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Il Sole 24 Ore sciopera per l’intervista concordata a Giorgia Meloni. Ma la verità è che il contraddittorio non lo vuole nessuno

  • di Domenico Agrizzi Domenico Agrizzi

  • Foto: Ansa

20 ottobre 2025

Il Sole 24 Ore sciopera per l’intervista concordata a Giorgia Meloni. Ma la verità è che il contraddittorio non lo vuole nessuno
Chi ha paura delle interviste non concordate? A quanto pare tutti. Il Sole 24 Ore sciopera dopo l’uscita sul cartaceo dell’intervista fatta da Maria Latella alla premier Giorgia Meloni. Ma a nessun politico piace particolarmente essere contraddetto. Quello del Sole è solo l’ultimo caso

Foto: Ansa

di Domenico Agrizzi Domenico Agrizzi

Un’intervista concordata, la pubblicazione cartacea ridotta, lo sciopero della redazione e le scuse. Al Sole 24 Ore sono momenti di tensione, con critiche che arrivano da ogni parte. La questione è l’intervista fatta da Maria Latella, collaboratrice esterna del Sole, alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e uscita sabato 18 ottobre – data di approvazione della legge di bilancio - in un’edizione a formato ridotto uscita in edicola. Il messaggio del comitato di redazione ha evidenziato che una vicenda simile “si era già verificata in passato e che avevamo stigmatizzato con uno sciopero delle firme. Episodi analoghi, in altri campi, accadono anche con altri interlocutori. In questo modo si approda a una deriva distopica nella quale gli intervistati si scelgono gli intervistatori con il beneplacito del direttore”. Sempre nella nota si legge che la decisione è una “grave azione antisindacale compiuta dalla direzione che ha comunque fatto uscire in edicola il quotidiano, seppure in forma ridotta, in opposizione a quanto deliberato all’unanimità dall’assemblea. nonostante lo sciopero proclamato all’unanimità il giorno precedente. Un fatto senza precedenti nei 160 anni di storia del Sole 24 Ore, oggi più volte e incongruamente celebrati. Un numero che conteneva l’intervista fiume alla premier Giorgia Meloni scritta ancora una volta dalla collaboratrice esterna Maria Latella, circostanza che si verifica per la seconda volta in due anni, a danno delle professionalità interne della redazione, ancora una volta mortificate”. Il tutto avvenuto in “un contesto che vede la premier sottrarsi spesso alle domande dei giornalisti” – scrive ancora il Cdr nella nota – “fino ad arrivare addirittura a vantarsene con i grandi del mondo pochi giorni dopo il vertice di Anchorage, ribadiamo il sempre più concreto rischio di approdare a una deriva nella quale gli interlocutori istituzionali si sceglieranno gli intervistatori e l’opinione pubblica potrà contare su un’informazione accuratamente selezionata e compiacente”. Sono arrivate infine le scuse da parte del Cdr: “Ci scusiamo con i lettori per la mancata copertura della cronaca di questi giorni e soprattutto per il prodotto indecoroso e non all’altezza della storia del Sole 24 Ore andato in edicola sabato 18 ottobre: un’accozzaglia di pezzi raffazzonati, a puro contorno dell’intervista alla premier. Un risultato indecente, da annoverare come peggiore numero del quotidiano mai realizzato”. Un episodio storico, seppur in negativo; il punto più basso dell’esistenza del Sole. Lo dicono chi di quel giornale ne fa parte. Da parte sua, Latella si è difesa dicendo che è sbagliato parlare di “amichettismo” e che l’intervista è stata fatta da lei per la sua competenza. Il sindacato dei giornalisti Rai (Usigrai) ha scelto di prendere le parti dei colleghi del Sole: “Siamo al fianco della redazione che ieri ha nuovamente scioperato per denunciare il comportamento antisindacale del direttore. Mandare in edicola il quotidiano, nonostante la protesta dei giornalisti per l’intervista alla Presidente del consiglio affidata a una collaboratrice esterna, mortifica le professionalità del Sole 24 Ore e mina il rapporto di fiducia con i lettori. Non è la prima volta che il direttore affida alla stessa collaboratrice esterna l’intervista alla premier Meloni sui temi economici, ma nell’informazione l’amichettismo rischia di trasformarsi in compiacenza: quello che il giornalismo non può permettersi, se vuole tenere alta la sua credibilità”.

Le scuse del comitato di redazione del Sole 24 Ore
Le scuse del comitato di redazione del Sole 24 Ore
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La premier Giorgia Meloni Ansa

Sono tempi difficili per il giornalismo. Il caso della bomba esplosa davanti l’abitazione di Sigifrido Ranucci è emblematico, ma è solo l’ultimo passaggio di un processo che va avanti da tempo. Lo ha detto lo stesso conduttore di Report a Il cavallo e la torre: bene la solidarietà, ma la politica deve fare qualcosa. La potenza delle immagini del veicolo distrutto è diretta. Le azioni di delegittimazione che si sono susseguite negli anni da parte dei leader di molte forze rappresentate in parlamento sono certamente meno appariscenti. Però ci sono. Maurizio Gasparri in commissione Rai si presenta con una carota per sfottere Ranucci, a cui pensò bene di consigliare un “cognacchino” per farsi coraggio rispetto ai continui attacchi ricevuti. L’intero emiciclo, invece, ora si stringe attorno al giornalista. Ritornando al Sole 24 Ore e all’attitudine di certa politica a sottrarsi alle domande dei giornalisti: in un articolo di Repubblica uscito il 30 marzo 2017 a firma di Annalisa Cuzzocrea si legge di come nella prima fase del Movimento 5 Stelle ci fosse una certa tendenza a evitare il contraddittorio nei talk show. Alessandro Di Battista, scrive ancora Cuzzocrea citando il libro dell’ex parlamentare, parlò direttamente con Gianroberto Casaleggio per riportare i 5 stelle in tv. Una fonte citata dalla firma di Repubblica però chiarisce: “Ma è quello che fanno da sempre gli uffici stampa dei partiti”, ma “la verità è che le condizioni le pongono tutti. La battaglia è gestirle”. Se “i i 5 stelle si sono spostati su un'apertura, il Pd ha chiuso progressivamente”. Era il Pd di Matteo Renzi e Maria Elena Boschi. Lo stesso Renzi che anni dopo fu bacchettato dal Tribunale di Firenze per aver fatto causa al Corriere della sera per un articolo sull’inchiesta Open. Nella sentenza, che aveva respinto la richiesta del senatore, si denunciava l’utilizzo del tribunale “come fosse un bancomat”. In sostanza, Renzi avrebbe agito legalmente per manifestare “una palese ed ingiustificata carica deterrente”. Ma a ben guardare il fastidio della politica per la stampa è ben distribuito. Rimane un pezzo (purtroppo) memorabile di televisione la telefonata di Silvio Berlusconi a Gad Lerner, allora conduttore de L’Infedele su La 7: “Sto vedendo una trasmissione disgustosa, una conduzione spregevole, turpe e ripugnante”. Lo stesso Cavaliere che anni dopo se ne andrà indispettito dallo studio di Lucia Annunziata ai tempi di In mezz’ora. L’editto bulgaro del 2002 ai danni di Enzo Biagi, Michele Santoro e Daniele Luttazzi resta la perfetta sintesi di questo atteggiamento. O così o niente, insomma. Un misunderstanding diffuso: il giornalista e l’addetto stampa non sono la stessa cosa?

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