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11 settembre 2024

Sinner, il Clostebol e la Wada: come mai Jannik ha avuto un trattamento diverso rispetto agli atleti cinesi positivi per doping?

  • di Giulia Sorrentino Giulia Sorrentino

11 settembre 2024

Ma siamo sicuri che la Wada si comporti equamente con tutti? Dopo aver visto il trattamento riservato a Jannik Sinner per la vicenda del Clostebol abbiamo fatto del fact checking e trovato una strana disparità tra come è stato trattato il tennista azzurro e i 13 nuotatori cinesi trovati positivi alle Olimpiadi di Tokyo. C’è un nesso? Sì, e, come sempre, sembra che questo sia di natura economica. Ecco tutto quello che non torna...
Sinner, il Clostebol e la Wada: come mai Jannik ha avuto un trattamento diverso rispetto agli atleti cinesi positivi per doping?

Il caso della positività di Jannik Sinner al Clostebol sembra non essersi interrotto entro i termini previsti, dato che la Wada, sorprendentemente ha annunciato di avere ancora tempo a disposizione per decidere se fare o meno ricorso. C'è però un altro caso che risale alle Olimpiadi: undici dei ventitré nuotatori cinesi risultati positivi ai test antidoping nel gennaio del 2021, a pochi mesi dall’inizio dei giochi olimpici di Tokyo, erano regolarmente in gara ai giochi di Parigi senza essere mai stati sospesi. Di mezzo c’è sempre la Wada, eppure i trattamenti sono a tutti gli effetti diversi, visto che non hanno avuto alcuna sanzione. In merito, i funzionari della Wada hanno detto che all’epoca era impossibile avviare un’indagine in Cina a causa della pandemia, dando così per valida l’assunzione “involontaria” del farmaco proibito, promettendo di aumentare il livello dei test sugli atleti cinesi in gara a Parigi. Ma siamo sicuri che sia solo questo e che dietro non ci siano ragioni di natura economica?
 

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Cercando bene, abbiamo notato che nei due anni prima che l'Agenzia mondiale antidoping autorizzasse i ventitré nuotatori cinesi dall'assunzione intenzionalmente delle sostanze, il governo del paese in questione, ovvero la Cina, ha contribuito con quasi due milioni di dollari al di sopra dei propri requisiti annuali ai programmi Wada, incluso uno progettato per rafforzare l'unità investigativa e di intelligence dell'agenzia. Per l’esattezza sono stati dati 993mila dollari nel 2018 e 992mila dollari nel 2019, due anni che hanno, peraltro, portato all'elezione di uno degli olimpionici cinesi come vicepresidente dell'agenzia. Sarà solo una coincidenza? Beh, forse non proprio, se aggiungiamo che i contributi cinesi facevano parte di un modello che mostra la crescente influenza della Cina sull'agenzia antidroga proprio nel periodo in cui il rapporto della Wada con il suo più grande finanziatore, ovvero gli Stati Uniti, si stava logorando. E, se proprio vogliamo aggiungere un tassello non indifferente, non dimentichiamoci di come è stata trattata la Cina, sempre giustificata dall’Oms (Organizzazione mondiale della sanità), quando ci sono state le problematiche legate alla diffusione del Covid. Forse le coincidenze sono un po' troppe? Stranamente periodo uno dei maggiori finanziatore dell’Oms era proprio la Cina...

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