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26 agosto 2024

Gal Gadot e Biancaneve, nuovo boicottaggio dopo J. K. Rowling? Nel live action Disney da 300 milioni è l'attrice israeliana a dividere. E c’è chi ricorda le liste nere del maccartismo…

26 agosto 2024

Siamo di fronte a un nuovo caso in stile J. K. Rowling? Il live action Disney da trecento milioni di dollari di “Biancaneve” sembra a rischio boicottaggio a causa di Gal Gadot e delle sue posizioni in favore di Israele. Al contrario, la protagonista di Snow White, Rachel Zegler, ha invece espresso solidarietà nei confronti del popolo palestinese. Tra chi ricorda le “liste nere” del maccartismo, chi evidenzia le differenze tra il caso dell’autrice di Harry Potter e una produzione cinematografica (che coinvolge molte più persone e non un singolo individuo) ecco cosa sta succedendo
Gal Gadot e Biancaneve, nuovo boicottaggio dopo J. K. Rowling? Nel live action Disney da 300 milioni è l'attrice israeliana a dividere. E c’è chi ricorda le liste nere del maccartismo…

Il cinema, di per sé, è già un buon termometro per capire lo stato in cui si trova la nostra società. Dalle reazioni a un film si riescono a comprendere le tendenze, le traiettorie politiche di certi gruppi sociali, la durezza delle posizioni in gioco. La possibilità o meno di raggiungere un compromesso tra due schieramenti. In definitiva la politica. Di nuovo: questo vale sempre. Ma quando si tratta della rivisitazione di una storia del passato il discorso si complica ulteriormente. Come adattare i temi del passato a una nuova sensibilità? È possibile rendere attuale una vecchia fiaba senza renderla retorica? Domande difficili. Il caso del live action di Biancaneve, però, ha rianimato il dibattito negli Stati Uniti. Ed è stata la protagonista, Rachel Zegler, a cominciare: l’attrice, infatti, ha detto di aver odiato il primo film del 1937 a causa di quel bacio non consensuale dato dal principe alla bella addormentata. Poi sono seguite le polemiche dovuto alle origini della stessa Zegler e del colore della sua pelle, troppo diverso, per i critici, rispetto a quello del personaggio di Biancaneve, caratterizzata da una pelle chiarissima. Ma c’è di più. L’attrice ha preso posizione anche rispetto al conflitto in corso a Gaza: Zegler è schierata in maniera decisa a favore del popolo palestinese. Del cast del live action, però, fa parte anche Gal Gadot (che sarà la Regina cattiva), di origini israeliane e già coinvolta nel dibattito sulla guerra in Medio Oriente per un suo post dello scorso dicembre, in cui affermava che molti avevano difficoltà a condannare esplicitamente l’attacco di Hamas. Gadot, poi, organizzò la proiezione di un film che ripercorreva i fatti del 7 ottobre. All’attrice fu anche consigliato di non partecipare per questioni di sicurezza. La presenza della star israeliana nel cast di Snow White ha portato alcuni sostenitori della causa palestinese a “boicottare il film della Disney. Così ha parlato Alia Malak, del Palestinian Campaign for the Academic and Cultural Boycott of Israel: “Apprezziamo molto il fatto che l'attrice protagonista Rachel Zegler abbia espresso pubblicamente il suo sostegno alla liberazione della Palestina, ma questo non è sufficiente a cancellare il danno causato dall'inclusione di un esponente del mondo della cultura israeliano”.

Biancaneve
Rachel Zegler nei panni di Biancaneve
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Alcuni, però, tra cui esperti di storia del cinema, come ricordato dal Guardian, hanno evidenziato che l’azione di boicottaggio per un film, un’opera corale in cui sono coinvolte numerose figure professionali non per forza allineate con le idee delle star, rischierebbe di danneggiare anche chi non c’entra nulla. Altri, invece, per dimostrare che le “liste nere” sono efficaci, hanno ricordato gli anni del maccartismo degli anni Quaranta e Cinquanta abbia di fatto cancellato critiche al sistema capitalistico americano. Di certo, però, è che la situazione è diversa rispetto a quella che aveva visto coinvolta J. K. Rowling, autrice di Harry Potter: in quel caso si trattava di boicottare l’opera di una singola autrice, mentre nel caso di Biancaneve, come già ricordato, siamo di fronte a una produzione che comprende centinaia di persone, non tutte da considerarsi “ambasciatrici” della cultura israeliana. La questione, però, a questo punto diventa un’altra (e lo ricorda Amanda Ann Klein, professoressa di film studies all’università della East Carolina, ancora sul Guardian): se il rischio è quello di affossare il proprio film, continueranno gli attori a esporsi politicamente?

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