C’è un istante, nei giorni pieni della gloria, in cui la vita – quella vera, non l’allegoria da calendario motivazionale – si piega improvvisa in un angolo cieco e ti apre le ossa. Non metaforicamente. Te le apre proprio. E allora senti sulla carne viva il peso della differenza fra la vittoria e l’abisso, tra l’applauso e l’immobilità. Lo sport non è mai soltanto agonismo: è anche resistenza al crollo, riparazione della frattura. Non solo quella che taglia la tibia o spacca il perone, ma quella che disarticola la narrazione della perfezione, quell’arco incantato di medaglie, coppe e champagne, quando invece – come nel caso di Federica Brignone – la parabola si spezza nel momento più luminoso.
Ne abbiamo scritto: così è lo sport, così è la vita. Perché lo sci, da Brignone a Sofia Goggia, è uno dei teatri più fragorosi della tragedia umana: ci sono corpi che volano per un minuto, un minuto e mezzo tra curve, gobbe, muri, salti e lastre di ghiaccio, ma in quel tempo mutilato si riassume l’intera idea di destino. Prima sei il sole su Saalbach, l’oro mondiale al collo. Poi alzi la Coppa del Mondo in Idaho. E pochi giorni dopo sei all’ospedale con la gamba sinistra a pezzi dopo una devastante caduta in una competizione minore a stagione finita, i Campionati Italiani in Val di Fassa. Ma anche questa, ci ricorda Maria Rosa Quario, madre e nume tutelare di Federica, “è la vita, è la vita che ti porta su, poi ti porta giù”. Senza annunci, senza trattative.

Brignone non è nuova alla fatica. Ma non era ancora passata da questo: la chirurgia ortopedica, la sintesi del piatto tibiale, la ricostruzione legamentosa. Sofia Goggia, sì. Goggia è la sorella-rivale martire, la guerriera che ha scritto la sua epopea nel sangue, nelle ossa, nelle viti. E per questo Massimo Giletti su Rtl 102.5 si è augurato che la Tigre valdostana trovi “la stessa forza, lo stesso coraggio di superare un momento difficile”. Per il conduttore “tutti noi dobbiamo dare un pensiero fortissimo a Federica Brignone, perché quello che è successo ieri è una metafora terribile della vita. Sei all'apice del successo ma la vita ti ricorda che ogni giorno è diverso. Nel momento in cui stai godendo il massimo di quello che uno sportivo può vivere, campionessa di mondo, campionessa di tutto, e poi arriva qualcosa che ti porta di nuovo indietro. Ecco, Federica non ci è mai passata, rispetto a Sofia Goggia che è una guerriera perché abituata a convivere col dolore, con la fatica di ricostruire, di essere costretta a rinascere ogni volta. Ecco, io mi auguro che Federica abbia la stessa forza, lo stesso coraggio di superare un momento difficile che ha avuto e ha avuto sempre Sofia”.
È un confronto che non cerca gerarchie, ma invoca un’identità nuova, quasi un’elezione: riuscirà Brignone la perfetta, la tecnicamente sublime, a diventare Brignone la rinata?
L'intervento chirurgico alla Madonnina di Milano, affidato a un dream team ortopedico con Panzeri, Accetta, Thiebat e Zangrillo, è andato “perfettamente”, ci dicono. Ma è un aggettivo stonato, quando lo si usa per parlare di una frattura scomposta pluriframmentaria della tibia, della testa del perone, e della lesione del compartimento mediale del ginocchio, con il crociato anteriore ancora da valutare ma sicuramente messo male anche quello. La chirurgia è scienza, la riabilitazione è fede, anche per lei, Fede.
Brignone, dal letto di ospedale, ha già parlato: "Nel momento più felice della mia carriera non ci voleva proprio, mi aspettava ancora un mese di lavoro e non vedevo l'ora di farlo. Dovrò, invece, affrontare una nuova sfida nella quale metterò tutta me stessa come sempre. Le condizioni della pista e della neve erano ottime, stavo bene e se tornassi indietro rifarei tutto uguale cercando però di non cadere". Rifarei tutto uguale. E questa frase – che è tutto tranne che un atto di incoscienza – è in realtà il punto dove la disciplina diventa mito. Perché è proprio quella fame che le ha fatto infilare gli scarponi per cercare l’ennesima volta, anche nei campionati italiani, anche a stagione finita, quella fame che la definisce. Fino a scontrarsi con chi la rimprovera, chi la voleva già sulla spiaggia o nella quiete di un ritiro rigenerante.

Lo sottolinea mamma Maria Rosa a Tg1 Mattina: “Lo sci, si sa, a volte è una questione di centimetri. Basta un piccolissimo errore, anche un po' di sfortuna, e può succedere qualcosa di grave, di pericoloso. Può succedere anche di molto peggio, come purtroppo abbiamo visto in inizio stagione, con Matilde Lorenzi”. E poi: “La vita è così, e non sappiamo mai cosa ci succederà fra un minuto”. Non è filosofia da talk show, è consapevolezza genetica. La Quario, che quella neve l’ha conosciuta da dentro, come atleta della valanga rosa e come madre, non cerca colpevoli: cerca il senso nel caos.
C’è anche, nelle sue parole, un passaggio che ci dovrebbe far riflettere sull’etica sportiva: “Fede lo ha fatto anche per questo, per rispettare lo sport”. Partecipare ai campionati italiani è stato un atto di fedeltà, non solo alla disciplina, ma al racconto intergenerazionale dello sci. Perché è lì, in quelle gare minori, che un’adolescente incontra l’icona. E le icone non possono permettersi (o non dovrebbero potersi permettere) di disertare. Se lo facessero, il sistema crollerebbe. Brignone, invece, c’era. E, vista la natura della disciplina e la natura della campionessa che va sempre a mille, ha pagato il prezzo.
“Fede – dice la genitrice ex sciatrice – l’ha sempre fatto. Ricordo quando era giovane, gli italiani erano l’occasione per incontrare le grandi campionesse, quindi per lei erano uno stimolo, un esempio. Ricordo anche per me, avevo 13 anni, andai ai campionati italiani e vidi per la prima volta Claudia Giordani che aveva appena vinto una medaglia olimpica, e fu anche una grande motivazione, cioè la guardavo e pensavo vorrei diventare come lei. Quindi Fede lo ha fatto anche per questo, per rispettare lo sport. Gli italiani sono una gara comunque importante che va onorata e poi, ripeto, poteva succedere. Da lunedì avrebbe dovuto riprendere gli allenamenti, perché tanti pensano che a fine stagione di Coppa del Mondo gli sciatori vadano in vacanza, ma non è così. Tutto il mese di aprile viene sempre sfruttato per fare test sui materiali, per allenarsi ancora, perché poi invece in estate i ghiacciai e le piste ovviamente non sono più praticabili. e quindi non è che avrebbe dovuto essere in vacanza. Magari sarebbe successo durante un allenamento o, che ne so, durante un viaggio. Cioè, la vita è così, e non sappiamo mai cosa ci succederà fra un minuto. E quindi bisogna accettare quello che succede e ovviamente cercare di tornare come si era prima e lavorare per il proprio obiettivo, che sicuramente per Fede sarà quello di tornare in pista, in gara e forte come prima”.
Ora comincia l'altra discesa, quella più lunga, più che altro un'estenuante salita. Non sarà un tracciato disegnato tra i pali, ma un percorso fatto di riabilitazione e terapie, dolore controllato, ricostruzione del tono muscolare, resistenza mentale. Durerà mesi. E tutti ci chiediamo se rivedremo Federica in tempo almeno per le Olimpiadi del febbraio 2026. Se ci sarà. Se tornerà “come prima”. Ma la verità è che, quando la rivedremo, potrà essere forte come prima, come si augura la madre, ma non sarà più la stessa. Perché questa caduta, questa lacerazione della continuità, non è solo una frattura fisica. È anche un momento narrativo: un atto secondo. Un intermezzo tragico nella partitura, dove l’eroina si riscopre vulnerabile, e perciò più umana. Ma da lì, da quel punto esatto, può iniziare il riscatto. Forse – come accade solo ai grandissimi – proprio da quella ferita nascerà la leggenda totale. Perché è sempre da lì che passa la verità. E chi non lo capisce, chi critica, chi chiede perché una campionessa si ostini a gareggiare, dopo tanto, dopo tutto… beh, dovrebbe leggere quello che ha detto la madre: “Ho sentito che qualcuno ha criticato la sua scelta di partecipare ai campionati italiani, ma lei l'ha sempre fatto”. E ancora Quario: “È la vita, è la vita che ti porta su, poi ti porta giù. Penso a Hermann Maier, che nel momento più bello della sua carriera ebbe quell'incidente, anche cose più tragiche ancora, e quindi bisogna accettarlo, bisogna accettarlo e andare avanti”.
Non serve aggiungere altro.
