Palazzi, e quando veniva da noi una donna a parlare di calcio ci guardavamo e dicevamo: Ci parli tu o ci parlo io?”.

Cosmi Gattuso 01
Serse Cosmi e Gennaro Gattuso, attuale CT della Nazionale italiana

Quindi quali sono le donne che hanno più motivo di “stare” nel calcio? “Le mogli dei calciatori, ma non per il cervello. Parlo d’altro”. E sorride un Serse a ruota libera davanti a una divertita Francesca Muzzi, la giornalista che lo intervista, brava a servirgli gli assist giusti. Sull’omosessualità nel calcio si fa più serio: “Pensare che in un mondo di calciatori, dirigenti e allenatori non ci possano essere professionisti gay è una follia. È assurdo nascondersi, sarebbe come mettere la testa sotto la sabbia”. Ma la questione che Cosmi sente più addosso, è la questione della gavetta: “Io non odio gli ex-calciatori che diventano subito allenatori, io odio un sistema che permette agli ex-calciatori di allenare senza averli mai messi alla prova. Ci sono allenatori a cui hanno dato in mano una squadra senza che questo avesse mai parlato a un gruppo di persone”. Ed evoca Maurizio Sarri e Alberto Malesani, emblemi, insieme a lui, di un calcio che ha costruito i propri (tangibili) successi partendo dal basso. Sarri c’è ancora in Serie A, ma il suo è un profilo poco smart che non piace ai manager lucidi e super-incravattati che parlano solo di plusvalenze e di diritti di recompra. Malesani ha fatto vedere un grandissimo calcio, sia a Parma che a Firenze. E non per una sola stagione. Ma oggi non è pervenuto, se lo ricordano più per il suo pittoresco “sfogo greco” che per il fatto di aver proposto un calcio davvero corale e dirompente quando in Italia ancora si disquisiva di marcature a uomo. E allora? Allora siamo alle solite. Per ascoltare qualche scomoda verità (ma quando mai la verità è stata comoda?) bisogna ascoltare qualche mente libera relegata ai margini. Un’altra verità, Serse, ce l’ha detta anche su Mateo Retegui: “Ma nel 2000 come faceva uno come Retegui a guadagnare 20 milioni l’anno? Nel 2000 Retegui non giocava titolare in nessuna delle diciotto squadre di Serie A”. Te lo puoi trovare nell’Alto Monferrato a raccontare storie di calcio, Serse. Tra un bicchiere di vino buono e note jazz. Come quando portava in giro il suo spettacolo “Solo Coppi temo”. Parole sanguigne, libere, a cui siamo poco abituati perché immersi in una comunicazione industriale: molto specifica, quasi mai rivelatoria. La verità (o ciò che tanto le assomiglia)? Non scorre nelle news 24h. Scorre nelle vene dei Cosmi.

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