Immagina una diretta Instagram di Morgan lunga un'ora, in cui il cantante risponde alle domande dei follower. Il copione è sempre il medesimo, quando c'è lui. Lampi di letteratura e botte al sistema, illuminazioni di alta cultura inframmezzate da polemiche. Insomma, Morgan, o quello che si aspetterebbe da un intellettuale incaz*ato come lui. Il discorso si apre con una riflessione sulla creatività. “Allora, questo paese non merita le persone creative. No, questo paese non è che non le merita, questo paese non le vuole più che altro, non è che non le meriti.Il problema di questo paese è molto grave, ma è molto grave. Non riguarda soltanto me, anzi, io sono un effetto, una conseguenza. Sono capitato qua, come voi, in questo paese, sono nato, sono capitato su questa terra, in questo luogo incredibilmente afflitto da molti problemi che è l'Italia. L'Italia ha tanti problemi. L'Italia è un paese veramente sotto assedio, non so come dire, è veramente schiacciato. Noi siamo il risultato di quello che è stato fatto nelle politiche degli ultimi 50 anni. E' stata praticamente resa ignorante l'Italia, il problema più grande è questo, l'ignoranza. La conseguenza dell'ignoranza è devastante. È devastante perché l'ignoranza porta violenza, codardia, cattiveria, barbarie. È un problema vero. Non è una cazzata. Non si riuscirà a risolvere”.Fin qui, la cultura. Ora arrivano le bordate.


Si parla di Stefano De Martino, Fedez, di merito e di numeri. “Su tutti i giornali c'è Stefano De Martino. Conquista Mediaset, conquista tutti, tutti lo abbracciano, tutte le copertine sue, questo è l'eroe del momento. Io non dico che non sia bravo, ok? È un bravo ragazzo, lo conosco anche, è una brava persona. Però non si può dare tutta questa importanza a questa semplicità. L'importanza bisogna dare alle cose importanti, non alle cose banali. Se questo Paese continua a dare importanza alle cose banali, non se ne esce. Cade Amadeus, non cambia nulla, non cambia niente. Non è che arriva Umberto Eco, Ma guardate che la gente intelligente c'è. Non ci sono soltanto i banali. C'è la gente intelligente. Io sono tra questi. Io sono uno. Non sono solo io. Ho visto, ad esempio, su Instagram, i profili dei cantautori. Bennato, Tricarico. John De Leo, bravissimo, e hanno 20.000 follower, ma perché siamo ridotti in questo stato? Perché? Perché Bennato ha 40.000 follower? Bennato è un gigante, e poi invece ha milioni di follower della gente che non vale nulla, ma perché? Cioè, se il pubblico, voglio dire, è così, a sto livello, che non gliene frega niente delle cose belle e gli frega soltanto delle stupidaggini, dove caz*o vogliamo andare? Io è inutile che parlo, è inutile. Io devo ringraziare Dio se ho 300.000 follower, è un numero esorbitante rispetto a quello che ha Tricarico, ma non se lo merita! Cioè lui ne meriterebbe un milione, due milioni, tre milioni! Capite quello che intendo? Perché è bravo, perché è intelligente, perché è un genio, perché è un musicista della Madonna, è una persona in gamba. Lui e altri. E invece no. Qui comandano dei beoti. Comandano, hanno i soldi, hanno il potere, decidono cosa fare. Decidono loro. Perché poi, quando uno ha il controllo della situazione, decide per gli altri anche. Quello che non si capisce è che si dà il potere a Fedez, poi comanda Fedez e il governo Fedez è un problema, ma un grande problema”. Un problema enorme per Morgan, che riguarda la musica in generale. “Parliamoci chiaro, posso dire una cosa? Di musica in Italia non ci capisce un cazzo nessuno, ma veramente. Adesso non voglio essere offensivo, ma non ci capisce niente nessuno di musica. Guardate che brutta musica c'è in Italia. È proprio orrenda, ma è lo standard intendo, poi è chiaro che ci sono delle eccezioni. È musica senza musica, musica senza lettere, senza letteratura, è musica senza accordi, è musica senza idee di arrangiamento. Quella che passano in radio, quella che va a Sanremo, quella che si sente in giro, quella che si vede in tv, quella che fanno i nostri beniamini, tutti, tutti, è orrenda. Non si salva nulla”.
Non poteva mancare un commento sulla situazione di Vittorio Sgarbi, suo amico e sodale. “Sei andato a trovare Vittorio Sgarbi? Se sì, come l'hai trovato? Non sono andato a trovare Vittorio Sgarbi. Non sono ancora andato a trovarlo. Vorrei andare a trovarlo. Ho paura però di vederlo. Guardate, voglio talmente bene a Vittorio che questa cosa mi sta distruggendo, devo dire. Non se la merita Vittorio questa cosa. Io sono convinto che lui si sia lasciato andare. Guardate, nel 2023 Vittorio aveva detto una cosa che mi aveva sorpreso molto. Allora, dell'incomunicabilità. Questa è una cosa che io avevo scritto nel 2023 perché Vittorio Sgarbi aveva detto che lui non voleva più comunicare, che lui aveva smesso di comunicare. E io ho detto che mi sembra strano che nessuno reagisca a strana idea di Vittorio che dice: io non voglio comunicare. Allora, se l'uomo più parlante del mio tempo un giorno dicesse non voglio più comunicare io rimarrei impressionato, di uno stupore profondo e non perché inquietato ma incuriosito e attratto da questo fenomeno mai prima d'ora incontrato. Mi lancerei nelle più contorte ipotesi per dare una spiegazione ad un simile paradosso. Mi stupirei. Mi fermerei. Non farei finta di niente. Non tirerei dritto per la mia strada, a testa bassa, fischiettando, peggio ancora, accelerando il passo, giudicando questa persona un pazzo fuori di testa. Vorrei sapere perché il più famoso oratore non vuole più parlare. Come se tua madre smettesse di essere tua mamma. Nulla è più meritevole di attenzione e di discussione di un simile fenomeno. Le ragioni di una rinuncia a quel che più ci appartiene sono un evento radicale. È una rinuncia alla vita e si origina dal profondo dell'anima. producendo un ribaltamento come in un suicidio. Questo scrivevo di Sgarbi, due anni fa. È un'inversione algebrica, lo scambio della vita per la morte, il silenzio al posto della musica. Il vuoto al posto dello spazio, l'ignorare al posto della conoscenza, l'odio al posto dell'amore, il disprezzo in luogo della stima, la violenza in luogo dell'affetto, l'abbandono anziché il rapporto, l'indifferenza anziché l'attrazione. La noia anziché la curiosità, il non senso al posto dell'argomento, lo spreco al posto della produttività, la dispersione al posto della realizzazione dei progetti e la distruzione al posto dell'edificazione, la rinuncia al posto dello slancio, l'accettazione al posto della protesta, la tensione al posto della partecipazione, ma ora siamo arrivati: la disconnessione invece della comunicazione. Sgarbi ha abbandonato”. E qui si passa a un abbandono concreto, più che metaforico: l’abbandono della chat di WhatsApp, da lui creata, da parte di Sgarbi stesso. La chat non era un semplice gruppo, ma un vero essere mitologico: “Era uno strumento centrale per lui, perché nel modo in cui pensava di poterla usare, quella chat era un palco ed era un giornale, era un'aula di scuola ed era una piazza. Oltre ad essere un luogo di parola scritta, poetico e letterario, umano e culturale, e in ultimo era un rimedio alla solitudine. Era un conforto esistenziale. In qualunque luogo e momento, conforto e confronto, la chat di Sgarbi era un'esplosione di intelligenze, come la definiva lui, quando gli amministratori eravamo io e lui, e si chiamava Rinascimento di Soluzione, con più di 2.000 partecipanti, ma lui voleva connettere tutta la sua intera rubrica telefonica, più di 30.000 contatti. Questa era la sua visione, una cosa che va al di là di una semplice chat. È una visione culturale, è una precisa direzione antropologica, è politica, è filosofia. che trova la sua attuazione, è una piccola rivoluzione. La potenza di questo focolaio multidisciplinare si attuava in varie direzioni, si scrivevano articoli di giornale perché c'erano i giornalisti che assistevano a questo pulsare di cultura. A un certo punto è finita dentro pure la Meloni, che senza dare nell'occhio io mi sono apprestato a divincolare prima che i duemila utenti si accorgessero che avevano il suo numero di telefono non salvato, perché lo scotto da pagare in questi casi è che, se fai parte di una chat, tutti vedono il tuo numero, quindi è un luogo dove è difficile nascondersi dietro la falsa identità come avviene sui social. E se si è dei timorosi, degli snob o semplicemente degli sfrenati individualisti incapaci di contribuire al progetto di rinascita culturale, che si fa? Si sta nella chat ma non si scrive, non ci si espone, si sta a guardare gli altri che si sporcano le mani e ci mettono la faccia e alla prima occasione si bollano, si disprezza chi è esposto e si esce senza neanche salutare, abbandonano la chat. Oppure si prende il coraggio a due mani e come dei barbari invasati si parte orribilmente a scannarsi insultandosi e rendendo quella piazza una fossa dei leoni”.

Si va avanti: ora il bersaglio sono i colleghi musicisti: Lucio Corsi, Madame, Calcutta, i suoi ex compagni dei Bluvertigo e Manuel Agnelli con gli Afterhours. “Cosa ne pensi di Lucio Corsi? Penso che purtroppo non farà una bella fine, secondo me. Perché? Perché ora se lo magnano vivo, lui sarà circondato dai soliti discografici, adesso è il suo momento, quindi faranno fare le peggio cose anche a lui. Farà un prossimo disco, una merda sicuramente, io non credo che abbia molte chance. Non mi sembra formato Lucio Corsi a tal punto da dire no, io mi oppongo alla merda, all'andazzo generale, direi proprio di no. Direi che lui adesso sta vivendo il successo in modo un po' così: ha preso una botta in testa e non ha la lucidità di preservare l'artista vero che c'è in lui, se no avrebbe fatto altre mosse, avrebbe fatto altre scelte, soprattutto mi avrebbe risposto al telefono. Credo che quando una come Madame, ad esempio, mi scrive: ti adoro, sei il mio cantante preferito, ti voglio incontrare, poi diventa famosa e smette di pensarla così per me questa è una pazzia. Per cui, quando una persona si crede sto cazzo, e rinnega i suoi maestri come Calcutta, che ascoltava le Canzoni dell'appartamento e poi dopo si è messo a diventare il mio nemico, quelli sono comportamenti di persone che io non valuto positivamente”. I Bluvertigo? “Perché un nuovo disco con Andy? Andy non ci sta dentro, cosa vuol dire fare un disco con Andy? Andy deve andare a mettersi la testa un po' a posto. Cioè, non sa quello che vuole lui nella vita. Andy delira. Di che stiamo parlando, ragazzi? Non si può avere a che fare con le persone deliranti, dai”.Hai litigato con gli altri membri del Bluvertigo? “No, non ho litigato con gli altri membri del Bluvertigo. Non si riesce a litigare quando non c'è presa. Tu puoi litigare con una persona quando ti parla. Se questa persona non ha intenzione di parlarti, non puoi litigarci, semplicemente ti separi. Non è che loro non parli, loro non sono sul livello dell'autenticità, per cui non si può parlare. Ti dicono balle”. Poi torna su Corsi: “Soltanto qualche anno fa c'erano Daniele Silvestri, Alex Britti, Sergio Cammariere. Non è possibile che non ci sia più nessuno adesso, che uno vede Lucio Corsi e dice, oh Dio, sembra un miraggio. Lucio Corsi! Ma non è un miraggio! Solo perché c'ha le spallettine che copia Bowie! Ma che caz*o è? Io gli ho scritto, guarda, stai un po' in fissa con Ashes to Ashes, mi sa. Con sta faccia bianca”. Parlando di musica internazionale: “Che ne pensi di Kanye West? Mi dicono, tu sei il Kanye West italiano”.Poi la botta finale, incalzato su due giganti della musica alternativa italiana: “Cosa ne pensi degli Afterhours e dei Cccp? “Io penso che gli Afterhours siano molto diversi dai Cccp, innanzitutto generazionalmente. Penso che i Cccp siano molto più fantasiosi, penso che i Cccp siano un collettivo e gli Afterhours una dittatura, penso che i Cccp siano geniali e gli Afterhours noiosi”.
