Le chiacchiere di Iginio Massari, venduta a 100 euro al chilo, stanno facendo discutere parecchio. Noi di MOW siamo stati i primi a sollevare la questione, intervistando prima lo chef e chimico Guido Mori e poi il critico gastronomico Valerio Visentin. Due voci che hanno messo in discussione non solo il prezzo (aumentato in un anno di 20 euro, passando dagli 80 euro al chilo del 2024 ai 100 al chilo nel 2025), ma anche il concetto di “lusso accessibile” applicato a un dolce della tradizione popolare. Qualcuno ci ha citati? No. La Repubblica ha raggiunto telefonicamente lo chef Guido Mori (dopo la nostra intervista) e Il Corriere è andato direttamente alla fonte, con un’intervista a Iginio Massari, che insieme ai figli Debora e Nicola ha commentato la polemica di questi ultimi giorni. “Sa qual è la differenza tra caro e costoso? Caro si dice di un prodotto che non vale il prezzo che ha. Costoso si riferisce a qualcosa di eccellente che non tutti si possono permettere. È la stessa differenza che c’è tra una persona idiota e una intelligente: restano due esseri umani che, però, sono distanti anni luce” ha spiegato Massari a Il Corriere della Sera.
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E sul prezzo delle chiacchiere, Iginio Massari ha dichiarato nell’intervista che le persone che sostengono siano costose sono “male informate”. “Vero, detta così fa impressione: 100 euro al chilo sono tanti, per un dolce che viene ritenuto tradizionale”. E Nicola Massari ha aggiunto: “Alla fine, una porzione di chiacchiere costa come un cappuccino e una brioche: un prezzo più che equo per un prodotto artigianale di alto livello”. Come spiegato dal maestro Massari, “una porzione normale di 3 chiacchiere arriva a 40 grammi circa e costa 4 euro, mentre una porzione abbondante di 5 chiacchiere costa 6 euro”. Quindi? Tutte polemiche gratuite? A rispondere è Debora Massari: “Esatto. Socialmente e logicamente. Socialmente perché sono fini a loro stesse: se non portano a un confronto costruttivo, ma a una controversia, non si va da nessuna parte. Logicamente perché il valore non dipende dal peso”. E sull’aumento del prezzo, Iginio Massari ha voluto precisare: “in realtà nel punto vendita di Brescia costavano già 100 euro al chilo. Quindi no, non è vero. È rimasto tale nonostante i rincari di alcune materie prime”. E su una possibile strategia di marketing: “Certa gente, sconosciuta ai più, prova interesse per il nome Massari. E così si procaccia visibilità. Direi che la vera operazione di marketing è, piuttosto, questa”. Che la risposta in chiusura del maestro pasticcere sia una frecciatina a Guido Mori?
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